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"Educhiamo il consumatore all'acquisto di oli di qualità"

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A margine del convegno organizzato sabato 5 maggio presso l'Hotel Parco degli Aragonesi dall'APO (Società Cooperativa Agricola Produttori Olivicoli) dal tema "L'olivicoltura siciliana per la difesa dell'ambiente e lo sviluppo del territorio" in cui sono intervenuti tra gli altri il Presidente della Camera di Commercio di Catania Pietro Agen, il parlamentare europeo Giovanni La Via e il Presidente Regionale C.I.A. (Confederazione Italiana Agricoltori) Carmelo Gurrieri, la redazione di "Oggimedia" è onorata di intervistare il Presidente dell'APO Giosué Catania, che ci ha presentato le attività dell'APO ed illustrato la situazione attuale del settore olivicolo in Sicilia.

Presidente, di che cosa si occupa l'APO?

«L'APO è una struttura cooperativa di olivicoltori che opera essenzialmente nelle province di Catania, Siracusa e Ragusa. L'obiettivo principale è di commercializzare i prodotti del settore attraverso un'adeguata assistenza tecnica alle aziende. Diamo importanza alle esigenze del consumatore, che sappiamo bene a volte non è tutelato a causa della scarsa informazione. Inoltre siamo promotori della DOP (Denominazione d'Origine Protetta) "Monte Etna" e "Monti Iblei", le cui caratteristiche uniche danno indubbiamente molta visibilità alla Sicilia».

In occasione dell'ultimo convegno avete presentato la "carta degli oli": di cosa si tratta?

«La "carta degli oli" è una proposta che viene avanzata alla ristorazione, che pensiamo debba accoglierla come strumento di conoscenza culturale. I consumatori potranno così optare tra un DOP Monte Etna, un DOP Monti Iblei e un'extra vergine 100% italiano, preferibilmente siciliano, in abbinamento al piatto scelto».

Purtroppo, in questi ultimi anni tira una brutta aria nel comparto alimentare a causa della crisi economica. Che ne pensa?

«Indubbiamente anche il nostro settore è stato pesantemente colpito. E' chiaro che il crollo dei consumi ha comportato una diminuzione sensibile della domanda dei beni alimentari e nello specifico dell'olio d'oliva. Conseguentemente, molti consumatori preferiscono acquistare oli che costano poco ma che non danno alcun beneficio alla salute, perché scadenti da un punto di vista qualitativo. Inoltre non è sempre chiara la provenienza del prodotto, sebbene ci siano nel mezzo tanti marchi commerciali conosciuti».

Quindi c'è tanta concorrenza sleale...

«Direi proprio di sì. Il mercato siciliano è molto penalizzato in tal senso. A livello globale, un olio extra vergine è venduto a un prezzo non superiore ai 2,70 € al Kg. In Sicilia invece si vende quasi il doppio a causa dei costi di produzione, di trasferimento e di confezionamento. Troppe aziende speculano sulla pelle del consumatore. Bisognerebbe secondo me agire subito per stroncare con accurati controlli le irregolarità del mercato in modo da sostenere la giusta competizione e dare risalto all'origine e alla qualità del prodotto, piuttosto che alla quantità».

Che relazioni avete con le istituzioni pubbliche?

«Da un punto di vista formale i rapporti sono buoni. Ma possiamo ancora migliorare. Da qualche tempo, infatti, chiediamo un piano strategico di rilancio, e una politica di finanziamenti uniformi atti a promuovere il marchio Sicilia. Ma soprattutto, il consumatore deve essere informato sulla bontà e sulle proprietà organolettiche dei prodotti della nostra terra».

Come vede il futuro nel settore olivicolo, presidente?

«Non lo immagino negativo, perché lo spirito d'iniziativa non manca mai. Dobbiamo puntare sul mercato medio - alto, che comprende le enoteche e i ristoranti, e non la grande distribuzione. Insomma, la svolta deve partire dall'eccellente qualità delle nostre produzioni, che rispecchiano i profumi e i sapori unici della nostra terra. Abbiamo la fortuna di avere un olio che soddisfa il nostro fabbisogno e che può benissimo varcare i confini del mercato regionale. Vogliamo insomma creare una nuova categoria di consumatore attento e consapevole, che conosca gli effetti benefici del nostro olio nella dieta mediterranea e che sia persino soddisfatto di pagare di più».

Da grande esperto qual è, saprà sicuramente dirci il piatto giusto che si sposa alla perfezione con un olio di qualità ...

«Premetto che quando siamo di fronte ad un olio di qualità, è sufficiente un solo cucchiaino per rendere strepitosa la pietanza. Detto questo, direi che l'olio si sposa alla perfezione con un bel piatto di ceci o fagioli, prodotti tipicamente mediterranei. Ma non sottovaluterei neanche il pesce: per esempio, l'olio fruttato delicato proveniente dagli oliveti dell'Etna riesce a esaltarne il sapore alla perfezione. Pertanto, consiglio fortemente di non acquistare e quindi consumare a tavola un olio di scarsa qualità, perché non solo rovina le pietanze ma crea danni rilevanti all'organismo».

Pasqualino D'Amico