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Il piccolo principe; La semplicità di un grande classico

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Il mondo degli adulti raccontato attraverso gli occhi di un bambino. La bellezza di un racconto semplice e mai banale

Un libro per bambini? Non solo. Un racconto autobiografico? Anche. Il Piccolo Principe ha affascinato e continua ad affascinare migliaia di lettori in tutto il mondo e di ogni generazione. Il suo autore, Antoine De Saint-Exupéry, ci mostra il mondo degli adulti attraverso gli occhi di un bambino, mettendone in luce certi aspetti banali ed inutili e lo fa con uno stile sorprendentemente semplice, arrivando così nell'animo dei lettori in maniera immediata ed efficace perchè «tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano».

Il narratore racconta di un incidente aereo a causa del quale rimane bloccato nel deserto dove incontra il piccolo principe, un ometto timido ma ostinato che non ha ancora perso la capacità di stupirsi. Il piccolo principe si presenta senza convenevoli e fa subito una richiesta: gli chiede di disegnare una pecora. Il disegno è lo strumento grazie al quale i bambini comunicano con il mondo, utilizzando l'immaginazione. Con il disegno il piccolo principe punta subito all'essenziale e l'essenziale è, come dirà più tardi, «invisibile agli occhi». Così basta disegnare una cassa rettangolare con tre buchi per respirare per riuscire a vedervi una pecora dentro. Il bambino incontrato nel deserto rappresenta per il narratore un'altra parte di se stesso, quella parte che appartiene al "pianeta" dell'infanzia, da cui inevitabilmente un giorno ha dovuto distaccarsi, per conoscere tutti gli altri "pianeti" che esistevano oltre al suo. Questi pianeti rappresentano il mondo dei grandi, un mondo agli occhi del piccolo principe futile, insignificante, deludente, incapace di immaginare, un mondo difficile da comprendere. Nel mondo dei grandi incontra il vanitoso che vive nell'attesa che qualcuno lo ammiri, il re che crede di regnare sull'universo intero nonostante non ci sia nessuno che sappia della sua esistenza, l'ubriacone che beve per dimenticare la sua vergogna di bere... tutti personaggi che rispecchiano le insensatezze della vita degli adulti.

Sul pianeta Terra, il piccolo principe fa il suo incontro più importante, quello con la volpe che vorrebbe farsi "addomesticare". "Addomesticare" vuol dire "creare dei legami", una cosa ormai dimenticata da tempo: «Se tu mi addomestichi [...] conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto la terra. Il tuo mi farà uscire dalla tana [...] I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano...»

Sulla Terra il piccolo principe si sente anche smarrito, soprattutto quando in un giardino vede tantissimi fiori identici alla sua rosa. Tuttavia è proprio grazie alla volpe che capirà l'importanza della sua rosa: essa è diversa da tutte le altre e la sua importanza sta nel fatto che lui se ne è preso cura, l'ha innaffiata, l'ha riparata col paravento, l'ha ascoltata lamentarsi o tacere. «È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante», gli spiega la volpe.

Questo racconto ci insegna tante cose che abbiamo dimenticato crescendo, ci ricorda l'importanza di credere nei sogni, di rapporti semplici e veri, il valore dell'amicizia più autentica, la bellezza che risiede nella semplicità delle piccole cose.

Venera Tripoli