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Alice in Wonderland

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Regia: Tim Burton (Usa, 2010)

"C'è un posto che non ha eguali sulla terra...
Questo luogo è un luogo unico al mondo, una terra colma di meraviglie mistero e pericolo."

Alice era una ragazzina di 13 anni quando vide e seguì per la prima volta il Bianconiglio, ma di quel paese fantastico, di tutte le cose meravigliose che vide, e delle sue strane creature non le rimase che un ricordo sbiadito, che si tramutò solo in un sogno nel corso degli anni.
Ne ha 19 di anni Alice quando ricade per la seconda volta nella tana del Bianconiglio.

Questo è quanto accade nel nuovo capolavoro della Disney "Alice in Wonderland", che porta la firma del genio Tim Burton. Il film vuole essere un continuo delle avventure che lo scrittore Carol Lewis narra all'interno dei suoi romanzi "Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie" e "Attraverso lo specchio e quel che Alice vide".

Giunta nuovamente nel paese delle meraviglie, chiamato "Sottomondo" dalle creature che vi vivono, Alice viene a conoscenza di una profezia, in cui una sua omonima deve uccidere "nel giorno Gioiglorioso", il Ciciarampa.
La morte del mostro permetterà la liberazione del Sottomondo dal dominio della perfida Regina Rossa, e il passaggio della corona alla sorella minore, la Regina Bianca.

In questa sua avventura Alice troverà tutti i protagonisti di un tempo: lo Stregatto, il Leprotto Marzolino, Pincopanco e Pancopinco, e il Cappellaio Matto.
La forza del film, oltre alle raffinate tecniche digitali, sta proprio nei personaggi strampalati, e nel gusto per la follia, che arriva al culmine con la "deliranza". Tutto è strano e divertente.

Nonostante i riferimenti ai precedenti film come le teste di Jack Skeleton raffigurate sul fazzoletto legato al collo del Cappellaio Matto, le teste mozzate nel lago che ricordano quelle "Il mistero di Sleepy Hollow", la cucitura e il taglio del vestito di Alice da parte del Cappellaio le cui mani sembrano trasformarsi in quelle di "Edward mani di forbice", il film si distacca dal solito stile gotico e anticonvenzionale, elementi tipici del cinema di Burton: non vi è più una duplicità del personaggio, qualche oggetto che ne caratterizzi l'identità, una visione orrida della società. Alice, colei che viene considerata la vera matta, che scappa dalla società vittoriana del tempo, che sogna un mondo che piace a lei, cede al conformismo. Siamo ben lontani dai vecchi personaggi a cui il regista ci ha sempre abituati: protagonisti di storie dai risvolti improvvisati, ribelli alle regole della società, e proprio per questo considerati diversi. La loro diversità simboleggia la vera normalità, ma adesso c'è un'eroina, una profezia, e un temibile mostro sanguinario da sconfiggere, in pratica una "favola" conforme agli stereotipi Disney.

Tra i protagonisti ancora una volta spicca il pupillo di Burton, Johnny Deep, il quale veste i panni del Cappellaio Matto. A completare l'ormai vincente trio Helena Bohnam Carter, la quale recita il ruolo della Regina Rossa, la cui testa è stata ingrandita per ben tre volte.
Le scenografie ricordano quelle dei suoi film di animazione: esse non sono altro che la rappresentazione esterna dell'animo del protagonista.

Manuela Scuderi