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Omaggio a Palermo di Alessandro Bronzini

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Numerose sono state le iniziative organizzate nelle diverse città della nazione per celebrare l'anniversario dei 150 anni dell'Unità d'Italia. In questo contesto è da inserirsi l'omaggio che ha offerto ai palermitani il pittore Alessandro Bronzini che, libero da poco dopo aver trascorso metà della sua esistenza in carcere, ha deciso di dedicarsi interamente all'attività che l'ha sempre contraddistinto: la pittura.

live painting performance", ovvero la realizzazione di un dipinto in tempo reale, tra la curiosità e l'interesse delle persone che passeggiavano per piazza Marina, nel cuore antico della città. Soggetto del quadro, il "Genio di Palermo", la simbolica statua marmorea presente in varie parti della città (tra cui nella fontana di piazza Rivoluzione), raffigurante un uomo dalla barba divisa, con una corona in testa ed un serpente tra le braccia che si nutre del suo petto. Giusto per soffermarsi sul tema dell'Unità d'Italia, il maestro d'arte ha deciso di "trasgredire", dipingendo una fascia tricolore per decorazione. Inoltre, Bronzini, che ha insegnato a dipingere al boss dei boss corleonesi Luciano Liggio, ha esposto una decina di suoi quadri, realizzati nel corso degli ultimi anni, per la strada. Nei dipinti prevalgono temi attuali, come la satira nei confronti delle istituzioni, dalla Chiesa allo Stato, con una particolare attenzione per l'argomento della giustizia.

Giorni fa, l'artista si è esibito, infatti, in una "

Oggimedia ha avuto l'occasione di rivolgergli alcune domande per saperne di più sulla sua iniziativa, organizzata dell'associazione culturale "Crogiolo Arti" di cui è presidente, e sulla sua passione per l'arte del dipingere.

Da dove è partita l'iniziativa di dipingere un quadro dal vivo per strada?

«L'iniziativa è partita proprio in occasione dei 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia. Era chiaro che il soggetto doveva essere proprio la statua emblematica di Palermo, il "Genio". Mi è sembrato necessario fare questo omaggio alla mia città. Per restare in tema, ho deciso di dare un paio di pennellate per ricordare l'evento».


Che significato ha, in questo contesto, la figura del "Genio"?


«Il "Genio" è importantissimo. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che Garibaldi concluse la sua impresa proprio a Palermo, con la famosa battaglia del ponte Corleone».


Perché proprio piazza Marina come location dell'iniziativa?


«Ho scelto piazza Marina proprio per il semplice motivo che è più popolosa. L'iniziativa può risultare più incisiva ed efficace in un luogo come questo».


Come mai ha esposto i suoi quadri per strada?


«Il pittore deve diventare artista da strada, stare con la gente, quindi, esporre le proprie opere e farla conoscere. In studio, ormai, non si riesce più a far vedere quello che si fa. Io credo che "street art" sia la formula più autentica di tutte per esprimere la propria arte».


Di che cosa trattano i quadri che ha qui esposto?


«I temi sono facilmente visibili. Nei quadri che ho qui esposto si possono vedere personaggi del clero e del governo che fanno a gara a stare in equilibrio mentre il popolo sta a guardare, un avvocato che fa il giocoliere con il suo cliente ed una palla. Come il toro al 99% la vince contro il torero, anche i potenti al 99% hanno la meglio sul popolo, che al 1% ha la possibilità di vincerli, così come è dell'1% quella del torero di vincere il toro. Poi abbiamo anche temi come i ricordi degli anni Settanta, come il giornale "L'ora", il comico Giorgio Li Bassi, deceduto un anno fa, Leonardo Sciascia, il pop e così via».

Un'ultima domanda: la pittura e l'arte nella sua vita che ruolo ha avuto e continua ad avere?

«Ho frequentato il liceo artistico e l'accademia delle belle arti a Brera. Poi sono andato a Milano, dove ho avuto un impatto molto pesante con la giustizia. Sono stato quasi 33 anni in carcere. Da poco ho finito di scontare la mia condanna. In tutto questo, la pittura è stata essenziale e sicuramente mi è stata d'aiuto, in particolare quando mi trovavo in cella. Io dipingo sempre. Adesso lo faccio a villa Pantelleria, bene confiscato alla mafia, dove ho il mio studio. La pittura è il mio lavoro, la mia attività».

Caterina Dazzo

Fonte foto del redattore