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Sapia vs Tornatore: Baaria, l'accusa sembrerebbe plagio

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Da una parte l'enorme successo di Baarìa e del suo regista Giuseppe Tornatore, dall'altra Giovanni Sapia, uno scrittore di Rossano, che sostiene che la sceneggiatura del film ha inspiegabili corrispondenze con in suo libro "Il romanzo del Casale" tanto da pensare che possa trattarsi di plagio.
Oggimedia ha voluto indagare su questa assurda vicenda e lo ha fatto intervistando proprio Giovanni Sapia, uomo di cultura, filologo, critico e giornalista, tra i vari riconoscimenti ha ricevuto la Medaglia d'Oro dal Presidente della Repubblica per la scuola, la cultura e l'arte e nel 1978 ha ottenuto il "Premio Villa San Giovanni" per la filologia classica.

Ci descriva la storia de "Il romanzo del Casale" e le tematiche principali?

«"Il romanzo del Casale" quando lo mandai inizialmente all'editore aveva come titolo "Il Casale", corrispondente a "Baarìa" di Tornatore, solo in un secondo momento ho apportato la modifica. L'ho intitolato "Il Romanzo del Casale" perché sono venti racconti che tuttavia hanno tra loro un filo conduttore. La storia rappresentata è quella di una borgata contadina attraverso fatti, vicende, persone e ambienti, legati insieme così da fare un dramma unico, dramma nel senso letterario della parola. Il periodo di riferimento va dal fascismo fino al dopo guerra inoltrato, e con esso la rappresentazione del male e del bene, un bene fatto di affetti, di solidarietà, di piccole gioie. La storia si allarga anche al paese a cui questo Casale appartiene, esso è una frazione di un grande paese dove c'è un vescovato, una cattedrale e anche un ambiente politico importante. Le conseguenze della diffusione di malattie come la tubercolosi, i matrimoni combinati tra il vecchio d'America e la giovane del luogo, il bisogno della povera gente di liberarsi della miseria per poter crescere un figlio e farlo diventare un professionista, le vicende fasciste, il malumore della classe operaia e contadina, sono solo alcune delle tematiche affrontate nel Casale».

Quali sono le concordanze tra il film Baarìa di Giuseppe Tornatore e il suo romanzo?

«Si certo che ci sono, le ho raccolte tutte insieme. So che non sono l'unico ad avere il diritto di rappresentare un secolo, ma è la maniera di rappresentarlo che distingue gli uni dagli altri. Io ho scritto qualcosa che ha scritto Verga, Verga a sua volta avrà scritto di cose già raccontate ma è la maniera ad essere diversa. Nel film di Tornatore ci sono vicende precise e anche parole, la concordanza riguarda anche il risvolto di copertina. Ne "Il romanzo del Casale"si legge: "questi venti racconti, che possono essere considerati capitoli di un romanzo che eleva il casale a personaggio collettivo e corale", Tornatore con un coraggio davvero leonino di sfida scrive: "(...)e in questo tempo scorre la vita di un paese siciliano(...). Tutta una vicenda corale. Una narrazione collettiva". Non è solo la vicenda ma anche le stesse parole, un altro si sarebbe anche guardato dal farlo, è proprio una sfida del potente che non si cura di nulla. Sta parlando con un giornalista, io prima di essere Filologo, sono stato il primo giornalista dell'Italia Libera. E' terribilmente feroce vedermi assassinato così attraverso un libro in cui ho voluto condensare il succo della mia vita, la mia visione, la storia della mia famiglia e anche dei dolori che non sono stati confessati a nessuno e che "questo signore" mi ha deturpato. Nel romanzo c'è il cuore, c'è la mia vicenda personale, ho inserito cose che non ho detto nemmeno ai miei figli e lui le ha profanate».

E' vero che le fasi editoriali che hanno portato alla pubblicazione de "Il romanzo del Casale sono state alquanto particolari?

«E' vero. Ho inviato all'inizio del 2007 il mio romanzo alla casa editrice Sellerio di Palermo sollecitandone più volte la lettura. Il testo mi fu restituito nel febbraio 2008, ho ricevuto una cortese lettera nella quale mi veniva spiegato che il loro programma non consentiva la pubblicazione della mia narrativa. Solo in un secondo momento ho scoperto che Sellerio ha pubblicato la sceneggiatura di Baarìa e leggo che Tornatore ringrazia nella prefazione l'editore per l'assistenza ricevuta. Ma non è tutto: mando il romanzo all'editore Pironti nell'aprile del 2008, ne viene annunciata la pubblicazione per l'agosto dello stesso anno ma essa avviene solo un anno dopo, nell'aprile del 2009. Vengo poi a sapere che Pironti, amico di Tornatore, diversi anni prima, aveva dato al regista un libro dal quale è stato tratto un film "Il Camorrista". Mi trovo in una selva di spine, se qualcuno può dare una luce di verità io non posso che esserne grato. Penso che chi può farlo, specialmente se è un giornalista, contribuisce ad affermare il vero».

