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Oggimedia intervista Accursio Truncali, l'artista autore dell'opera "Il riposo di Dedalo"

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Dopo la donazione dello scorso dicembre, per mezzo della quale lo scultore Salvatore Rizzuti ha donato il "Vespro", una scultura in legno d'immenso valore artistico, il Museo Civico di Caltabellotta(AG), che ha sede nel Palazzo della Signoria, si arricchisce di una nuova realtà artistica: "Il riposo di Dedalo", una pittura di Accursio Truncali.

Alla presenza del Primo cittadino, On. Calogero Pumilia, del Presidente della Pro Loco Leonardo Nicolosi e dello storico, insegnante Vincenzo Mulè, il 6 Agosto alle ore 18:30 "Il riposo di Dedalo" è stata ufficialmente donata alla comunità di Caltabellotta. Momentaneamente l'opera è posta sulla parete sinistra della sala d'ingresso del Museo ma non si esclude che in futuro venga modificata la sua collocazione.

Oggimedia, presente all'evento, ha intervistato il creatore dell'opera, Accursio Truncali, per comprenderne l'origine e il suo significato. Accursio non vive fisicamente a Caltabellotta ma il suo cuore è sempre rimasto nel suo paese d'origine. Dedalo, inventore della scienza e dell'arte, secondo il mito, fuggendo da Creta in volo, arrivò a Caltabellotta e qui venne a riposarsi. L'artista ha scelto di ritrarlo proprio in questo suo momento finale.

Accursio qual è la genesi de "Il Riposo di Dedalo?

«Quest'opera nasce quattro anni fa in concomitanza con una personale che io ho condiviso con una pittrice caltabellottese, Maria Castrogiovanni, e con un pittore palermitano. Fu allora che ho iniziato a pensare a questa pittura, prima solo mentalmente, poi una sera, senza nessun progetto, presi tre tavole e cominciai a buttare giù il colore. Pensavo a questo cielo rosso, coraggioso e materico e poi al modo in cui avrei dovuto rappresentare la mia Terra. "Il riposo di Dedalo" è un'opera autobiografica perché io sono un fuggitivo proprio come lui».

Raffigurare miti e leggende non è un lavoro facile, come si pone l'artista nei confronti di queste storie?

«Rappresentare il mito non è mai semplice, non lo si può raffigurare guardando il reale quindi Caltabellotta come è oggi. Ho pensato ai contorni del Kratas come se fosse l'albume di un uovo. Il posto dove sono nato doveva essere rappresentato col colore bianco candido in modo tale da dare l'impressione del primigenio».

Il protagonista assoluto dell'opera è Dedalo, perché hai scelto di dargli tali fattezze?

«Non ho voluto rappresentare Dedalo che planava su questo territorio ma seduto e già arrivato. E' fuggito fino ad ora ma adesso ha trovato un posto dove forse finirà i suoi giorni. Da qui poi ho pensato a questo moicano con delle scarpe».

E' una rappresentazione atipica quella delle scarpe, da quale pensiero nasce?

«La scarpa è il simbolo che ci lega alla terra, da lontano sembra una farfalla con le ali, da vicino ha un significato più profondo del contatto diretto con la Terra. L'opera è composta da tre elementi: il cielo, la Terra e Dedado che fa da trade union. Il cielo non è reale bensì metafisico, il mito non ha tempo ed è senza spazio. A questo cielo che è rosso si contrappone il bianco candido dell'albume di un uovo. Infine c'è Dedalo, mostrato non con le ali ma con le scarpe che sono a contatto con la nostra Terra di Caltabellotta».

Cosa prova un artista nel separarsi da una sua creatura?

«Non mi sono separato da Dedalo perché questa è casa mia. Non avrei mai regalato quest'opera se non a Caltabellotta, sono felice di condividerla con i miei compaesani. Essa nasce per Caltabellotta e ognuno si può rivedere nella pittura. Il significato espresso è soltanto la mia visione, si potrebbe dire molto altro ma io lascio libertà all'immaginazione riprendendo le parole di Marcel Duchamp: "E' impossibile, forse addirittura blasfemo, commentare un'opera d'arte. Solo gli occhi e un determinato atteggiamento mentale possono collocarci in giusta disposizione davanti ad una tela, una scultura, un disegno. La parola è non solo arbitraria ma insolente e ridicola, e rischia di sovrapporsi a quanto la tela, la scultura, il disegno dicono. La parola può tradire"».

«L'opera viene accolta con la stessa ospitalità con cui il Re Kokalo accolse il vero Dedalo del mito. Ringrazio Accursio, l'opera per noi è un dono assolutamente gradito». Con queste sentite parole il Sindaco ha ringraziato l'autore de "Il riposo di Dedalo".

Foto del redattore

Sabrina Ferrante