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Andos,prevenzione del tumore al seno

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Si è svolta martedì pomeriggio, presso il "Club Barriera" in Catania, la conferenza stampa sulla prevenzione della malattia tumorale alla mammella.
Sono intervenuti alla parola :l'Avv. Dario Letterio Daidone, Presidente della VIII commissione servizi sociali di Catania, la dott.ssa Francesca Catalano, chirurgo e Presidente dell'Andos – Associazione Nazionale Donne Operate al Seno -, la dott.ssa Alessandra Parisi, oncologa del nosocomio "Cannizzaro" di Catania ed infine il dott. Maurizio Catania in veste di moderatore dell'incontro informativo e divulgativo.


Primo a prendere la parola è stato l'avv. Daidone che, dopo essersi adoperato per i necessari convenevoli del caso, ha voluto ricordare, citando peraltro un drammatico e personale aneddoto familiare, quanto siano importanti eventi di siffatto rango, al fine di poter operare sul territorio etneo, sempre molto restio all'annosa questione della prevenzione, un vero e proprio screening, non solo fisico ma finanche psicologico, per l'individuazione della malattia tumorale al seno.
A seguire interviene la dott.ssa Francesca Catalano che ha offerto numerosi spunti di riflessione al fine di colpire, garbatamente e senza inoculare atteggiamenti terroristici, le coscienze dei presenti.
Inizia enunciando delle quanto mai interessanti caratteristiche anticancro d'alcuni prodotti che la natura ci offre, come il broccolo ed il cavolfiore, definendoli "ripara cellule".
«Un'equa ed ipocalorica dieta alimentare è certamente alla base, non solo di una corretta prevenzione anticancro ma finanche d'una migliore qualità della vita» – sostanzialmente queste le ferme parole della Catalano.
Si è poi passati alla drammatica elencazione dei numeri della malattia tumorale e in sala è calato il gelo.
In Italia ci sono annualmente 1 milione di nuovi casi di tumore al seno, solo in Sicilia la malattia uccide ogni anno 700 donne.
L'incidenza territoriale della malattia tumorale al seno, in Italia, gioca senz'altro in netto sfavore dell'industrializzato nord, ma non tanto per un reale accanimento persecutorio dell'ineluttabile destino ma, viceversa, per un manifesto atteggiamento propositivo alla prevenzione del popolo settentrionale.
«Complessivamente – continua ardita la Catalano - l'incidenza della malattia nel tumore alla mammella è di 1 a 11, cioè 1 donna su 11, nella fascia d'età più a rischio – 35/50 – viene colpita dalla patologia>>.
In una prima fase, denominata "Prevenzione primaria", si possono individuare alcuni fattori di rischio che favorirebbero l'humus fertile del tumore al seno, quali: ereditarietà, ritardata menopausa, prima gravidanza in età attempata, mancato allattamento in gravidanza, cospicua presenza di ormoni, – spesso presenti nel negli accumuli di grasso - l'obesità, ma soprattutto la presenza di alcuni geni responsabili denominati "BRCA I" e II".
Individuati, invece, i componenti che garantirebbero, anzi che no, longevità, salute e buona qualità di vita.
Quotidiana e regolare attività fisica, pochi liquidi gassati, dieta equilibrata - poco al di sotto del fabbisogno calorico e comunque non mai superiori a 1800kcal giornaliere per l'uomo e 1600kcal per la donna.
In una seconda fase, invece, detta "Prevenzione secondaria", troviamo alcuni elementi atti ad una migliore attività preventiva.
L'autopalpazione, l'individuazione di aree tumefatte sul seno o ancora la restrizione volumetrica dell'areola del capezzolo.
In questi casi è certo bene operare indagini come l'ecografia, la mammografia, visita senologica, qualora si tratti di donne d'età superiore ai 40 anni.
Nei casi più gravi poi, o in palese individuazione e presenza di noduli di natura maligna o altri elementi utili e certo irreversibili che prevedono l'obbligo di ricorrere ad un intervento, è necessario asportare chirurgicamente il male mediante alcune tecniche, ove è possibile, conservative, come la "Quadrantectomia", utile al fine di evitare non solo l'intera amputazione della mammella ma finanche per scongiurare la totale asportazione del plesso dei linfonodi ascellari, che comporterebbe in seguito, se superfluo, complicate alterazioni e scompensi del sistema linfatico, con ovvie ricadute nell'aspetto psicologico e sulla qualità della vita.
Proprio sul finire del suo intervento, la dott.ssa Francesca Catalano ha tenuto a presentare la neonata realtà di senologia dell'ospedale Cannizzaro, mero fiore all'occhiello nella lotta al tumore della mammella del nosocomio etneo, inaugurata il 16 marzo dello scorso anno.
Le ultime parole del suo intervento la dott.ssa Francesca Catalano le consuma in favore della onlus che rappresenta in questa sede, cioè l'andos.(Vedi articolo a seguire, ndr)
A questo punto prende la parola la dott.ssa Alessandra Parisi.
La dott.ssa Parisi è una stimata oncologa dell'ospedale "Cannizzaro" e quindi comincia la parte più ardua della conferenza.
Le sue sono disquisizioni serie e certo ricche d'aspetti tecnici, soprattutto nell'impatto chirurgico e terapeutico della malattia.
«Ogni terapia, sempre soggettiva, deve essere adattata all'individuo che si sta trattando – commenta in breve – e quindi operando un programma terapeutico ad personam, analizzando quelle che sono le caratteristiche fisiche e psicologiche del soggetto e decidendo, altresì, le opportune cure mediche da intraprendere, che vanno sempre concertate con il paziente».
Le terribili esperienze di cancro, per quanto possono essere condivise e finanche partecipate da altri soggetti, - sembra voler esprimere la dott.ssa Parisi - restano sempre dei momenti singolari e intimi, nei quali deve essere espressa una interiore crescita personale, al fine di combattere più tenacemente il temibile "mostro" organico.
«Alcune delle terapie non chirurgiche, e soprattutto in presenza di tumori particolarmente estesi e non più operabili - ribatte ancora la Parisi – sono: la Chemioterapia e l'ormonoterapia, di concerto a terapie biologiche di supporto».
Le sue ultime parole la dott.ssa Alessandra Parisi le ha volute spendere in favore della ricerca scientifica che, conferma, oggi ha compiuto passi da giganti grazie alle scoperte tecnologiche effettuate studiando il DNA.
«Siamo vicini – sembra paventare in coda al suo intervento la dott.ssa Parisi – all'intraprendere il viale dei vincitori e molto presto riusciremo a creare un vero e proprio "trattamento genetico riparatore" delle cellule cancerogene.
Chiude la conferenza Tino Cannavò, presidente del "Club Barriera", ringraziando tutti gli intervenuti e ribadendo: «non è poi così difficile conciliare un club sportivo con seri e validi progetti solidali ed informativi».

Foto del redattore

Marco Lombardo

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