L'osservatorio multidisciplinare sottomarino NEMO-SN1 verrà rideposto, tra breve, sul fondale marino ad oltre 2000 metri al largo del porto di Catania per approfondire ricerche nell'ambito geofisico, oceanografico, astrofisico e biologico. NEMO-SN1 ospiterà, tra l'altro, uno "tsunamometro" in fase di sperimentazione. Tutte le attività scientifiche, svolte all'interno di progetti finanziati dalla Commissione Europea e progetti nazionali e regionali che hanno avuto inizio a partire dalla metà degli anni novanta, sono frutto delle sinergie tra diversi grandi istituti di ricerca italiani: l'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), l'INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), il CNR ISMAR (Consiglio Nazionale delle Ricerche-Istituto di Scienze Marine), l'INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica).
Presso il laboratorio dell'INFN nel Porto di Catania, Oggimedia intervista il Dott. Giorgio Riccobene, ricercatore dell'INFN di Catania.
L'osservatorio NEMO-SN1 quando nasce?
«Questa piattaforma è un avanzamento di una precedente piattaforma che è già stata messa sottacqua al largo di Catania dal 2005 al 2008. La precedente piattaforma era costituita da sismometri, sensori di pressione, magnetometri, rappresentando così, il primo laboratorio sottomarino multidisciplinare europeo, posto a 2.000 metri di profondità. Dal 2008 ad oggi, la piattaforma è stata aggiornata, aggiungendo molti strumenti geofisici, oceanografici e, ancora, sensori acustici».
Attraverso le apparecchiature di questa piattaforma è possibile capire se un terremoto accaduto in mare possa generare anche uno tsunami?
«Se un terremoto sottomarino produce uno tsunami (terremoto tsunami-genico), contemporaneamente viene prodotta anche un'onda acustica, cioè un suono sott'acqua. In questa stazione è possibile registrare il terremoto (attraverso i sismometri) e l'onda acustica (attraverso i sensori acustici). Se siamo in grado di identificare il segnale sismico e quello acustico, veniamo informati in anticipo dell'arrivo dell'onda di tsunami, perché quest'ultima viaggia ad una velocità nettamente inferiore rispetto a quelle sismiche e acustiche registrate dai nostri sensori. A grossi numeri, per esempio, se un terremoto produce uno tsunami a 100 km dalla costa, noi abbiamo circa una ventina di minuti di tempo per capire che sta arrivando. In questo modo sarà possibile allertare la popolazione della costa dell'arrivo di un'onda anomala».
Nelle acque del Mediterraneo sono presenti altre piattaforme?
«Si. La piattaforma, al largo di Tolone (sud della Francia), a 2.500 metri di profondità, è meno equipaggiata dal punto di vista della multidisciplinarità cioè ha dei sensori mirati soprattutto agli studi di astrofisica. Anche noi, con NEMO KM3 (chilometro cubo), un telescopio sottomarino a grande profondità, finalizziamo i nostri studi per le ricerche astrofisiche. Quest'ultimo progetto è coordinato del Prof. Emilio Migneco dell'INFN di Catania».
Un'altra finalità di NEMO-SN1?
«Un'altra finalità di questa stazione è quella di ascoltare i suoni dei mammiferi marini, come i capodogli che, qualche anno fa, vennero già identificati al largo di Catania».
Continuiamo l'intervista con il Prof. Paolo Favali dell'INGV.
Prof. Favali, vogliamo fare una premessa sull'inquadramento europeo di questo progetto?
«NEMO-SN1 rappresenta il primo esperimento cablato in Europa che permette quindi di alimentare da terra i sistemi sottomarini e di inviare comandi e ricevere dati in tempo reale. Rappresenta il sito più avanzato della futura rete europea EMSO (European Multidisciplinary Seafloor Observatory) che ha lo scopo di realizzare una rete permanente multidisciplinare in mare dall'Artico, al Mar Nero, passando nel Mediterraneo per contribuire, con i suoi dati, alla comprensione dei cambiamenti climatici, allo studio della biodiversità e alla mitigazione dei rischi naturali. Questa rete europea è uno dei pochi progetti coordinati dall'Italia, dall'INGV».
Dal punto di vista morfologico, come si presenta il fondale sottomarino al largo di Catania?
«Al largo della Sicilia sud-orientale, la "Scarpata Ibleo-Maltese", elemento strutturale composto da un sistema di faglie a gradinata, presenta un primo plateau a 2.000 metri di profondità e poi scende rapidamente verso la piana abissale ionica».
L'osservatorio NEMO-SN1 dove verrà collocato?
«NEMO-SN1 verrà deposto sul primo plateau ad oltre 2.000 metri di profondità. Sarà collegato ad un cavo elettro-ottico che, grazie a una junction box (scatola di giunzione), oltre a fornire elettricità alla struttura sottomarina, consentirà la veicolazione dei dati raccolti alla sede dell'INFN del porto di Catania. Verrà collocato un secondo sistema composto essenzialmente da idrofoni che analizzeranno i rumori di fondo ed i suoni emessi dai mammiferi marini».
Perché queste ricerche vengono effettuate proprio qui a Catania?
«Questa è una delle zone più sismiche d'Italia. È una zona in cui sono avvenuti i più grandi terremoti del passato che hanno causato, in alcuni casi tsunami (un esempio, il terremoto di Messina, nel 1908)».
In Giappone sono presenti piattaforme con queste caratteristiche?
«I sistemi giapponesi deposti in mare sono tutti sistemi cablati come NEMO-SN1. Scientificamente non c'è alcuna differenza con le nostre piattaforme».
Quanto tempo hanno avuto i giapponesi per sfuggire all'onda di tsunami?
«L'allarme terremoto con pericolo di tsunami è stato dato dopo tre minuti dalla registrazione dei segnali sismici. La prima onda è arrivata dopo circa 15-20 minuti, con tempi di arrivo dell'onda di tsunami paragonabili a quelli riscontrati nei terremoti che hanno colpito la Sicilia orientale (nel terremoto di Messina, l'onda di maremoto ha raggiunto la costa dopo circa 15 minuti). L'allarme rilasciato in Giappone ha sicuramente salvato un numero grandissimo di persone».
In conclusione della nostra intervista, Prof. Favali, quanto l'educazione all'allarme terremoto è importante?
«La popolazione giapponese è allenata, sa che cosa deve fare e sono nelle condizioni migliori perché hanno il miglior sistema al mondo di allarme per terremoti potenzialmente tsunami-genici. Noi, purtroppo, non abbiamo questo genere di educazione. Il contributo, da parte nostra, è quello di realizzare sofisticati sistemi scientifici utili a lanciare allarmi nel tempo più breve possibile (pochi minuti)».
Foto del redattore
(L'osservatorio multidisciplinare sottomarino NEMO-SN1)
Melania Costantino
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Tra breve "Tsunamometro" al largo di Catania













