"Salina la sabbia che resta", un giallo tra equivoci e situazioni divertenti scritto da tre autori siciliani.
Giacomo Cacciatore, Raffaella Catalano e Gery Palazzotto sono le penne che hanno realizzato il romanzo, così tanto vicino ai modi di Camilleri se non fosse che l’ambientazione è Salina.
La storia riceve l’avvio dall’uccisione di un magistrato, un tale Ottavio Lodato, trovato morto nella sua abitazione. Viene da subito coinvolta nella vicenda Sofia, una giovane amante del magistrato. Gli incaricati a seguire la balorda vicenda sono il comandante dei carabinieri Bartolo Italiano e Nino Tortora, giornalista del quotidiano locale "Il vento delle Eolie", a lui viene affidato il compito di occuparsi dell’omicidio per scoprire la verità, o quella che tale potrebbe sembrare.
Attraverso la lettura del romanzo, pagina dopo pagina, si intuisce subito come da una brutta vicenda quale la morte di un magistrato possano essere riportati alla luce vecchi misteri, amori sconosciuti, ricatti. Una vicenda scritta a sei mani, dove ognuno degli autori è riuscito a dare una caratterizzazione specifica ai pochi ma pressanti protagonisti della storia.
Caratteristico personaggio è Nino Tortora, giornalista strampalato del luogo, catapultato in quel mondo fatto di indagini, scoperte che fino ad ora erano state per lui leggende metropolitane.
Una storia ad intarsi, tra il serio e il faceto, dove la realtà delle situazioni fa in modo che ognuno alla fine di una calda e furiosa estate si ritrovi a fare i conti con la propria solitudine, con la coscienza e con la propria condizione, che sia amore o rabbia.
"Salina la sabbia" che resta presenta una scrittura veloce e immediata, che colpisce e trascina il lettore in una meravigliosa isola che seppur teatro di un omicidio, rimane comunque la più verde isola delle Eolie, il luogo dove la sabbia non copre e nasconde bensì illumina e mostra la verità che resta.
Foto del redattore
Sabrina Ferrante
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Recensione: Salina, la sabbia che resta













