Tutto ha inizio un anno e mezzo fa quando Antonio Salaris ed altri due colleghi non vengono riconfermati nello stabilimento petrolchimico Vinyls di Porto Torres (Sassari), perdendo così il lavoro. Iniziano a protestare occupando il tetto dell'impianto e successivamente, in seguito all'assegnazione della cassa integrazione, occupano alcuni depositi Eni che forniscono carburante in tutta la Sardegna ed ancora, i porti e gli aeroporti del territorio sardo. Riflettendo sul disagio arrecato a tante persone, decidono di dare una svolta alla protesta al fine di sensibilizzare maggiormente l'opinione pubblica per arrivare dritti al cuore della gente.
Oggimedia intervista Piera Virdis, una giovane donna coraggiosa e tenace che, al fianco del suo fidanzato Antonio, lotta per una giusta causa: riavere il lavoro.
Piera, perché è stato necessario occupare l'ex supercarcere dell'Isola dell'Asinara?
«Era necessario fare qualcosa di eclatante. Non bastava che se ne parlasse solo in Sardegna, questo problema doveva fare il giro del mondo. Uno dei ragazzi più giovani, durante una riunione nella torre aragonese, disse: "andiamo ad occupare l'Asinara; sta per iniziare l'Isola dei famosi e noi possiamo fare l'Isola dei cassintegrati". Detto fatto: il 24 febbraio del 2010 sono partiti per l'Asinara».
Questo passaggio diventa molto importante per te e per Antonio, come hai affrontato questa dura decisione?
«All'Asinara iniziarono i primi veri problemi. Dopo un mese che non vedevo Antonio e lo sentivo solo per telefono, con altre mogli di colleghi, decidiamo di andarli a trovare ogni fine settimana. Quando arrivava il momento di tornare a casa stavo male, volevo portare Antonio via con me, ma stringevo i denti perché lottava per il nostro futuro».
Quanto hai creduto in questa dura lotta?
«Ho creduto sin dall'inizio in questa dura protesta. Occupare il carcere dell'Asinara era la cosa più giusta per riavere il lavoro. Dopo due mesi di brevi fine settimana, con Margherita, moglie di Pietro collega di Antonio, decidemmo di sostenere i nostri uomini rimanendo all'Asinara. La nostra presenza poteva essere un grande sostegno morale, una spalla su cui piangere e sfogarsi ma, soprattutto, una forza incoraggiante per non mollare mai».
Come si distingue questa protesta dalle altre?
«Questa lotta è diversa dalle altre perché a casa non si rientra quasi mai, si vive in condizioni difficili: le nostre celle sono fredde, entrano spifferi dappertutto, non ci sono pavimenti, non c'è acqua potabile, il nostro letto è formato da due panche di legno, un sacco a pelo e un paio di coperte. Per riavere il lavoro si fa questo e molto altro ma l'importante è lottare insieme, perché insieme siamo più forti».
Da un anno vivi insieme ad Antonio e alle altre famiglie sull'isola dell'Asinara: quali sono stati i momenti più difficili?
«Il momento più brutto è sopraggiunto quando abbiamo appreso la notizia che la RAMCO, un'azienda araba, non comprava più l'azienda per la quale Antonio lavorava. Ci è crollato il mondo addosso».
Quali quelli più piacevoli?
«In questo lungo anno ho stretto intensi legami di amicizia sia con i colleghi di mio marito che con le loro mogli. Silvia Sanna, una maestra precaria ora disoccupata, è stata vicina alla nostra protesta scrivendo un libro in cui racconta la nostra storia (il ricavato delle vendite del libro "100 giorni sull'isola dei cassintegrati" sarà donato in beneficenza ad un associazione che sostiene le malattie chirurgiche infantili). Ricordo con emozione le scolaresche che sono sbarcate sull'isola per venirci a trovare e, ancora, alcuni politici e forze sindacali che continuano ad aiutarci. Infine, grazie alle trasmissioni "Tetris", "Annozero" e "Le Iene" la nostra vertenza ha fatto il giro del mondo: siamo stati contattati da giornalisti australiani, canadesi, cinesi. Il nostro primo obbiettivo, ovvero quello di sensibilizzare l'opinione pubblica, è stato raggiunto, il lavoro, però, ancora non lo abbiamo».
Quanto è cambiata la tua vita?
«La mia vita è cambiata totalmente; sono cresciuta tantissimo in questo anno, ho imparato a lottare in modo pacifico facendo tanti sacrifici per il mio futuro con Antonio. Viviamo tanti disagi pur di sostenere i nostri uomini ma l'unione fa la forza e la nostra forza permette loro di continuare a lottare».
Piera, pensi ancora al tuo matrimonio con Antonio?
«Dal riavvio degli impianti dipende il mio futuro con Antonio. Dovevamo sposarci a luglio del 2010 ma a causa della perdita del lavoro è saltato tutto e non sappiamo quando potremmo riprendere in mano il nostro sogno. Dopo un anno e più di lotta, forse, siamo arrivati al capolinea e questa protesta pare che si stia risolvendo al meglio. Speriamo di tornare a casa ma rimaniamo con i piedi per terra, aspettando fiduciosi questa "benedetta firma"».
Oggimedia, sensibile e solidale alla protesta sostenuta dai cassaintegrati della Vinyls di Porto Torres, si congeda dalla coraggiosa e tenace Piera Virdis, ringraziandola per la sua gentilissima disponibilità.
Fonte Foto:(1) Piera Virdis sull'isola dell'Asinara
Fonte foto:(2) Pranzo nell'ex supercarcere dell'Asinara
Melania Costantino
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Dietro ogni grande uomo c'è sempre una grande donna













