Libia, 4 marzo 2011. Spari, lacrimogeni, bombardamenti aerei e sulle strade corpi senza vita di giovani dimostranti anti-regime coperti da improbabili teli: questo è il macabro quadro della Libia nelle ultime settimane.
Le milizie filogovernative del dittatore Muammar Gheddafi continuano giorno dopo giorno ad uccidere i manifestanti che con tenacia e coraggio lottano per la democrazia e per la libertà della Libia. Nonostante le sanzioni EU, i moniti del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama e di tanti altri leader politici mondiali, il Rais Gheddafi rimane saldamente seduto sul suo trono di dittatore sterminando migliaia di concittadini.
Impotenti di fronte a questo massacro ma consapevoli di dare luce alla sanguinosa vicenda libica, Oggimedia riscontra la generosa disponibilità di Zentani Hur, trentacinquenne libico, testimone della rivolta per la libertà della Libia.Che cosa hai provato quando i ribelli tunisini e in seguito quelli egiziani sono riusciti a liberarsi dal loro regime dittatoriale?
«Siamo stati felici per loro. È stato molto bello vederli finalmente liberi dai loro dittatori. Il criminale Gheddafi lo abbiamo visto spaventato su shacking TV mentre parlava del popolo tunisino, penso che abbia sentito il terremoto che da lì a poco lo avrebbe portato giù».
Il 17 febbraio, il giorno della collera, è stato un momento importante per il vostro paese, cosa è accaduto quel giorno?
«In realtà tutto è iniziato il 16 febbraio. Sono stati bruciati gli uffici di sicurezza interna ed esterna, le stazioni. Sono state distrutte le sue immagini ed i suoi idoli. Il popolo libico vuole libertà, democrazia. Vogliamo una Costituzione, vogliamo diritti civili, vogliamo le regioni libiche democratiche unite, da est a ovest, da nord a sud. Diciamo NO ad estremismo e vogliamo la Libia unita».
Come hai partecipato a questa rivolta?
«Ho manifestano pacificamente e ho espresso i nostri pensieri sui diritti democratici utilizzando le reti sociali per portare la voce del popolo libico nelle comunità internazionali».
Cosa protestano i giovani rivoltosi?
«Libertà, indipendenza; una Libia unita e democratica, una nazione dove la voce del popolo è ascoltata e i diritti siano tutelati e rispettati».
Quali sono stati i momenti più duri?
«I miei occhi hanno visto morire tanti civili innocenti: sono stati uccisi e massacrati dai militari del criminale Gheddafi e dai suoi mercenari solo perché hanno chiesto libertà e diritti civili».
Perché Gheddafi non vuole arrendersi nonostante le sanzioni EU?
«Gheddafi è un dittatore che pensa di possedere la Libia. Penso che possa corrompere gli altri paesi della comunità internazionale pagando con i petrodollari libici. Lo ha fatto negli anni passati con diversi paesi del mondo».
Quali problemi ci sono adesso?
Abbiamo bisogno delle Nazioni Unite per fermare le forze aeree che uccidono civili attaccando le città libiche. Ci sono tante persone bisognose di aiuti umanitari, mancano cibo, medicine, latte per i neonati nelle città sanzionate come Zawia, Misuratah, Zintan e altri in Nefusa Mountin. Vogliamo che la comunità internazionale fermi i paesi come il Mali, Niger, Nigeria e Algeria che inviano mercenari».
Vuoi dire qualcosa ai libici sparsi in tutto il mondo?
«Dimostrate e sostenete i vostri compagni libici nella loro lotta per la libertà perché ancora non è finita».
Infine, Zentani conclude:
«Grazie per avermi aiutato a portare la voce del popolo libico nel mondo».
Grazie a te Zentani per aver testimoniato la grave realtà libica. Siamo tutti cittadini del mondo e partecipiamo con sofferenza ma soprattutto con la speranza che anche la Libia possa trasformarsi, finalmente, in un paese democratico e libero da qualsiasi regime assoluto.
Fonte foto:tg3.rai.it
Melania Costantino
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Rivolta in Libia: Oggimedia intervista Zentani Hur, giovane libanese che lotta per la democrazia