Ha mai provato a parlare con il regista Giuseppe Tornatore per avere da lui delle spiegazioni su tutte le coincidenze riscontrate?

«No, non avrei l'animo, anche se io non conosco la parola nemico e in ogni avversario c'è la versione umana indipendentemente da tutte le vicende ripeto non avrei l'animo di parlargli. Credo esoso quello che ha fatto, è una ferita mortale che mi ha abbreviato la vita, forse questi ultimi giorni, mesi o anni li avrei vissuti meglio, lui me li ha oscurati. La storia del romanzo è la vicenda di un secolo ma attraverso la mia vita che è cominciata nel 1922 e continua ancora, sono vicende che ho vissuto personalmente, a cui ho assistito e nelle quali sono nascoste parole e sofferenze personali che non avrei rivelato nemmeno ai miei figli lasciandole sepolte. E' una cosa estremamente dolorosa, io non vado cercando la gloria né guadagno alcuno, se sarà riconosciuta la mia ragione, in un mondo di giusti in cui ancora credo, ci sarà anche un risarcimento».

Cosa è accaduto durante la prima udienza del 18 aprile?

«In quel giorno hanno chiesto al giudice, prima di iniziare la vera azione civile, di accertare attraverso una perizia tecnica l'esistenza o meno del plagio. C'è stata un'udienza a cui io non sono andato ma ho mandato il mio avvocato. Il giudice si è riservato di rispondere. Se riconoscerà l'opportunità di questo confronto preliminare mezza causa è fatta, altrimenti bisognerà iniziare regolarmente l'azione legale. Io sono un agnello in mezzo ai lupi, sono stato Preside di un liceo per 35 anni e con il mio stipendio non ho la possibilità giuridicamente di battere un armento di tori. Loro hanno soldi. Io aspetto dalla stampa la mia difesa non dal tribunale. Io non mi aspetto che lei mi difenda ma che legga le cose, che analizzi anche se non mi è gradito ciò che scrive. Stasera mi dà una gioia perché io vorrei che si sapesse, anche l'eco può arrivare in tribunale. Volevo dare querela ma i miei avvocati me l'hanno sconsigliato e ora me ne pento perché la cosa è tanto palese che un reprobo avrebbe visto la verità».

Se Giuseppe Tornatore le avesse chiesto di prendere spunto dal suo romanzo avrebbe permesso al regista di girare un film sulla storia?

«Con tutto il cuore, mi avrebbe fatto onore e gliel'avrei concesso anche senza denaro ma così è stato un furto. Lui l'ha fatto mentre il libro era in itinere, Tornatore non ha utilizzato un libro edito bensì un testo che correva verso la pubblicazione».

Delle coincidenze sistematiche tra "Il romanzo del Casale" e "Baarìa" si è accorto per caso vedendo il film oppure è stato informato?

«Sono stato avvisato appena uscito il film dalla segretaria di un liceo di Rossano perché il mio romanzo lo avevano letto a scuola. Mi ha riferito tanti particolari ai quali non ho subito creduto ritenendole piccole coincidenze. Allora ho aspettato che il film arrivasse a Rossano, sono andato a vederlo due volte, non contento di questo mi sono munito di una copia, l'ho riguardata più volte e sono inorridito. Mai potevo aspettarmelo, la mia moralità di semplice cittadino non di eroe non mi permette di capire».

Il regista Giuseppe Tornatore ha provato a difendersi da queste accuse?
«No, lui sostiene che Baarìa è il film della sua vita, e io ho fatto sapere a lui che la sua vita comincia dal 1960 non dal 22 quindi non può essere il film della sua vita. Può aver sentito raccontare alcuni fatti ma non può averli vissuti se non dal sessanta in poi».

Il film Baarìa ha avuto grande successo, crede di riuscire ad ottenere un risarcimento?

«Ho fede nella giustizia e ad essa ho dedicato l'ultimo dei venti racconti. Si intitola "Il triste paradosso dell'avvocato Liborio", in essa si racconta di un avvocato che difende la giustizia e ne rimane vittima. Ritirandosi nella campagna che gli è stata bruciata mette nello studio una scritta: "i tribunali ci sono non per dare giustizia a chi la chiede ma per difendere chi la offende". Non è questo il mio pensiero ma rappresenta il gioco tra il paradosso e la verità».

Oggimedia ringrazia di gran cuore il preside Giovanni Sapia, è stato un fiume in piena, la cultura permette scambi di opinione importanti e soprattutto di crescita. Non sappiamo quale sarà l'esito di questa vicenda ma ci auguriamo che il vero diventi noto il prima possibile perché "solo la verità rende gli uomini liberi".

Fonte foto:nuovasibaritide.it

Sabrina Ferrante