Il romanzo è stato pubblicato nel dicembre del 2009 dalla Casa Editrice romana Artemide, nota perché da più di due decenni pubblica prevalentemente saggi di letteratura tedesca e inglese. Più recentemente ha inaugurato una collana, Sirio, aperta alla saggistica ad ampio raggio e alla narrativa, nella quale è stato pubblicato il romanzo di Dolei. Le lucertole del Mediterraneo rappresenta il primo romanzo di Giuseppe Dolei, nonostante non si possa, in realtà, definire un'opera di un esordiente.
L'autore, che, da oltre trent'anni, spende le sue energie come docente di Letteratura tedesca all'Università di Catania, è anche un polemista, oltre che un saggista e un traduttore, di recente è stato scoperto anche come drammaturgo e romanziere. Gli manca solo la critica insomma e non ci sarebbe da meravigliarsi se dentro il cassetto covasse qualche segreto a riguardo! Come germanista non sono necessarie grosse premesse: Dolei ha pubblicato saggi e monografie sugli autori più grandi del Novecento tedesco. Quello che ne è emerso è l'originalità di una scrittura mai monocorde, molto raffinata nella scelta di un linguaggio modulato sulle corde alte. Nell'ultimo decennio l'autore ha dilettato i lettori del quotidiano La Sicilia con esilaranti pezzi di stampo polemico attraverso i quali ha denunciato il mal costume di una città, Catania, alla quale è visceralmente legato, nonostante la sua sia una vita da frontaliere tra la Germania e l'Italia. Cinque anni fa ha raccolto questi pezzi in un volume, intitolato Contro gli insulti del tempo, opera conclusasi con un racconto che criticava l'Università di Catania, che può essere considerato il vero esordio da narratore dell'autore, dove emergeva, in particolare, il gusto del racconto per il racconto.
Come l'anima dell'autore, anche l'anima del romanzo, possiede una doppia faccia, da un lato germanica, dall'altro siciliana. La prima è svelata dalla presenza del protagonista, un tal Hans Benediktus von Trotta, un quarantacinquenne erpetologo viennese, giunto in Sicilia per studiare le lucertole dell'Etna, e si concretizza nell'osservazione curiosa dei luoghi e dei costumi della nostra isola, che è quella tipica dello straniero. Dolei in questo è stato molto abile, poiché conosce bene quegli elementi della Sicilia che hanno sempre sedotto i viaggiatori nordici. Quello che colpisce maggiormente, infatti, è proprio l'immedesimarsi dell'autore nello sguardo incantato di Benediktus, come se anch'egli fosse estraneo a questa terra. Tutto viene visto da un'ottica esterna, a partire dall'uso smodato della parola tipico del nostro linguaggio fino ai pranzi sovrabbondanti che caratterizzano la cucina siciliana.
Le due passioni dell'autore, ovvero la cultura germanica e quella siciliana, si sintetizzano armonicamente nel romanzo attraverso l'espediente del viaggio in Sicilia, intrapreso, appunto, dal turista viennese. Il plot, integrato con gli eventi che si succedono a ritmi particolarmente incalzanti, risulta davvero avvincente, grazie anche ad argomenti quali l'arte, il cristianesimo, l'epos greco, il gioco raffinato di descrizioni di spazi, l'intreccio tra letteratura e musica, le storie di diversi personaggi catanesi che infittiscono la trama, gli illuminanti resoconti della società catanese degli anni Cinquanta, e grazie, soprattutto, ad un iperdescrittivismo che cattura e mai annoia il lettore.
Il protagonista era stato, per la prima volta, nell'isola, dieci anni prima, in compagnia della bellissima moglie, la pittrice Anna Sophia Colombi-Brentano. Dunque, dietro le motivazioni scientifiche, questo secondo viaggio, ha, in realtà, una motivazione più intima, che spinge il protagonista a cercare una sorta di appuntamento con un luogo chiave della sua vita, Taormina, che, insieme a Catania, assurgono al ruolo dei protagoniste.
Nel romanzo vi è una presenza letteraria, che dichiara a chiare note l'appartenenza dell'autore alla tradizione narrativa isolana, nonché italiana, visto il grande contributo dato alla letteratura nazionale. Stiamo parlando di Brancati, al quale Dolei apporta una nuova linfa vitale. E lo rivediamo nell'aspetto polemico che l'autore non abbandona mai e che inserisce anche attraverso Benediktus stesso ed in alcune sue riflessioni. E' il caso del riferimento alla lotta contro la censura dell'Italia democristiana e di altri fatti che solo i lettori più colti sanno riconoscere, e che, per questa ragione, sono maggiormente divertiti dal romanzo. E proprio a loro ne è consigliata, infatti, la lettura. Anche perché, conoscere certi fatti storici e poi ritrovarli nella letteratura può rivelarsi un vero divertimento e può dilettare non poco un lettore che ne ha la piena conoscenza. E lo stesso Dolei ne da conferma: «Questa esperienza mi ha fatto toccare con mano l'abisso che sta tra letteratura e storia. Cosa sapremmo noi del nostro fine Ottocento e, ad esempio, della vita dei pescatori, se non ci fossero state le opere di Verga? Proprio in questo consiste la differenza: la letteratura permette di scoprire realtà che, altrimenti, non sarebbero nemmeno percepite».
Foto del redattore
Caterina Dazzo
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Le lucertole del Mediterraneo, un viaggio in una terra tanto vicina quanto lontana













