Con il delitto di Via Poma si ricorda l'assassinio di Simonetta Cesaroni avvenuto il 7 agosto del 1990 nella palazzina B di Via Poma n°2 a Roma.
Simonetta Cesaroni, aveva 21 anni e lavorava da circa un mese come segretaria contabile presso lo studio commerciale dell'A.I.A.G (Associazione Italiana Alberghi della Gioventù) di S. Volponi ed E. Bizzocchi, in Via Poma n°2.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo le ore 17.35, Simonetta è sola nello studio commerciale; suonano alla porta e Simonetta apre ad un uomo che probabilmente conosce. Accade qualcosa che la indispone e che sicuramente la spaventa perché cerca di sfuggirgli: scappa dalla stanza in cui lavora sino a quella opposta (dove verrà trovato il suo cadavere). L'uomo, riesce a bloccarla e, in ginocchio sopra di lei, colpisce la testa o con un oggetto o sbattendola violentemente a terra: a causa di questo violento trauma, Simonetta muore. L'assassino afferra un tagliacarte ed infligge sei colpi al viso, otto sul seno e sul ventre, quattordici al pube e ai lati dei genitali, per un totale di 29 colpi. Simonetta viene trovata distesa a terra in un lago di sangue: indossa solo il reggiseno ed i calzini bianchi corti. Successivamente l'autopsia rivelò un morso sul capezzolo sinistro e nessuna traccia di violenza sessuale.
Le indagini degli inquirenti portano a sospettare di Pietro Vanacore portiere dello stabile di Via Poma n°2 ma, gli accertamenti sul DNA del sangue ritrovato sulla maniglia della porta della stanza dove è stato rinvenuto il corpo di Simonetta, lo scagioneranno. A distanza di 20 anni, il 9 marzo del 2010, Pietro Vanacore si suicida lasciando scritto su un cartello: 20 anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio. La morte di Vanacore è troppo vicina alla scadenza processuale. Perché si è suicidato? Sapeva qualcosa che non poteva dire neanche a distanza di tanti anni?
Gli investigatori rivolgono le attenzioni su Federico Valle, nipote dell'anziano Cesare Valle (residente nella palazzina in cui viene consumato il delitto). Gli esami del DNA e le prove insufficienti lo sollevano da ogni accusa.
Dopo il proscioglimento di Federico Valle e di Pietro Vanacore, si aprono altre piste che suggeriscono di indagare su Videotel, sui segreti dell'A.I.A.G e sulla Banda della Magliana. Queste ultime indagini vengono abbandonate perché non porteranno a nulla di concreto.
Il tragico assassinio di Simonetta Cesaroni non trova alcun colpevole e le indagini si fermano per ben 15 anni.
Nel febbraio del 2005, si riapre il caso Cesaroni: viene prelevato il DNA a 30 persone incluse in una lista di sospettati per il delitto. Tra loro anche Raniero Busco (ex fidanzato di Simonetta). I DNA vengono messi a confronto con la traccia biologica repertata sul reggiseno della vittima; 29 vengono scartati dalla prova del DNA e solo uno, Raniero Busco, viene ufficialmente indiziato per il delitto di Simonetta perché il suo DNA è compatibile a quello ritrovato sull'indumento della vittima.
Il 26 gennaio del 2011, la sentenza di primo grado presieduta dal Giudice Evelina Canale dichiara colpevole Raniero Busco dell'omicidio di Simonetta Cesaroni pertanto viene condannato a 24 anni di reclusione, al pagamento delle spese processuali e al risarcimento delle parti civili.
Raniero Busco, in vent'anni, ha costruito un sano e dignitoso percorso di vita ricco di tanti progetti e prospettive; ha sposato Roberta Milletarì formando così una bella famiglia.
A nome di tutte quelle donne che lottano ogni giorno per la "vera" giustizia, Oggimedia si rivolge a Roberta Milletarì, donna battagliera e tenace, sempre accanto a suo marito con amore e fiducia:
Roberta, dove trova la forza, forse soprannaturale, per gestire il profondo sconforto di suo marito, la scuola e le attività dei suoi due figli ed il suo lavoro? Come si continua a vivere?
«La forza è quella che mi dà la bella e semplice famiglia che insieme a mio marito ho creato. In più c'è la grande rabbia contro questa sentenza che non ha rispettato l'innocenza di mio marito ormai nota a molti. Alcuni vedono Raniero come il solito, comune ed indifeso capro espiatorio capace di alleggerire la coscienza di chi forse una coscienza non ha».
Dove arriva la sua grandezza d'animo e il suo grande coraggio per continuare a sperare e a lottare per la verità?
«Lotterò fino alla fine, sperando di trovare la prossima volta un giudizio che renda giustizia non solo a noi ma a tutto il paese. Su Facebook abbiamo diffuso il gruppo di Raniero che ci segue e da cui nasceranno grandi iniziative».
"Giustizia, è riportare tutte le cose al loro senso" (O. Benzi), pertanto, guardiamo con fiducia alla verità e alla giustizia per riconoscere il vero colpevole di Simonetta.
Nella foto Simonetta Cesaroni da agoravox
Melania Costantino
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Delitto di Via Poma, vent'anni dopo













