Velocità e trasferimento non sono mai stati così facili e a portata di mano
Ormai nessuno può più farne a meno. E’ entrata di soppiatto nelle nostre case e di uscirne fuori proprio non vuol sentirne parlare. E se mai dovessimo riuscire a metterla alla porta, resteremmo fregati, perché lei è la”chiavetta” e non avrebbe quindi alcuna difficoltà a rientrare. Tranquilli … Non parliamo della comune chiave che il buon vecchio e amato ferramenta sotto casa ci fornisce, ma dell’ingegnosissima “chiavetta USB”, ovvero il nuovo metodo facile e veloce per trasferire in pochi secondi dati nel pc o dispositivi multimediali e viceversa. Ormai anche coloro i quali sono stati solo sfiorati dalla tecnologia, la quale ha poi egoisticamente deciso di non fermarsi a far 4 chiacchiere in amicizia, bensì di tirar dritto, dovranno presto arrendersi al progredire della scienza informatica.La prima versione della chiavetta, l’ USB 1.0, fu ideata nel 1996 e permetteva di trasferire dati alla velocità di 190 Kb/s. Un tempo di trasferimento eccessivo, che portò quindi nel 1998 ad ideare l’USB 1.1, con velocità di trasferimento pari a 1,5 Mb/s. Nel 2000, la new entry fù la 2.0, che trasferiva a 60 Mb/s. Fino ad arrivare alla Superspeed, ovvero la 3.0, che con la sua velocità di trasferimento pari a 600 Mb /s, diventa il segno tangibile che per stare al passo coi tempi e non rimanere indietro, dovremo presto armarci quanto meno di un lancia razzi ( che tanto per restare in tema, è disponibile anche nella versione USB da scrivania).
Non abbiate paura di lei. Le sue caratteristiche, se pur innumerevoli, sono molto utili. Anzitutto ci farà risparmiare, poiché essendo di natura sensibile, una volta connessa al Pc, si renderà conto delle unità attive e spegnerà per magia quelle inattive. Le porte forniscono una potenza massima di 900 mA, dunque ricaricano più velocemente le batterie degli apparecchi collegati, e si riconoscono dal colore blu. Unica pecca? In Italia ci sarà ancora un po’ da pazientare, poiché non farà la sua comparsa prima del 2011. E in ogni caso, dovremo tutti attrezzarci con processori di ultima generazione che supportino le nuove USB.
Piccola precisazione per gli eterni affezionati al buon vecchio calamaio: l’USB spesso viene denominata con l’appellativo di “pennino”. Sarebbe opportuno prestare attenzione a non far l’errore di immergerla nell’inchiostro. Se non altro perché risulterebbe poco maneggevole …
Roberta Tomaselli
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USB : non c’è due senza il 3.0













