Il chessboxing o scacchi-pugilato è una disciplina sportiva che si diffonde in tutto il mondo a partire dal 2003. Ideato dall'olandese Lepe Rubingh, il chessboxing sfida due avversari sulla distanza di un massimo di undici riprese in cui vengono alternati un round di pugilato ed uno di scacchi. L'incontro può concludersi per knockout, per scacco matto o per decisione del giudice.
Oggimedia incontra Sergio Leveque, peso mediomassimo di Ancona, campione di chessboxing al Dome di Boston Arms a Londra.Sergio Leveque, come si avvicina a questa particolare disciplina sportiva?
«Ne sono venuto a conoscenza per caso su internet e ho subito pensato che l'avessero creata apposta per me, visto che ero sia pugile agonista che giocatore di scacchi di categoria magistrale. Contattai online la federazione ed iniziammo a prendere accordi per fare qualche combattimento».
Pugilato e scacchi: due attività tanto lontane ma, al contempo, vicine per la determinante concentrazione mentale. Come riescono ad avvicinarsi tanto da caratterizzare una vera e propria disciplina sportiva?
«In entrambe, un singolo errore può essere fatale; una mossa sbagliata, una svista e la partita a scacchi è persa. Analogamente, un incontro condotto alla perfezione può essere perso per ko all'ultimo secondo dell'ultimo round per una banale distrazione. Bisogna avere la capacità di rimanere concentrati, vigili, anche con l'adrenalina in circolo, il fiatone ed il dolore per i colpi presi».
Sergio Leveque nasce prima come pugile o come scacchista?
«Ho imparato a giocare a scacchi da bambino, fu mio padre ad insegnarmi. Ho fatto il primo torneo a 13 anni, ma come sport all'epoca praticavo judo. La boxe l'ho iniziata a 20 anni. Ho dovuto interrompere per 5 anni a causa di un grave incidente stradale in cui ho rischiato di perdere una gamba. Dopo 4 operazioni, il parere dei medici era che la gamba si sarebbe salvata ma non avrei mai più potuto fare sport. Ho impiegato 3 anni per riprendere a camminare normalmente e 5 per tornare a combattere. Per questo mi chiamano THE PHOENIX».
Quanto la fatica fisica, sopportata durante i round di pugilato, La deconcentra dall'impegno mentale che la porta a confrontarsi con lo sfidante nelle ripetute partite a scacchi?
«Questa è proprio la chiave del grande fascino della chessboxing: in un minuto bisogna passare dallo scontro fisico ad uno sforzo puramente intellettuale. Questo contrasto affascina il pubblico, anche chi non è appassinato di alcuna delle due discipline, vuole vedere come funziona un incontro di chessboxing. Diciamo che alla fine del round di boxe è difficile ricordare se hai i bianchi o i neri, figuriamoci i dettagli della posizione. E' in quegli istanti in cui ti siedi alla scacchiera e cerchi di regolarizzare il respiro per recuperare la giusta concentrazione. Per questo si fanno esercizi specifici, come saltare 3 minuti la corda e poi fare una partita a scacchi a 1 o 2 minuti».
Al termine dei round di pugilato, sul ring viene posizionato un tavolo, una scacchiera e due sedie. Nel frattempo gli sfidanti tolgono i guantoni per manovrare re, regine, cavalli. Mettete anche delle cuffie alle orecchie: qual è il loro scopo?
«Le cuffie servono per evitare che dal pubblico arrivino suggerimenti durante il round di scacchi».
Durante i campionati, è accompagnato sia da un allenatore di pugilato che da un maestro di scacchi?
«Si, per gli incontri importanti il mio team è composto dal Maestro di pugilato Gianni Burli, di Spoleto, Presidente dell ANAP (Associazione Nazionale Allenatori di Pugilato) e dal Maestro di scacchi Corrado Sabia, di Salerno, finalista al Campionato Italiano individuale e militante in serie A nel campionato a squadre. Oltre a loro nella preparazione sono seguito dal mio allenatore Claude Tshyekela e faccio sparring e simulazione di chessboxing con Gianluca Sirci di Foligno, pugile professionista e campione europeo di chessboxing».
Dei due chi è il più esigente?
«Sicuramente il Maestro Burli»!
Sergio Leveque, ha il piacere di raccontare ai lettori di Oggimedia un particolare aneddoto che ricorda in questi anni di chessboxing?
«A Londra ad ottobre, semifinale per il titolo, sono nello spogliatoio e mi sto scaldando, provando le azioni con i colpitori tenuti dal Maestro Burli. Arriva l'allenatore del pugile che aveva fatto il sottoclou e impressionato dal lavoro che stavamo svolgendo chiede "are you planning to do a murder tonight?" In effetti quella sera colsi la mia prima vittoria per KO, le precedenti erano sempre arrivate alla scacchiera».
Oggimedia ringrazia per la gentilissima disponibilità il campione Sergio Leveque e con una vigorosa stretta di mano si congeda augurandogli in bocca al lupo per i suoi futuri incontri.
Melania Costantino
| < Prec. | Succ. > |
|---|
Chessboxing: Oggimedia incontra il campione Sergio Leveque













