Affrontiamo l'argomento con il Dott. Lenzi
Il mito del maschio italiano sembrerebbe venir meno, almeno secondo i dati emersi dall'ultimo congresso del S.U.N.I., Società Urologi del Nord Italia.
L'indagine, riguardante il periodo compreso tra il 1940 e il 1990, registra infatti una drastica riduzione del numero degli spermatozoi, che nello specifico sarebbero passati da 113 a 66 milioni.
Le cause sono da ricondurre a cambiamenti nelle abitudini e nello stile di vita tra cui un'alimentazione scorretta, il fumo, l'alcol, l'uso di sostanze stupefacenti ma anche comportamenti sessuali a rischio, mancanza di prevenzione, l'insorgenza di patologie come il varicocele.
La capacità riproduttiva dei maschi italiani, dunque, si è ridotta nel tempo provocando quella che viene definita un'emergenza nazionale nascosta. Nelle coppie infertili, infatti, il 55% delle volte è da imputare all'uomo, il problema addirittura sembra interessare maggiormente i giovani con un' età media di 25 anni. Oggimedia affronta l'argomento con il Dott. Andrea Lenzi, Direttore del Dipartimento di Fisiopatologia Medica ed Endocrinologia dell'Università "La Sapienza" di Roma.
Negli ultimi anni, si parla sempre più spesso di infertilità maschile. Quali sono le percentuali connesse a questa realtà clinica?
‹‹In passato si riteneva che la mancanza di concepimento dipendesse soprattutto dalla donna. Gli studi condotti negli ultimi anni hanno invece dimostrato che almeno nel 50% dei casi è l'uomo ad avere una ridotta capacità riproduttiva. Ne è una testimonianza l'incremento esponenziale della richiesta di analisi seminale dalla fine degli anni '60 ad oggi. Secondo i dati del nostro Laboratorio di Seminologia e Banca del Seme dell'Università La Sapienza di Roma sono oggi quasi 5.000 le richieste annuali di analisi seminali, mentre alla fine degli anni '60 erano solo poche centinaia››.
Quali sono i fattori che causano questo problema?
‹‹Sono numerosi i fattori che possono influenzare negativamente, per tutto l'arco della vita di un uomo, la sua capacità riproduttiva, determinando situazioni di infertilità transitorie o definitive. Le cause più frequenti possono essere legate a infezioni, traumi testicolari, varicocele, tumori ed i loro trattamenti chemio o radioterapici, ma anche a stress fisici o psichici prolungati. Non bisogna, infine, dimenticare l'influenza dello stile di vita e, quindi, gli effetti negativi legati al fumo di sigaretta, inquinamento ambientale, eccesso di alcool, uso di droghe, anche leggere, o di steroidi anabolizzanti››.
Tra le cause mediche, si fa riferimento al varicocele. In cosa consiste questa patologia?
‹‹Il varicocele è la dilatazione varicosa delle vene dello scroto. Questa condizione può determinare un innalzamento di pochi gradi della temperatura del testicolo che, se si mantiene per lungo tempo, può causare infertilità, in quanto agisce sui parametri nemaspermici (numero, motilità e morfologia) e sulla struttura degli spermatozoi››.
Che tipo di comportamenti occorre adottare per fare prevenzione?
‹‹Si consiglia, soprattutto ai giovani, di evitare droghe e il fumo di sigaretta, di non abusare con l'alcol e di mantenere un' alimentazione quanto più possibile sana e un'adeguata attività fisica. Si consiglia anche di evitare rapporti occasionali non protetti, perché espongono al rischio di infezioni a trasmissione sessuale che possono compromettere la fertilità, e mantenere una corretta igiene intima. Bisogna anche fare molta attenzione allo stress, perché l'eccesso di adrenalina può produrre disturbi dell'erezione transitori, agli indumenti troppo stretti. Infine, eseguire periodicamente l'autopalpazione dei testicoli e dopo i 18 anni di età iniziare ad aver cura della propria salute andrologica››.
Sono più gli uomini o le donne che si recano dal medico specialista per fare dei regolari controlli?
‹‹Vi è un netto divario fra i due sessi. Le donne si rivolgono molto presto al ginecologo, e fanno controlli indipendentemente dal loro stato di salute, in poche parole fanno vera prevenzione. Gli uomini vanno molto meno dall'andrologo, a volte, addirittura, ne ignorano l'esistenza, e richiedono una vista molto tempo dopo che si sono manifestati i sintomi. Solo una esigua percentuale di uomini si rivolge all'andrologo per un puro e semplice controllo››.
C'è una differenza tra Nord e Sud?
‹‹I dati dell'ISTAT dicono che vi è stato un aumento del numero medio di figli per donna al Nord e al Centro e una contemporanea diminuzione nel Mezzogiorno. Ad oggi alcune regioni del Nord presentano dei livelli di fecondità più elevati di quelle del Sud, si cita a titolo di esempio il caso della Lombardia (1,5 figli per donna nel 2008) e quello della Campania (1,44) regione che viene tradizionalmente considerata fra le più prolifiche. Bisogna, peraltro, ricordare l'influenza dell'immigrazione sia interna al nostro Paese che quella proveniente dal resto del mondo che contribuisce a rendere più "prolifico" il Nord Italia››.
Gli uomini sono ancora restii a parlare dei loro problemi sessuali?
‹‹Purtroppo, i maschi sono molto restii a parlare dei propri problemi sessuali. Per molti di loro andare dall' andrologo equivale ad ammettere di essere 'impotenti'. Parlare di sesso è molto difficile, visto che la sessualità riguarda quanto di più intimo e profondo ci sia nell'individuo. E questo vale ancora di più nel maschio, da sempre abituato ad identificare il suo essere uomo con una normale sessualità e riproduzione. Si crea, pertanto, un cortocircuito per cui da una parte il paziente non comunica al proprio medico curante i suoi problemi di erezione e dall'altra parte il medico di medicina generale non si informa sulla sessualità del suo paziente e non è, in genere, preparato ad affrontare correttamente il problema. Tutto ciò può essere fonte di problemi anche molto gravi per il paziente. Per esempio, la Disfunzione Erettile può essere il primo segnale di una patologia cardiovascolare, del diabete, di una depressione››.
Fonte foto:mamma.pourfemme.it
Cosima Ticali
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Allarme fertilità maschile; dimezzata la capacità riproduttiva del maschio italico













