E' definita anche demenza senile in quanto sono soprattutto uomini e donne sui sessant'anni ad esserne colpiti, i quali accusano già da diverso tempo strane "imprecisioni mentali", pecche stupide da cui sorge poi la malattia tanto temuta dalle nuove generazioni. Ma scendiamo pure nei particolari.
Tutto inizia semplicemente con dei piccolissimi errori quotidiani: una semplice dimenticanza, un'amnesia o lapsus. Quante volte ci capita di dimenticare quello che abbiamo mangiato a pranzo o a colazione? Deficit ricorrentissimi nella vita di una persona, ma qualora questi divengano frequenti e ripetuti allora si che c'è d'aver paura.
Purtroppo sarà già allora che la malattia avrà colpito la così detta memoria episodica, ossia la parte del cervello che registra gli eventi importanti della propria vita. In tutto questo, ad essere risparmiati sono la memoria procedurale ( quella che ci permette di fare le semplici azioni quotidiane) e il corpo nella sua fisicità.
E' per questo che un malato di Alzheimer può procedere all'identificazione della malattia anche e addirittura dieci anni dopo averla "contratta".
Il corpo a distanza di tempo inizia a perdere peso e volume celebrale fino ad essere abbandonato totalmente da quelle qualità che permettono di vivere in completa autonomia: il malato avrà, infatti, sempre bisogno di un supporto umano accanto.
Queste le informazioni basilari di questo morbo, veniamo ora alle novità che derivano dagli ultimi studi effettuati: l'ultima riguarda proprio la dimensione della testa. Secondo esami effettuati su circa 270 affetti dal morbo, chi di loro ha la testa più grande subisce di meno i prodotti della patologia: scientificamente un cervello più grande, quindi, ha a disposizione più neuroni da "perdere" dal momento in cui contrae la malattia, a differenza di una testa più piccola, che è di per sé "contenitore minore di neuroni".
Fonti ultime ci informano poi che più vitamina D si ingerisce più facilmente rinforzando le difese celebrali, e allo stesso modo più movimento si contrae durante la giornata più la malattia dovrebbe rallentare il suo corso.
L'aspirina si dice poi che allunghi la vita: nel caso di uomini e donne anziane si è provato che allontani il rischio di contrarre questa infermità, sebbene in realtà abbia anni e anni di incubazione prima dell'insorgenza vera e propria.
A noi non resta che tentare di prevedere ed evitare di lasciar correre i piccoli incidenti mentali quotidiani in una semplice risata : in fondo nessuno può sapere con sicurezza se dietro a un "oggi non mi ricordo" potrebbe celarsi un domani "non mi ricorderò più".
"Prevenire è meglio che curare signori..."
Giada Raissa Passanisi
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