La DreamWorks Animation, dopo il successo del primo film, torna alla carica con "Kung Fu Panda 2", seguendo la scia di una delle sue maggiori creazioni: Shrek.
Nella pellicola, alla cui regia troviamo Jennifer Yuh, veniamo a conoscenza delle vere origini di Po: del resto come può un'oca essere il padre di un panda? Il film punta così all'introspezione, alla ricerca di sé stessi e delle proprie radici, che giunge all'apice con il raggiungimento della pace interiore.
I ricordi di Po si mescolano così con il presente, in un perfetto connubio reso tra il digitale e l'animazione tradizionale. A tal proposito risulta idilliaca ed elegante la scena in cui si scopre perché Po è stato abbandonato, e perché il villaggio dei panda è stato distrutto.
Il kung fu è ancora il protagonista assoluto: i combattimenti vengono intensificati rispetto al primo film, e vengono uniti alla danza, coreografati come passi di un ballo. Immancabili ancora una volta, le risate e le gag, che seppur a tratti possono sembrare ripetitive, continuano a divertire il pubblico.
Il film risulta essere comunque più asciutto e scorrevole rispetto al precedente, l'azione è incalzante, e non si arresta fino al raggiungimento dell'obiettivo finale, tanto che i 91 minuti di film sembrano passare troppo in fretta.
Fonte foto: www.cinemaerrante.it
http://www.cinemaerrante.it/2011/08/25/kung-fu-panda-2-la-recensione/
Manuela Scuderi
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Kung Fu Panda 2: al cinema con furore.













