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Amianto: Benefici Previdenziali per nuova categoria professionale

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Con la sentenza del novembre 2010 del giudice del lavoro di Siracusa, D.ssa Elvira Maltese, venne accolto il ricorso presentato dagli Avvocati Salvatore Runza e Giuseppe Milazzo, per il riconoscimento dei benefici previdenziali destinati a quei lavoratori dello Stabilimento Sasol Italy (ex Enichem) di Augusta che intervennero, dagli anni '70 sino ai primi anni '90, nella manutenzione e nelle operazioni su parti di impianto in cui era presente l'amianto.

Nel mese scorso, la D.ssa Antonella Resta, giudice del lavoro di Siracusa, accoglie un ulteriore ricorso degli Avvocati Runza e Milazzo, allargando così il fronte delle figure professionali impiegate presso lo Stabilimento Petrolchimico siracusano.

Oggimedia incontra l'Avv. Salvatore Runza per approfondire l'argomento in questione.

Avvocato Runza, la sentenza di giugno 2011 accoglie il vostro ricorso. Quale nuova categoria di lavoratori ha ottenuto i benefici previdenziali?

«Con questa nuova sentenza si è estesa la tipologia di lavoratori che, pur non avendo direttamente manipolato l'amianto, è comunque stata esposta alle sue polveri. In particolare, hanno ottenuto i benefici previdenziali anche i capi-turno di impianto di produzione; la mansione era quella di supervisionare l'attività degli operatori di impianto pertanto, avendo lavorato a stretto contatto con questi ultimi, respiravano ugualmente le fibre cancerogene».

È possibile sostenere che questa sentenza possa fare da "pilota" a successive "battaglie giuridiche"?

«Sicuramente questa sentenza costituisce un punto di riferimento da cui si potranno conseguire altri nuovi e positivi risultati. Il ricorso, infatti, è stato accolto integralmente e non parzialmente così da delineare un'ulteriore vittoria».

Molti lavoratori, ex dipendenti Enichem, non sono riusciti a presentare domanda con scadenza giugno 2005 per essere riconosciuti soggetti esposti all'amianto. Avv. Runza, assisterete anche questi lavoratori esclusi per motivi burocratici?

«Certamente. Stiamo preparando un'azione collettiva che tenga conto di tutti quei lavoratori che non sono riusciti a presentare domanda entro la scadenza e quindi definiti dalla legge come "decaduti". Ricorreremo anche alla Corte di Giustizia Europea di Bruxelles per batterci contro la violazione dell'uguaglianza dei diritti dei lavoratori e quindi l'illegittimità della legge che lede il diritto alla salute del lavoratore».

Vi sono altre figure professionali, ex lavoratori Enichem, che potrebbero iniziare un nuovo cammino giuridico affinché vengano fatti valere i loro diritti previdenziali?

«Stiamo procedendo al di là della figura professionale quindi nei confronti di tutti quei lavoratori che, nei fatti, si trovavano esposti alle fibre di amianto».

Avvocato Runza, in conclusione della nostra intervista, è possibile trovarsi al cospetto di strutture in amianto, un esempio, le coperture delle cabine di alcuni stabilimenti balneari. Come si può intervenire?

«Se dovessimo trovarci di fronte a strutture costituite in amianto, nel caso specifico dinanzi a coperture di cabine in eternit, è necessario diffidare il proprietario dello stabilimento balneare affinché intervenga con lo smaltimento del materiale; in seguito si può agire anche in giudizio».

Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che le polveri di amianto, raggiungendo i polmoni, esercitano un'azione cancerogena provocando in certi casi l'asbestosi, ovvero il carcinoma bronchiale. Nel corso di questi ultimi anni, alcuni operatori dello Stabilimento Petrolchimico di Augusta hanno perso la vita a causa di questa devastante malattia. Le battaglie giuridiche in corso, per l'ottenimento dei benefici previdenziali nei confronti dei lavoratori esposti alle polveri di amianto potranno solo in parte dare loro giustizia, perché di fronte alla malattia e, ancor peggio di fronte alla morte, non può sussistere alcun appagante risarcimento o beneficio previdenziale.

Foto del redattore

Melania Costantino