Il suo nome è un acronimo inglese - Attention Deficit Hyperactvity Disorder - e sta per "Deficit di Attenzione e Iperattività". Si tratta di un disturbo evolutivo di origine neuro-biologica che interferisce seriamente con il normale svolgimento della quotidianità del bambino o dell'adolescente, causandone una significativa limitazione.
Appaiono piuttosto compromesse le attività scolastiche, i compiti a casa, il gioco tra coetanei, il convivere serenamente con i genitori, di lì fino all'inserimento soddisfacente e consapevole nella società. Si manifestano importanti alterazioni dell'elaborazione delle risposte agli stimoli ambientali attraverso 3 gruppi fondamentali di sintomi. Il bambino è:
- disattento, è incapace di mantenere per un periodo sufficientemente prolungato l'attenzione su un compito;
- iperattivo, produce un eccessivo ed inadeguato livello di attività motoria;
- impulsivo, non sa attendere, non è in grado di inibire comportamenti che in un determinato momento risultino del tutto inadeguati.
Il dato italiano parla di una incidenza del disturbo pari al 3,9% (già lievemente superiore alla media mondiale del 3,5%) del totale dei bambini; in Sicilia il disturbo ne coinvolgerebbe più di 30.000. Premesso che molti studiosi hanno dimostrato che le cause sono per lo più genetiche (difetti evolutivi nei circuiti cerebrali che stanno alla base dell'inibizione e dell'autocontrollo; si pensi alle funzioni della corteccia pre-frontale e dei nuclei della base) ma anche ambientali (nascita prematura, uso da parte della madre di alcool e tabacco, esposizione a elevate quantità di piombo nella prima infanzia e lesioni cerebrali), è d'obbligo domandarsi cosa possa fare la società civile, e in particolare la scuola, per normalizzare l'esperienza quotidiana dei bambini e venire in supporto alle loro famiglie.
I dati emersi hanno portato negli anni a produrre un animato dibattito scientifico internazionale accompagnato da letteratura di settore, quanto mai "prolifica", riguardo un ideale approccio terapico multimodale a metà strada tra interventi psicosociali e farmacologici.
La comunità scientifica oggi si scinde tra i sostenitori convinti della totale efficacia della terapia farmacologica a base di psicostimolanti come Ritalin (o Metilfenidato) e i difensori di quell'azione che viene per semplicità definita di "Parent Training" (lavoro con i genitori) e che si riferirebbe, in maniera più esaustiva, ad un ampio intervento sinergico tra genitori, insegnanti e pazienti al fine di favorire la comprensione dei comportamenti del bambino e fornire così strategie per la loro gestione e modificazione.
A questo proposito diverse scuole dell'isola hanno accolto il recente invito del Ministero dell'Istruzione ad interessarsi alle problematiche collegate alla presenza nelle classi di alunni affetti da tale sindrome. E a strutturare l'offerta formativa allo scopo di includere interventi personalizzati a beneficio dei bambini e ragazzi coinvolti.
Sarebbero interessate 3 le possibili aree d'azione:
- Relazione: attraverso adeguate consulenze alle scuole, gli insegnanti possono apprendere tecniche di gestione e modificazione del comportamento, utilizzo di strumenti per la valutazione (tabelle e questionari) e predisporsi ad un approccio emotivo favorevole sul piano emotivo evitando, per esempio, inutili rimproveri;
- Spazio: i bambini ADHD hanno bisogno che la scuola crei un contesto il più possibile facilitante a livello strutturale, che sia organizzato secondo regole chiare e routines (ad esempio disporre il banco in modo da permettere rimozione di ostacoli ed evitare fonti di distrazione come finestre ed uscite);
- Tempo: rendere esplicite le scalette di attività, programmare e azioni di classe in modo che se ne possano intravedere la durata e la fine (per contrastare l'insorgenza della distrazione); gestire adeguatamente momenti di pausa e ricreazione.
Inoltre sia l'ascolto che la pratica del fare, attraverso lo stare insieme, collaborano in maniera forte alla gestione del disagio. Il sogno di molti studiosi è che la terapia farmacologica diventi l'ultima spiaggia possibile, una seconda scelta per tutte quelle famiglie che vivono quotidianamente il disagio di fornire supporto adeguato a un bambino con "la mano più veloce del pensiero".
«Non esistono adolescenti come individui isolati che attraversano la crisi come se si trattasse di un processo genetico o biologico che si svolge fuori dal contesto». (Benasayag e Schmit, L'epoca delle passioni tristi, Feltrinelli 2003).
Fonte foto:http://www.iss.it/adhd/news/cont.php?id=419〈=1&tipo=7
ISS (Istituto superiore sanità):http://www.iss.it/adhd/index.php?lang=1
Silvia Lucia Sampugnaro
| < Prec. | Succ. > |
|---|














