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Citizen Journalism

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Un nuovo modo di fare informazione

Chi di voi, cari lettori, sa cos’è il “Citizen Journalism”? Forse non molti, visto lo stato dell’informazione nel nostro paese, ma per i più giovani o per chi ha un po’ di curiosità basta lanciare una ricerca su Google e troverà migliaia di risultati, dall’onnipresente Wikipedia, che ci dà una definizione di quello che stiamo cercando, ai siti o ai vari blogs che praticano quest’attività. Ma allora cos’è questo “Citizen Journalism”? Volendo restare fedeli alla definizione che ci fornisce mamma Wikipedia, il “Citizen Journalism” - in Italia “Giornalismo Partecipativo” - è il termine con cui si indica una nuova  forma di giornalismo, che vede la partecipazione attiva dei lettori, grazie alla natura interattiva dei nuovi media e alla possibilità di collaborazione tra le moltitudini di offerte informative su internet.

Ma chi sono, o chi possono essere, questi cittadini-giornalisti? Sono quella moltitudine di persone dotate di telefoni cellulari, videocamere e blog che vanno in giro a fotografare, filmare tutti quegli avvenimenti che gli capitano a tiro, e che si stanno affiancando in maniera prepotente ai media tradizionali come fonte di informazione affidabile e ad ampio spettro. Sempre più i mezzi d’informazione propriamente detti, come possiamo notare guardando un telegiornale o spulciando sui siti di grandi quotidiani, fanno uso di filmati o foto che provengono da persone normali che, spesso solo per caso, si sono trovate sul posto in cui si è verificata la situazione d’emergenza e, attraverso internet, su canali come YouTube condividono la loro esperienza. L’utente-lettore diventa parte attiva nel processo generativo del flusso dell’informazione e questo grazie appunto alla natura interattiva del mezzo internet. Nel mondo ci sono milioni di blog ed il numero è sempre crescente, si sviluppa in modo esponenziale il mondo dell’”user generated content”, il contenuto informativo generato e sviluppato totalmente dall’utente, che produce dunque un tipo d’informazione di senso opposto, vale a dire dal basso verso l’alto. Si ridimensiona, cosi, il ruolo del giornale ufficiale, che fino ad ora ha sempre esercitato la funzione di filtro tra quello che è il pianeta notizia e l’utente, scegliendo per quest’ultimo quali notizie fare arrivare e l’importanza da attribuire ad ognuna di esse.

Ci sono già dei validi esempi di siti che si fondano su contributi che vengono forniti dai citizen journalist sparsi per il globo, uno degli esempi più autorevoli è il sito sud-coreano “OhmyNews” il sito più visitato (oltre un milione di utenti al giorno). Oltre il 70% dei suoi contenuti sono prodotti da circa 35 mila cittadini-reporter, utenti comuni che decidono di dare il proprio contributo inviando un articolo. Volendo restare in Europa, “AgoraVox” è il sito più letto del vecchio continente, e la versione italiana conta circa 500 reporter. Quello che resta da capire è come si evolverà il rapporto tra media tradizionali, per capirci la classica testata con una redazione strutturata, e tutti quei blogs e siti di informazione indipendente alimentata e divulgata dal cittadino comune.

Come sarà il futuro dell’informazione con quest’approccio dal basso?

Ce lo chiediamo anche noi. Nel frattempo se l’argomento vi ha incuriosito, potete dare un’occhiata al sito www.citizenjournalist.it che cerca di fare una panoramica sul fenomeno.

 Foto da Google.com

Giuseppe Zappalà