«La dieta mediterranea è un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, tra cui la coltivazione, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo»; con questa motivazione il Comitato intergovernativo dell'Unesco, riunito a Nairobi, martedì 16 novembre ha sancito la grandezza di una cultura e di un modus vivendi apprezzato in tutto il mondo e seguito da milioni di persone.
Pasta, pane, olio, frutta e verdura, alimenti, colori, profumi e sapori così abituali per gli italiani, sono diventati patrimonio immateriale dell'Umanità. Terzo elemento italiano nella lista redatta dall'organo delle Nazioni Unite, dopo i Pupi siciliani e il Canto a tenore sardo, la dieta mediterranea è la prima pratica alimentare ad entrare nell'elenco più importante al mondo. Non solo la bontà dei prodotti ma soprattutto i benefici apportati da ognuno di essi, negli anni hanno convinto medici e studiosi che la dieta mediterranea è il modo migliore per prevenire tumori, malattie del metabolismo e arteriosclerosi. Entusiasta e orgoglioso il Ministro delle politiche agricole e forestali Galan, già pronto a candidare altri tesori della tradizione italiana, quali la pizza napoletana e la coltivazione ad Alberello dello Zibibbo di Pantelleria.
Una candidatura già presentata qualche anno fa, poi ritirata dall'Italia e altri paesi del Mediterraneo per mancanza di alcuni requisiti richiesti dall'Unesco, riproposta poi nel 2009, quando, il Bel Paese in testa ad un gruppo composto da Grecia, Spagna e Marocco, ha riscritto le motivazioni della candidatura, battendosi per il valore prima di tutto culturale di questa pratica alimentare, che ieri ha ottenuto la sua vittoria.
Una conferma, quella ottenuta dal Comitato internazionale, della magnificenza, nella sua semplicità, di un modo di mangiare, di pensare e di intendere la vita che gli italiani sono riusciti a trasmettere al mondo intero.
Alessandra Dell'Aquila
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