Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Federico Moccia, il film “Scusa ma ti voglio sposare” è il secondo capitolo della storia d’amore tra il maturo Alex e la giovanissima Niki.
Tornati dalla splendida e prolungata luna di miele al faro, i due fidanzati tornano alla realtà: lui verrà ingaggiato per creare la pubblicità di una nota azienda telefonica, lei si iscriverà all’università. Tra gli immancabili attacchi di gelosia e da stress da lavoro, Alex chiederà a Niki di sposarlo durante una gita a Parigi. In mezzo alle Onde (le famigerate e spregiudicate amiche di Niki) e ai “giovani quarantenni”, che sfasceranno i loro rispettivi matrimoni, i due futuri sposi sembrano trovare definitivamente la loro consacrazione, prima ancora di aver affrontato la temibile e ricca famiglia Belli (ecco spiegato i continui “sperperi amorosi” di Alex). La scena al castello, divertente con rimandi persino fantozziani e al film “Ti presento i miei”, mette a confronto in maniera fin troppo comica diverse realtà familiari che si scontrano inesorabilmente.Nonostante un inizio scoppiettante, il film lentamente si appiattisce, finendo persino per annoiare il pubblico. Niki, presa dalla paura di sposarsi, finisce per infatuarsi di Guido, collega di facoltà, fan di Keats, di motociclette e di ambienti cimiteriali. Alex, disperato e ridottosi a fare il baby-sitter insieme ai suoi amici (gentile rimando di Moccia al famoso film americano “Tre scapoli e un bebé”), riuscirà alla fine a riconquistare la propria amata durante un concerto sulla spiaggia di Ibiza e a sposarla (con buona pace del prete che gli ha accompagnati durante il corso pre-matrimoniale, una sorta di gara ad eliminazione diretta…).
Alla “reconquista” di Alex, si affiancheranno le frenetiche corse dei suoi amici verso le loro amate, come ne “L’Ultimo bacio” di Muccino, e la definitiva maturazione delle Onde, che risolveranno positivamente i loro problemi.
Il film, che ha dalla sua una gradevole colonna sonora (in cui spicca il pop dei Tiromancino) e una sceneggiatura ben curata (anche se certi monologhi ricordano vagamente quelli dei concorrenti di “Amici di Maria de Filippi”), si basa indirettamente sullo schema di Propp, tipico delle fiabe per bambini (in questo caso per teenager): inizio, complicazione, peripezie degli eroi, lieto fine. Federico Moccia, pertanto, nonostante i continui tentativi di ripudio, non riesce a scrollarsi di dosso l’etichetta di cantore dei teenagers, nonché i suoi inimitabili marchi di fabbrica: basti pensare al lucchetto dell’amore, che ha invaso persino i ponti della Senna. La riflessione sul tema dell’amore non assume certo i connotati dell’intensa drammaticità dei film di Fernan Ozpetek, ma piuttosto quelli della frivolezza da salotto dei talk-show.
Il pubblico, magari, si sarebbe aspettato qualche colpo di scena, piuttosto che eventi a lieto fine fin troppo scontati. E’ mancato persino un bel duello fisico tra Alex e Guido, che effettivamente non si sono mai incontrati anche a causa della furbissima Niki che ha ben tenuto nascosto il suo tradimento. Moccia ha un po’ deluso le aspettative, non ha spiccato il volo ma anche il cast in generale non è stato da meno: inopportune le presenze della romanaccia Floriana del Grande Fratello e dell’ex tronista Francesco Arca (fotografo dall’ego esagerato), si salvano solo Michela Quattrociocche (Niki), meno ragazzina e più donna (e paradossalmente, meno disinibita), già pronta per film più seri, nonché i suoi genitori , Cecilia Dazzi, “che porta i pantaloni” e il simpaticissimo Pino Quartullo , ritratto di una generazione genitoriale fin troppo moderna, comprensiva ma allo stesso tempo autoironica. Insufficienti Andrea Montovoli (Guido) che sembra recitare la propria parte in maniera poco naturale e soprattutto Raoul Bova (Alex) che magari avrà fatto gioire le sue fan ma la cui interpretazione però è lontana anni luce da quelle piene di pathos dei suoi film d’azione.
Pasqualino D’Amico
| < Prec. | Succ. > |
|---|
Scusa, ma è il solito lieto fine!













