Oggimedia ha intervistato il vicepresidente di Addiopizzo Catania, Totò Grasso, in merito al murales danneggiato sito su uno dei muri del viale Ulisse.
26 maggio, il murales, non ancora completo e che l'associazione "Addiopizzo" di Catania ha voluto dedicare alla memoria della strage di Capaci, è stato danneggiato con della vernice rossa, proprio all'altezza del ritratto sorridente di Giovanni Falcone.
La redazione di Oggimedia, presidiata dal nostro direttore Marco Lombardo, ha avuto il piacere di incontrare ed intervistare il vicepresidente dell'associazione Addiopizzo, Totò Grasso, al quale abbiamo chiesto delle delucidazioni in merito all'accaduto.
Qual' è stata la prima reazione, da parte della vostra associazione, nel momento in cui siete venuti a conoscenza del rovinoso deturpamento del prezioso murales commemorativo?
«La prima sensazione è stata di delusione, soprattutto per il lavoro che avevamo fatto in queste settimane. Vedere il viso di Falcone imbrattato di vernice rossa non è stata una bella impressione, proprio per il tempo che avevamo dedicato a questo progetto, che sentiamo come un nostro figlio. La più grande soddisfazione però, è l'immediata solidarietà che c'è stata dimostrata dalla cittadinanza catanese: dalle associazioni giovanili, dalle altre antiracket, dalle stesse istituzioni, dal Comune alla Provincia, dai carabinieri alla prefettura. Tutti sono vicini a noi e al nostro progetto, anche perché quello che diciamo da sempre è che "Un muro contro la mafia" non è un progetto di Addiopizzo, ma di tutta Catania. Siamo molto soddisfatti nel vedere che gli idioti che hanno fatto questo gesto infame, sono solo degli idioti isolati, e che il resto della città vive ancora ed è con noi».
È il secondo murales offeso dall'intervento di ignoti. Il primo recava solo la scritta "Contro la mafia l'amore per la memoria e l'impegno per l'azione", che è stata parzialmente coperta con della vernice nera. È una dimostrazione di come le parole continuino a far paura?
«Non è un caso il danneggiamento di entrambi i murales: è ovvio che nella nostra città, parlare ancora di antimafia, di persone che hanno combattuto la mafia e sono morte per quello siano per qualcuno causa di irritazione e disturbo. È altrettanto vero, però, che sono pochi coloro che la pensano cosi, e questo rappresenta un motivo in più per andare avanti, per combattere e continuare con i nostri progetti, come il completamento di questo murales e l'inizio di un altro in onore di Borsellino. È giusto ricordare chi ha perso la vita per dare a noi un futuro migliore».
Crede che chi ha voluto rovinare queste due opere sia solo un tempistello di quartiere o che si tratti di attacchi mirati ad Addiopizzo?
«Sicuramente sono azioni che non possono essere ricondotte a dei semplici ragazzini, troppe coincidenze: sono azioni di qualcuno che magari non gradisce queste immagini, piuttosto che quelle parole, e lo dimostra in questo modo. Alla luce dei fatti è poco importante scoprire chi ha commesso il gesto, perché ha dato a noi la forza per andare avanti, e ha fatto capire a gran parte della città che c'è gente a cui da ancora fastidio parlare di mafia, e soprattutto di antimafia».
Quanto è importante coinvolgere i giovani all'interno le vostre iniziative, e la vostra associazione?
«I giovani, tra cui anch'io, sono il futuro, di conseguenza l'antimafia deve partire da noi. Non bisogna dimenticare che la mafia è un fenomeno culturale, di conseguenza va combattuto con la stessa cultura e la giusta informazione. Noi ci spendiamo molto da questo punto di vista, infatti organizziamo vari incontri con le scuole: crediamo sia compito dei giovani capire, con la giusta informazione, quale sia la strada giusta da prendere. Quando si parla di mafia non si conosce molto bene la storia, ci si aggrappa a storie vecchie di telefilm, di racconti di nonni, quando invece la realtà dei fatti è ben diversa: ognuno di noi nel suo piccolo può fare qualcosa. I giovani devono essere informati perché, con il loro contributo, possono permettere a Catania di fare il salto di qualità e risorgere».
E' necessario educare i giovani d'oggi alla memoria?
«La memoria è molto importante perché, se non sai chi sei e da dove vieni, difficilmente si può andare avanti verso il futuro. È giusto educare i giovani alla memoria, e far conoscere chi è morto per dare un futuro migliore alla nostra Sicilia, ed è altrettanto giusto, una volta che si è avuta coscienza di questa memoria storica, portare avanti il progetto che queste persone hanno dovuto lasciare, non per volontà propria, incompleto».
Il comune passante ci fa sapere "Ma a che serve un'immagine, semplicemente per ricordare"? È solo una questione di memoria?
«Non è solo un questione di memoria o di ricordo, perché molti giovani non conoscono chi sono Falcone e Borsellino. Sapere chi sono le persone che hanno dato la vita per questo paese è un motivo in più per credere di poter fare qualcosa. Non possiamo pensare di risolvere da soli il problema della mafia, ma nel nostro piccolo possiamo cercare di risolvere quello della cultura mafiogena, dei comportamenti mafiogeni, invece di assumere degli atteggiamenti omertosi. Secondo me è impensabile che una persona di fronte al viso di Falcone, di Borsellino, di Fava, possa restare insensibile, deve suscitare per forza qualcosa che scuota la sua coscienza».
Qual' è quindi il messaggio che volete dare, affinché i concittadini siano coinvolti nei vostri progetti, o inizino semplicemente ad essere più attivi anche nel loro piccolo?
«Addiopizzo è una realtà che ormai ha fatto le sue radici a Catania, ma bisogna dare sempre di più. Noi siamo un gruppo di ragazzi che cerca ogni giorno di portare avanti gli ideali della nostra associazione, in vari modi. Ogni tipo d'aiuto è ben accetto, come l'entrare a far parte di Addiopizzo, perché ovviamente più siamo, e più sono i progetti che possiamo portare avanti, soprattutto possiamo avere un bacino d'utenza ancora più ampio, e raggiungere più obiettivi contemporaneamente. Bisogna svegliarsi e capire che a Catania l'antimafia c'è e si può fare, non solo con le parole ma anche con i fatti. Tutte le persone che vogliono o volessero dare una mano trovano i nostri contatti sul nostro sito www.addiopizzocatania.org , oppure possono a venire a trovarci durante le nostre riunioni, o contattarci su Facebook e Twitter. A giugno dovrebbero finire i lavori presso la nostra sede, un bene confiscato alla famiglia Sanzone, che si trova via Grasso Finocchiaro n.112, a Picanello: con la nostra presenza speriamo di dare ai ragazzi della zona la possibilità di scegliere una strada alternativa».
Impressionati dall'entusiasmo, dalla passione e dall'impegno del vicepresidente Grasso, ci concediamo con la promessa di ritornare quando il murales sarà terminato.
Addiopizzo c'è e continua a mantenere viva la memoria.
Foto del redattore
(Totò Grasso, vice presidente di "Addiopizzo" Catania e Marco Lombardo, direttore resposnasabile "Oggimedia"
Manuela Scuderi
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Addiopizzo Catania: il murales in memoria della strage di Capaci sarà ripristinato.













