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Solomon Kane

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Il personaggio creato da Robert Ervin Howard, Solomon Kane, rivive sul grande schermo grazie al regista Michael J. Bassett.

Solomon Kane è un mercenario, sanguinario e violento, a servizio di Elisabetta I. Giunto in Nord Africa con le sue navi, dopo aver disseminato morte e distruzione, si trova a fare i conti con il Cupo Mietitore, inviato dal diavolo con lo scopo di prendere la sua anima corrotta. Solomon riesce a fuggire, e trova rifugio in Inghilterra presso un monastero, dove inizia la sua conversione a uomo di pace, e non più di guerra. Quando Solomon verrà allontanato dal monastero, si troverà a dover riprendere le armi per salvare una giovane fanciulla, in seguito ad una promessa, e a dover fare nuovamente i conti con esseri demoniaci.

Il regista Michael J. Bassett, per questo suo nuovo film, trae ispirazione dall'omonimo personaggio letterario creato dalla mente del maestro della heroic fantasy, Robert Ervin Howard, lo stesso che diede vita a "Conan il barbaro". Solomon Kane però, non vive in ere remote e in luoghi fantastici, e la sua psiche è molto complessa: è l'uomo cattivo che si converte al bene, attraverso un viaggio che lo porterà a credere di essere al servizio divino per combattere il male.

La storia di per sé non ha nulla di originale: ci troviamo ad assistere la classica lotta tra le forze del bene e quelle del male, uomini che diventano demoni perché corrotti dal peccato, anime dannate, una fanciulla pura di cuore da salvare. I ritmi sono lenti in principio, è troppi veloci alla fine, con dei colpi di scena scontati: si inizia con il viaggio di Salomon e con dei flashback che raccontano il suo passato, le sue origini, per poi ritrovarci in mezzo ad una battaglia troppo veloce, e poco spettacolare. Lo stesso scontro tra Solomon e il Cupo Mietitore, è poco adrenalinico, regala poco allo spettatore, il quale non ha nemmeno il tempo di immedesimarsi nello scontro.

Nota positiva le scenografie: costumisti e scenografi sono riusciti a riprendere gli abiti e il clima cupo e orrido del tempo. L'Inghilterra del XVI secolo è ben rappresentata dalla nebbia e dalla pioggia, dal senso di morte che pervade (ricordiamo che vi era la peste), e dall'occulto.

Manuela Scuderi