Dai creatori della trilogia dei “Pirati dei Caraibi” arriva nelle sale la trasposizione cinematografica del videogioco Prince of Persia: le sabbie del tempo
“Ci sono persone le cui vite sono legate da un'antica chiamata che riecheggia nelle ere... il destino”.
Nell’antica Persia, Dastan, è un orfano il cui coraggio e la cui destrezza affascinano così tanto il re Sharaman da indurlo ad adottarlo.
Dastan cresce come un principe insieme ai fratelli Tev e Garsiv, legittimi figli del re. Sedici anni dopo, per volontà dello zio Nizam attacca ed espugna la città di Alamut. In realtà Nizam inventa che nella città vi sono delle armi per potersi impadronire di un magico pugnale che riesce a riavvolgere il tempo grazie alla sabbia contenuta al suo interno.Ritornato in Persia Dastan viene accusato della morte del padre, e fugge dal regno insieme alla principessa di Alamut, Tamina (nel videogioco è la principessa Fahar), con la quale affronterà diverse avventure nel tentativo di far scoprire la verità e mettere a sicuro il pugnale.
“Prince of Persia: le sabbie del tempo” nasce dalla sinergia fra Disney e il produttore di blockbuster Jerry Bruckheimer, e non è altro che l’adattamento cinematografico del videogioco creato da Jerry Mechner nel 1989, che qui veste i panni dello sceneggiatore. La storia non si attiene del tutto all’originale ma le azioni e le acrobazie sono le stesse. Mike Newell mette in scena l’azione adrenalinica del videogioco: poche scene di pausa, ritmi frenetici, effetti speciali mozzafiato, poco introspezione dei personaggi. Molti sono i richiami al suo “Harry Potter e il calice di fuoco”: piani stretti, l’incalzare delle azioni, i battibecchi tra Dastan e Tamina ( ricordano quelli tra Hermione e Ron). Il film risulta essere omogeneo, scorrevole e contemporaneo: l’esercito che attacca la roccaforte “nemica” perché sospettata di nascondere armi, e un bizzarro sceicco, interpretato da Alfred Molina, che escogita un modo per evadere le tasse e si lamenta della situazione dei piccoli imprenditori, rappresentano in pieno la politica dei nostri giorni.
A vestire i panni del principe atletico e scatenato Jake Gyllenhaal, e a vederlo ricorda ben poco del giovane Donnie Darko, che l’ha consacrato alla notorietà internazionale: fisico palestrato, indole coraggiosa e un romanticismo che ricorda lo stesso Aladdin disneyano. Principe si, ma le sue abitudini restano quelle di un ragazzo del popolo. Allo spettatore non è rivelato nulla delle sue origini né della sua crescita, e pochi elementi al riguardo vengono dati nel corso di tutto il film.
Il videogioco Prince of Persia fa parte della trilogia della sabbia del tempo a cui seguono "Le sabbie dimenticate" e "Spirito guerriero- I Due Troni". Non ci resta che aspettare
Manuela Scuderi
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Prince of Persia: dal videogioco al cinema













