Uno spettacolo divertente, un pò magico e fantastico ma soprattutto buffo. Cosi si può descrivere Il Barbiere di Siviglia, dramma comico, andato in scena al Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania. In cartellone dal 10 al 19 maggio, l’opera di Gioacchino Rossini, ha visto una nuova luce grazie alla versione del maestro Dario Fo.
Grande entusiasmo tra il pubblico giovane che ha riempito le file delle poltrone nel turno S1 dedicato alle scolaresche. Magnifica apertura musicale per la più famosa e conosciuta introduzione, piena di maschere in movimento che saltano allegramente e stabiliscono il ritmo dell’opera.Il maestro del teatro italiano si è occupato della regia, delle scene, delle luci e dei costumi, ed ha portato gioia, divertimento e risa in questo lavoro. La scenografia è ispirata apertamente al metafisico, con evocazioni tipiche delle stampe di Escher. Lo spazio costruito attraverso spostamenti di scale e archi di palazzi. Sali e scendi di gradini e bianche pareti, in cui tutto è possibile e avviene sotto gli occhi del pubblico. Le scene mobili si spostano e creano nuove quinte.
E se il movimento è mutazione di scena, lo è ancora grazie allo sventolio di teli, lenzuola, stendardi e tessuti che sono utilizzati per creare attenzione e produrre dinamicità. Giovani donzelle stendono grandi drappi, tra un balcone e l’altro, mostrando i testi delle canzoni. E ancora, escamotagè sceniche per divertire: giochi di magia visiva, come la palla, colpita e lanciata dalla giovane e furba Rosina (Francesca Provvisionato) che sembra arrivare sul pubblico ma che invece è tenuta in aria da un filo sottile e trasparente che la fa ritornare indietro. Lunghe aste che tengono in cima uccelli di velo, l’altalena che scende al soffitto. Vere e proprie burle che mettono in ridicolo anche la morte con bare e becchini. L’interpretazione del vento della calunnia “che assai gentil si manifesta” mimati dai ballerini vestiti di nero con in mano gli ombrelli. E, infine, la tempesta risolutrice che sconvolge i piani e scioglie gli inganni, il vento, ancora presente, gonfia le tende e spaventa i presenti.
Poca attenzione, però, al cantato. Il giovane Conte D’Almaviva, in questo turno interpretato da Daniele Zanfardino (tenore), era difficile da udire sin dalle prime file in platea. Il pubblico più adulto non ha potuto fare a meno di accorgersi della mancanza di forza nelle voci degli interpreti. Forse perche gli attori non sempre si rivolgevano verso la platea.
In chiusura, urla e grida di gioia dal pubblico minore. Sicuro ringraziamento per avere avuto in regalo una versione godibile dell’opera anche ai più inesperti ed acerbi.
Fonte foto: www.teatromassimobellini.it
Daniela Scamporrino
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In scena al Bellini Il barbiere di Siviglia di Dario Fo.













