“Mille splendidi soli” è il secondo romanzo dello scrittore di origine afghana Khaled Hosseini, autore del best sellers “Il cacciatore di aquiloni”
Il romanzo, appassionante sin dalle prime pagine e commovente sino a quelle finali, è esplicitamente dedicato da Hosseini alle donne afghane. Emerge il punto di vista femminile delle protagoniste: Mariam e Laila, diverse per estrazione sociale e culturale ma simili per la capacità di sottomissione e unite nel subire profonde umiliazioni, discriminazioni e violenze, imposte dall’organizzazione sociale afghana, fortemente fallocrate e maschilista. Mariam è una harami, cioè una bastarda. Figlia illegittima di Jalil, un uomo ricco, e della sua serva, costretta a vivere da reietta e a crescere con la madre, impara da lei cosa sia la sopportazione: «Imparalo adesso e imparalo bene, figlia mia. Come l’ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell’uomo trova sempre una donna cui dare la colpa».Laila appartiene, invece, a una famiglia benestante e mentalmente più “aperta”, la madre non indossa il burqa e il padre la manda a scuola. La sua vita, però, prende una piega dolorosa quando la loro casa viene bombardata e i suoi familiari muoiono.
Simboli di una condizione femminile rimasta nel tempo immutata nei paesi afgani, queste due donne vedranno le loro vite intrecciarsi in maniera imprevedibile, si troveranno a vivere sotto lo stesso tetto, mogli dello stesso perfido uomo, condividendo così un destino tragico. Obbligate a non parlare con nessuno, a servire come schiave il marito/padrone, ad accettare, con spirito di sopportazione e quasi in schiavitù, le violenze e il dolore, la loro vita risulterà pesante come un macigno, incessantemente sovrastata dalla figura maschile, ingiustamente adombrata sotto il burqa.
Mariam ricorderà per sempre le parole della madre: «Nana le aveva detto che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice…che si raccoglievano a formare le nubi, e poi si spezzavano in minuti frantumi, cadendo silenziosamente sulla gente. “A ricordare di come soffrono le donne come noi…di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso».
Nonostante le continue sofferenze e le amare delusioni, sopravvive nell’animo di queste donne il coraggio e la speranza di un futuro migliore, sullo sfondo di un paese martoriato, in cui più di una generazione ha conosciuto solo guerre e vittime innocenti.
Con sfacciato contrasto, le risorse paesaggistiche e le bellezze, sublimate dall’aridità del paesaggio, emergono splendidamente. Il titolo ricalca proprio quest’immagine del paese ed è tratto da una poesia su Kabul scritta da Saib-e-Tabrizi nel XVII secolo:“Non si possono contare le lune che brillano sui suoi tetti, nè i mille spendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri”.
Venera Tripoli
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I mille splendidi soli dietro i muri di Kabul













