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Molte vite in multiversi. Il nuovo libro di Giuseppe Frazzetto

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Molte vite in multiversi. Nuovi media e arte quotidiana di Giuseppe Frazzetto (Mimesis, 2010) è il prodotto brillante di tenaci osservazioni, riflessioni silenziose e profondi saperi. L'autore vi arriva per gradi, dopo aver pazientemente gettato semi interrogativi (tappa fondamentale della ricerca il suo L'implosione postcontemporanea, 2002) raccogliendone poi per tempo risposte, vive perché non si accontentano e auto-generano ancora altri interrogativi.

Qui il critico è sceso dalla cattedra della consapevole scissione tra bello/brutto, buono/cattivo per prendersi la responsabilità di riconoscere il Nuovo Mondo Estetico in tutte le sue forme ed espressioni. Attraverso un vagabondare culturale che non manca mai di suscitare emozione, partecipazione e incessante curiosità, Frazzetto tenta di costruire un dialogo costruttivo tra due regioni.

Da un lato, il Sistema dell'arte, quella koinè luccicante e colta, densa d'un grande numero di presenze dal ruolo più o meno riconosciuto, legittimato. Dall'altro, la così detta 'società dei grandi numeri', quella 'regione limitrofa', estesa ed eterogenea per caratterizzazione interna, che è abitata dal pubblico, dagli utenti, da moltitudini di spettatori.

Spettatori che siamo 'costretti' a ribattezzare come perwitauthor, coscienti che la società contemporanea assomigli sempre di più a un grande palcoscenico nel quale i Singoli si muovono contemporaneamente come quasi-attori, quasi-autori pur "restandone simultaneamente testimoni, spettatori o più esattamente quasi spettatori".

Il libro propone una coraggiosa sfida a scalare con lentezza e accortezza ogni gradino di quella Torre di Babele che oggi pare frapporsi tra il mondo dell'arte e quello della vita. Invita alla conoscenza di un sistema protagonista aperto, quello dell'arte, ma si guarda bene dal limitarlo qualificandolo come spettacolo solitario. Sul palco del mondo estetico s'alternano nei ruoli vari attori ed è incredibile verificare come sia veloce, spesso automatico lo scambio d'energia e materia tra il sistema e l'ambiente, e tra l'ambiente e il sistema.

Abbattuti i confini rigidi tra le varie categorie di senso, il critico accetta la scommessa, non poco complessa, di osservazione e riconoscimento dei molteplici punti di vista che oggi abitano la nostra realtà culturale. E lo fa immergendosi totalmente in essa, riferendo non solo della realtà delle Biennali, delle mostre d'arte, delle collezioni, dei libri d'artista, della fotografia, della videoarte, degli artisti e dei critici, bensì considerando fondanti nuove forme d'ibridazione estetica come i videogiochi (qui denominati IDHE), i flash mob, le liste, le grafie distorte degli sms, 'l'artigianato digitale', il diffondersi di remix e mash up, solo per citarne alcune.

È una scrittura densa quella di Frazzetto, appassionata, analitica, interdisciplinare. L'autore rivendica un cambio di rotta nel giudicare l'età contemporanea e lo fa proponendo di affrontare l'incomune, caratteristica precipua del nostro tempo, non attraverso lenti sporche di malinconie verso il passato ma considerando l'attuale terzo stato dell'arte nella sua fenomenologia storica ed artistica, valutandone aspetti positivi e negativi senza escatologia e negazionismo.

Tra i molteplici punti nodali le riflessioni sul tempo e sull'identità costituiscono chiavi di lettura capaci di scuotere profondamente la coscienza del lettore. Si tratta di uno studio notevole perché spinge ad appassionarsi a temi quotidiani che hanno tutto il sapore e il pregio delle radici culturali più antiche e universali, legandoli ad un sapore colto, denso di spiegazioni.

Che cos'è che rende il libro di Frazzetto così diverso, così interessante? Due elementi da registrare: la mente generatrice e il linguaggio della narrazione. Senza azzardare ipotesi esagerate, l'autore riesce nell'audace quanto fedele tentativo di disegnare le stelle prendendo carta e forbici, di far riflettere i più colti su nuove frontiere estetiche e di persuadere i più giovani che può esserci un modo nuovo di far filosofia dell'arte, un modo più attraente che passi attraverso i loro gusti e arrivi fino a quelli dei loro padri.

Molte vite in multiversi induce a un sapere omogeneo, non disgregato, in cui niente è più importante dell'altro o totalmente scorporato da esso. Sembra di muoversi tra le tappe dell'escheriano Infinito, in cui "l'insieme è maggiore della somma delle parti", le quali cambiano spesso forma, in un luogo in cui possiamo chiederci di tutto e ne abbiamo un continuo bisogno. Un libro che racconta l'entusiasmo vitale del critico, del professore, dell'artista, del musicista, dell'appassionato osservatore, del classicista. Una lettura che regala un tempo ritrovato, consumato non troppo lentamente e che fa ripensare, con meno avventatezza, al paradosso della nave di Teseo.

Fonte foto:mimesisedizioni.it

http://www.mimesisedizioni.it/archives/frazzetto-eterotopie-small.jpg

Silvia Lucia Sampugnaro