OGGIMEDIA.IT

News, curiosità e tendenze sul web

Sei su: Recensioni The Fighter: la boxe come metafora della vita

The Fighter: la boxe come metafora della vita

E-mail Stampa PDF
Condividi su : FacebookGoogleTwitterhttp://www.wikio.itDiggGurura
La boxe torna al cinema, senza lustri e senza fronzoli, ma con la passione di due uomini che cercano la loro strada e la loro identità.

Il regista David O. Russell porta sul grande schermo la storia dei fratelli Ward, entrambi pugili e figli di una madre opprimente e ignorante e di una famiglia soffocante quasi all'inverosimile, che cercano nella boxe la strada della loro vita. La pellicola, che è tratta da una storia vera, è uscita nelle nostre sale il 4 marzo 2011 ed è vincitrice di due Golden Globe e di due statuette a Christian Bale e Melissa Leo, rispettivamente, miglior attore e attrice non protagonista.

Dicky (Christian Bale) e Micky (Mark Wahlberg) sono due fratellastri, entrambi pugili, che vivono a Lowen, apatica e sonnolenta cittadina di provincia del Massachusetts. Dicky è quasi una leggenda nella sua città, avendo messo al tappeto il grande Sugar Ray Leonard. Quasi una leggenda perché ora di lui resta solo il ricordo del pugile che era, dedito com'è alla vita violenta, alla delinquenza e alla dipendenza da crack. Micky è il suo fratellino, il classico bravo ragazzo leale e fedele alla sua famiglia, una promessa della boxe che forse può riuscire a sfruttare quell'occasione che Dicky ha buttato via.

Dicky diventa, quindi, il suo allenatore mentre la madre Alice, spalleggiata da una tribù di 7 sorelle grette e dozzinali, ne diventa la manager. Nel frattempo Dicky viene contattato dalla HBO, un importante canale televisivo americano che vuole girare un documentario sulla sua vita in previsione di un suo ritorno sul ring. Il tutto, però, si rivela un inganno perché la troupe è solo interessata a documentare la sua misera e meschina vita da tossico (documentario che, nel 1995, distrusse davvero la vita di Dicky, rendendo pubblici i suoi vizi).

I due fratelli iniziano quindi ad allenarsi duramente, sempre insieme, ma gli incontri organizzati dalla mamma-manager si rivelano totalmente sbagliati e Dicky, dal canto suo, complica le cose con il suo comportamento violento e l'uso di droga. Fino a quando non viene arrestato e costretto a trascorrere un lungo periodo in carcere. Durante questo periodo Micky, affiancato dalla sua bella Charlene, comincia ad allenarsi per conto suo e ad allontanarsi dalla famiglia soffocante e ignorante, fino a quando gli si presenta l'opportunità della vita: combattere per il titolo. Felice e incredulo di questa opportunità si rende conto, però, che non può affrontare tutto senza il fratello (che nel frattempo si è disintossicato in carcere) e senza la sua famiglia che, nel bene e nel male, rappresentano quello che è.

Benché sia un film sulla boxe e sulla vera storia di Micky "Irish" Ward, il film ruota intorno all'amore: un amore malsano e insalubre, quasi nocivo, quello di Micky per la sua famiglia e per il fratello, che lo soffoca e lo costringe a una lealtà e una fiducia estrema, anche quando durante un combattimento voluto da Dicky e organizzato dalla madre, finisce quasi ammazzato e pestato a sangue da un avversario di 10 kg superiori a lui.

Un amore onesto e sincero, quello di Charlene alias Amy Adams, la ragazza di Micky, che sfidando apertamente (e fisicamente) la tribù famigliare di Micky, lo allontana da quella zavorra parentale che lo ostacola nella realizzazione dei suoi sogni e dell'uomo, migliore, che potrebbe essere. Ma soprattutto è un amore passionale e viscerale per la boxe e per quello che rappresenta: la metafora di una vita mediocre e fallimentare che cambia e può cambiare grazie alla volontà, alla perseveranza e alla caparbietà.

La pellicola, forse eccessivamente lenta e flemmatica se messa a confronto con altre pellicole del genere (primo tra tutti Rocky, Cinderella Man e Toro scatenato), si lascia comunque guardare, grazie soprattutto ad un cast eccezionale e all'interpretazione eccelsa e spettacolare di Christian Bale. Bale ci ha già abituati ad impressionanti dimagrimenti e trasformazioni fisiche (vedi "L'uomo senza sonno") ma stavolta riesce a portare il suo personaggio ad un altro livello: tossico non solo nel fisico scheletrico, nel colorito pallido e nelle occhiaie scure, ma anche nelle espressioni. Espressioni in cui echeggia tutto il dolore del fallimento di un pugile e di un uomo tanto fragile quanto normale, ma nelle quali si propaga comunque la luce della passione e dell'amore: per il fratello, per la boxe ma soprattutto per la vita.

Fonti:http://www.cinemaeviaggi.com/2011/03/fighter.html - http://www.filmscoop.it/cgi-bin/recensioni/thefighter.asp
Fonte foto: http://www.waitmusic.com/tag/the-fighter/

Emanuela Annita Scuderi