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Donne di Sicilia: Valentina, giovane medico missionario catanese, si racconta ad Oggimedia

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Madagascar

Qualche giorno fa, su facebook, molte donne hanno modificato la propria foto sul profilo e l'hanno sostituita con quella di grandi personaggi femminili del passato:da Rita Levi Montalcini a Maria Montessori, da Oriana Fallaci a Madre Teresa, queste immagini volevano ricordare che le donne sono capaci di grandi cose.

Troppo spesso però ci si dimentica delle donne del presente: molte di loro sono dinamiche, intelligenti, coraggiose e vogliono cambiare il mondo come hanno fatto le loro eroine in bianco in nero.

Valentina è una di queste e Oggimedia è felice di raccontarvi la sua storia.

Classe 1984, laureata in medicina e chirurgia presso l'Università di Catania. Subito dopo la laurea ha deciso di partire per un mese di volontariato in Argentina, con  l'aiuto dell' Ispettoria Salesiana sicula e il VIS, una ONG che lavora con i Salesiani e che opera con numerosi progetti in varie parti del mondo. Conquistata da questa prima esperienza, ha deciso di mollare tutto ancora una volta e tre mesi fa è volata in Madagascar, dove resterà fino al prossimo novembre.

Cosa ti ha spinto a intraprendere quest'avventura la prima volta e cosa ti ha convinto a mollare tutto e ripartire ancora un anno dopo?

Ho sempre sognato la missione, sin da quando ho cominciato a frequentare l'oratorio salesiano. Ho scelto di fare medicina perché sentivo che era la mia strada per la missione, la strada per poter coniugare vocazione, passione e professione. L'esperienza in Argentina è stata una prova, ho capito che il mio sogno poteva realizzarsi e che avevo dentro di me la forza e l'entusiasmo per stare in un Paese così diverso e così distante dal mio. Il desiderio di vivere a braccia aperte mi ha spinto a fare una scelta più impegnativa e più consapevole e di dedicare un anno della mia vita alla missione.

Cosa significa partire? Quali sono le caratteristiche che deve possedere chi vuole fare questa esperienza?
Partire significa lasciare la propria terra, la famiglia, gli amici, lasciare un po' di se stessi per aprirsi agli altri, per abbracciare mondi nuovi. Bisogna sapersi adattare, ma soprattutto accettare, rispettare e prendere parte a culture, stili di vita, abitudini profondamente diversi, ma che arricchiscono e permettono di scoprire l'umanità che c'è al di fuori del nostro piccolo mondo.

Mi racconti una giornata tipo?
La sveglia è data dei bambini che arrivano nella scuola di fronte casa! La mattina lavoro nella clinica nata e gestita dai frati Cappuccini (Clinica St.Damien, Ambanja), collaboro con i medici locali in sala operatoria e in ambulatorio. Il pranzo a casa con le mie coinquiline che lavorano con un'altra ONG, un momento di incontro e di confronto. Il pomeriggio mi sposto a Mazanja, il villaggio dove vivono i malati di lebbra e di tubercolosi con le loro famiglie. La sera vado a cenare in casa famiglia, dove vivono 22 bambini dai 3 ai 15 anni. Periodicamente mi sposto a Bemaneviky, un villaggio a 30 km da Ambanja, dove c'è la comunità salesiana e dove mi occupo di svolgere le visite nei villaggi vicini e dove, appena finito il periodo delle piogge, comincerò un progetto di educazione sanitaria.

Ci sono momenti di sconforto in cui vorresti mollare tutto e tornare a casa? Cos'è che poi ti convince a restare?

Ci sono momenti in cui è più difficile, ci si scontra con una realtà che non cambia da un giorno all'altro. I problemi socio-sanitari ci sono e restano e si può cadere nella tentazione di pensare che tutto sia inutile. Ogni gesto, ogni volontario è una goccia nel mare: non è un volontario che potrà cambiare o salvare il mondo, ma è pur sempre una goccia e per questo è importante che ci siano tante gocce che insieme possano formare una nuova umanità.

Siete sempre accolti bene o a volte la gente del luogo si dimostra diffidente nei vostri confronti? Come si supera questa diffidenza?
Non sempre è compreso il ruolo del volontario. Purtroppo questa terra e questo popolo sono stati sfruttati dai "vazaha", gli uomini bianchi, per cui lo straniero è visto con diffidenza . Ma donarsi senza remore, con umiltà e con il sorriso supera qualsiasi ostacolo.

Progetti per il futuro?
Sicuramente continuerò questa strada, continuerò a seguire il mio sogno nell'ambito della cooperazione internazionale.

Noi di Oggimedia non possiamo che augurare a Valentina di realizzare tutti i suoi sogni. 

Fonte foto di Valentina Mazzeo

Chiara Carbone