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Una finestra aperta sul mondo: quale futuro per i giovani italiani?

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La manovra finanziaria di agosto "dimentica" disoccupati, cassaintegrati, precari, giovani alla ricerca di lavoro.

L'Italia continua ad arrampicarsi sugli specchi, paralizzata dalla crisi finanziaria di questi ultimi mesi e, seppure "c'è bisogno di più investimenti pubblici nella ricerca e di una crescente disponibilità delle imprese ad investire nella ricerca, nell'innovazione, nei giovani, affinché vengano chiamati a fare la propria parte e a dare loro adeguate opportunità" (Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano), la manovra finanziaria di agosto non prevede alcuno stratagemma che miri allo sviluppo del Paese.

Anche nella lettera inviata dal futuro governatore della BCE, Mario Draghi al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, si sottolinea "l'esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita".

E mentre la casta politica ignora i reali malesseri del popolo italiano, quanti giovani, sono andati via dall'Italia o alla ricerca di un'adeguata occupazione o per svolgere dignitosamente la propria attività lavorativa?

«Al contrario di voi, io "ho scelto" di essere italiano; attratto dalla lingua più bella del mondo, dall'accoglienza, dall'arte, dalla cultura, dopo 20 anni vissuti a Milano, ho come esaurito l'energia» afferma così, Roberto Silvestrini Garcia di origini venezuelane, produttore di candele artigianali.

«In tutti quegli anni non ho ricevuto aiuti né dalla città né dalla regione; non sono stato agevolato da incentivi, promozioni, sconti su iva, tasse che aiutino i giovani artisti e gli artigiani pertanto, sono stato "costretto" ad andare via dall'Italia e da qualche anno vivo e lavoro bene a Barcellona».

«Ho iniziato a lavorare subito dopo il liceo per poi mettermi in proprio dopo qualche anno creando nel 1990 una delle prime società di computer animation e grafica tridimensionale in Sicilia» racconta Nino Sciuto, giovane catanese trasferitosi in Jamaica che continua:

«All'età di 30 anni, dopo aver riflettuto a fondo sulla mia esperienza lavorativa e soprattutto sulle prospettive future in terra sicula, decisi di chiudere la società e dopo aver pagato gli ultimi fastidiosi balzelli fiscali a cui è soggetto chiunque voglia portare avanti un'attività imprenditoriale in Italia, mi dedicai ad organizzare la mia prima esperienza lavorativa all'estero. Per una serie di coincidenze trovai un'opportunità di lavoro in Jamaica, in un piccolo paesino turistico chiamato Port Antonio. Attualmente mi occupo di marketing e servizi di promozione turistica su internet; due anni fa ho sostenuto gli esami per diventare agente immobiliare in Jamaica. Sono membro della Camera di Commercio locale e lavoro ad un piano per lo sviluppo turistico eco-sostenibile della zona».

Nino Sciuto conclude:

«Ambientarsi in una cultura diversa è stata un'esperienza che mi ha arricchito molto; è un'esperienza che consiglio caldamente a chi voglia espandere i propri orizzonti. In questi ultimi 12 anni che vivo all'estero non sono mancati momenti di difficoltà ed incertezze ma, messi sul piatto della bilancia, diventano trascurabili. Al momento non penso di ritornare in Italia, soprattutto nello stato in cui si trova adesso, anche se amo sempre la mia terra e mi manca la granita al pistacchio. L'Italia è sempre un grande paese, ricco di risorse»!

E i disperati alla ricerca di un onesto lavoro?

«Durante gli anni di università, pur di non pesare sulle spalle dei miei genitori, ho lavato posate, ho preparato hot dog in tante paninerie, ho dato ripetizioni di matematica e fisica; nel 2001, finalmente, mi laureo in architettura» ricorda così Erica Galeazzi di Genova, trasferitasi da qualche anno a Milano e continua:

«Mentre pian piano cresceva la mia passione per tutto quello che è colore e immagine, iniziai ad occuparmi di grafica vera e propria tentando, ma invano, di aprire uno studio tutto mio. Tra le difficoltà ho continuato il mio percorso professionale presso alcuni studi per i quali ho dovuto aprire una partita Iva; sono state tante le delusioni e proprio nell'ultima agenzia per la quale ho lavorato 1 anno e 3 mesi, sono stata sostituita da due stagisti, sicuramente più conveniente ai datori di lavoro; adesso lavoro di nuovo per conto mio, sempre fra alti e bassi, sempre con mille incertezze».

E se in questi giorni, migliaia di giovani indignados urlano il loro malcontento sulle piazze di tutto il mondo, le "anime" di Norman Zarcone, dottorando in filosofia a Palermo e Pierpaolo Faggiano, giornalista pugliese, entrambi "vittime" di un sistema che non ha loro permesso di continuare a vivere per lavorare, come "guardano" al futuro di questi giovani?

Fonte Foto: La Redazione

M.C.