«Una cantina. Una bugia innocente. L'idea strampalata di una settimana bianca nelle viscere del proprio palazzo. E l'arrivo improvviso di una sconosciuta. Con una manciata di ingredienti Ammaniti costruisce un racconto di fulminea precisione sul più semplice e imperscrutabile dei misteri: come diventare grandi». Leggi queste poche righe presenti in quarta di copertina, un flashback ti ricorda che, con "Come Dio comanda", "Io non ho paura" e "Ti prendo e ti porto via", l'autore ha sempre riposto la sua attenzione al mondo adolescenziale, un universo spesso problematico, fatto di crisi, smarrimenti e delusioni, così capisci subito che con "Io e te" l'ha rifatto ancora.
Lorenzo è un quattordicenne, un ragazzino che preferisce la solitudine ai compagni, che sceglie una settimana d'isolamento in una cantina buia e abbandonata pur di staccarsi da quel mondo familiare che lo vorrebbe diverso da come invece è. La coprotagonista è Olivia, una sorellastra ritrovata per caso, che trascina l'esistenza di Lorenzo, già torturata dal male di vivere, nel mondo della tossicodipendenza. Urge crescere e dunque fare i conti con la sofferenza e le sue fasi, calanti e talvolta ascendenti, istanti che risulterebbero difficili da sostenere anche per un adulto, Lorenzo lo diventa in 116 pagine. Da adolescente a uomo.
Lo stile è scarno ed essenziale, la lettura è veloce ma intensa, la voglia è quella di arrivare il prima possibile a conoscere il finale che non tarda ad arrivara, un finale che forse delude e rattrista il lettore anche se in fondo chi conosce Ammaniti doveva aspettarselo. In "Ti prendo e ti porto via" l'autore è stato in grado di annientare il lieto fine, tanto sperato, solamente nelle ultime pagine. Con "Io e te" si è superato servendosi di poche righe, le ultime.
Sabrina Ferrante
Fonte Foto: solo libri.net
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"Io e te": Niccolò Ammaniti e l'adolescenza chiusa in cantina













