Quest'ultimo Shrek si potrebbe definire come un lungo episodio in cui il regista Mike Mitchell fa girare il tutto sul "cosa sarebbe successo se": non vi è nulla di nuovo, a parte la trama e il 3D.
Siamo ben lontani dal primo Shrek. Quando arrivò nelle sale fu un enorme successo per la Dreamworks, alle prese con la rivale Pixar: una storia con un eroe inconsueto, lontana chilometri dalle favole a cui eravamo stati abituati, tutti i canoni classici erano stati capovolti, uniti a delle ottime tecniche digitali, dove ogni personaggio assumeva alcuni dei tratti dell'attore da cui veniva doppiato. Insomma ci trovavamo di fronte a qualcosa di davvero innovativo: il cattivo è in realtà il buono, e i buoni per eccellenza sono in realtà i veri cattivi smascherati dall'orco stesso. Shrek è così diventato il cattivo trasformato in buono, colui che per farsi accettare dai suoceri e dalla moglie si procura una pozione magica che possa esaudire tutti i suoi desideri, l'orco che ha paura di diventare padre, ma che scopre di averne tutte le qualità, ed infine il mostro che capisce di essere fortunato per tutto quello che possiede solo dopo aver rischiato di perderlo: come in ogni favola anche tutti i film di Shrek c'è la morale.
Quest'ultimo film sembra non voler regalare nulla di nuovo oltre il semplice intrattenimento, e gli stessi cattivi di turno sono già apparsi nei precedenti film: il Pifferaio Magico appare per pochi secondi nel primo film, mentre Tremontino lo si vede già nel terzo capitolo, con barba e cappello, intendo ad aiutare Azzurro per conquistare il regno di "molto lontano", anche se poi in questo episodio si capisce che lo scopo è di avere il regno tutto per sé.
È un film che si guarda piacevolmente, ma non è di grandi aspettative.
Manuela Scuderi
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Shrek e vissero felici e contenti...in 3D













