Palermo - La capitale siciliana tocca oggi il punto piu basso del proprio decadimento. Il tasso di disoccupazione è alle stelle, l'insoddisfazione cittadina tocca i massimi storici, ed il quadro cittadino viene completato da una attivvità amministrativa latitante e da una situazionre infrastrutturale già molto precaria, ma a volte è proprio a causa di questi momenti difficili che si ritrova la forza per riemergere.
Una forza che non proviene dalle calde poltrone del potere ma dalla società civile di gruppi di cittadini organizzati pronti ad interporsi tra l’amministrazione e la città, divenendo importante anello di congiunzione. Oggimedia ha deciso d’intervistare un esponente, Antony Passalacqua, di una tra le piu autorevoli associazioni cittadine, "Mobilita Palermo", che si pone al servizio della comunità, riuscendo a mettere da parte giudizi e pregiudizi politici, lavorando solo nell'interesse collettivo e per il benessere comune.
Caro Antony, come nasce Mobilita Palermo?
«Oggi, Mobilita Palermo, mi sento di chiamarla come una sorta di rivoluzione culturale in città. Nasce inizialmente da un gruppo di ragazzi che erano propensi non tanto a rendersi utili per la città, ma a gridare il loro dissenso e la voglia di riscatto dal punto di vista infrastrutturale contro l'imperante lassismo ed il menefreghismo che vige in città, spesso dettato dalle scelte di una classe dirigente politica poco rappresentativa e che ha preferito lasciare sovrana tutta questa incresciosa situazione. Quindi, inizialmente, parte come un'aggregazione di ragazzi che si è voluta rendere positiva per cantieri delle costruende opere infrastrutturali della città, credendoci fortemente. Oggi, infatti, vige una sorta di rivoluzione culturale a Palermo, cosa che, ad esempio, fino a 3/4 anni fa nessuno si sarebbe sognato di fare».
Quindi vi occupate prettamente della mobilità in città?
«Non solo mobilità, ma anche qualcosa del sociale, discariche pubbliche, la pedonalizzazione del centro storico ed altre aree in città, salvaguardia dei monumenti, praticamente tutto ciò che riguarda in maniera positiva e costruttiva la nostra meravigliosa città».
Qual è l’obiettivo della vostra associazione?
«Noi abbiamo creduto fin dall’inizio che le opere infrastrutturali attualmente in costruzione possano cambiare la vità in città, ecco perché portiamo avanti questo credo. I fatti ci stanno dando ragione, la gente che prima vedeva come un utopia tutti questi cantieri, perché abituati a cantieri che si aprivano e che mai venivano chiusi, oggi invece si devono ricredere. Siamo convinti che queste opere strutturali, di cui ci sarebbe stato bisogno già 40 anni fa, possono sicuramente cambiare in positivo la città, soprattutto dal punto di vista culturale. Noi ci crediamo».
Quali difficoltà avete incontrato nel tessuto cittadino?
«Ci siamo scontrati soprattutto con una cultura conservatrice. Ovvero, il nuovo è sempre visto con molta diffidenza; se un cantiere da altre parti viene visto come un vantaggio, che può portare sviluppo e dar luce a quel dato quartiere, da noi viene avvertito come un disagio che può portare solo preoccupazioni e addirittura pericolo di crolli, danni all’economia, con crolli economici dell’80%, cali di vendite ecc ecc. Cosa, invece, assolutamente non veritiera, come la stessa storia ci insegna. Prova ne sono, ad esempio, i cantieri di piazza Indipendenza, i lavori a Cardillo, via Malaspina e la recente chiusura di via Perpignano. Novità, quindi, che se inizialmente portavano mugugni, adesso sono state smentite da noi ma soprattutto dai fatti. Nessun negozio ha chiuso, non ci sono stati questi pericoli di crolli tanto paventati, lo testimoniano i lavori a Brancaccio ed a piazza Guadagna. I negozi tutt’ora operano perfettamente, anche se non escludo che ci possono esserre stati dei problemi, ma non bisogna guardare ai disagi come la polvere davanti al portone o i rumori delle ruspe, bisogna, invece, guardare con lungimiranza. Bisogna vedere oltre, osservare a ciò che lasciano questi cantieri anche per il futuro. Siamo arrivati al punto che le opere sono ormai indispensabili, chiaramente non ci si poteva aspettare che qualcuno una mattina, con la bacchetta magica, ci facesse trovare tutte cose pronte, ci vuole pazienza e tempo, ma sicuramente avremo delle cose molto positive da gestire più avanti».
Se con la vostra associazione vi ritrovaste alla guida della città, da cosa partireste per rinnovare il tessuto cittadino?
«Intanto partirei dalle prossime generazioni, ricominciare dalle scuole, magari indottrinando i ragazzi e rispolverando le vecchie ma utili lezioni di educazioni civica che si facevano una volta. Portare i vigili urbani a scuola a fare lezioni su come ci si comporta in una città da rispettare e difendere. E’ da lì che si parte, indottrinando le nuove generazioni, affinché non ci siano scempi e menefreghismo in giro nel futuro. Vediamo per esempio i giovani che buttano la semplice cartaccia per terra, pur essendoci il cestino a 20mt, questo è ovviamente intollerabile. Chiaramente è frutto di una cultura e di un menefreghismo che ha avuto il dominio assoluto. Senza che l’amministrazione abbia potuto fare nulla per contrastare questa cultura. Bisogna partire, quindi, dalle scuole».
Qual'è il vostro giudizio sull’amministrazione della città?
«L’amministrazione poteva fare 100, poteva pubblicizzare e sponsorizzare tutte queste opere, cercare d’incentivare a far spalancare la mente ai cittadini per queste opere che si stanno facendo in città, perché mai si erano visti cantieri operare con una tale velocità. Al di là del pregiudizio politico che può avere ognuno di noi, l’auspicio è che si possa migliorare, chiaramente c’è una certa classe politica che cerca di conservare tutti questi giudizi per far si che tutta questa area conservatrice possa continuare a prevalere e proliferare. Io sono convinto che la politica debba saper anche dire di no, perché non può dire di si solo per paura di perdere i consensi.
Quale invece il giudizio sull’opposizione?
«Tutti quanti avrebbero potuto fare di più. Tutti si sono lasciati prendere da una sorta di pubblicità, chi poteva dire di no ha detto di si con l’obbiettivo di non perdere consensi. Ripeto, che la politica deve saper dire di no.”
Qual'è il vostro rapporto con il mondo della politica
«”Mobilita Palermo" ha dato la dimostrazione che pur non sedendo in determinate poltrone, pur non ricoprendo delle cariche ufficiali ha potuto raggiungere egualmente determinati risultati, sia dal punto di vista pratico che mediatico. Questo dimostra che non è sufficiente avere una poltrona o essere assessori o rappresentanti di chissà cosa per raggiungere risultati ottimali. Ne abbiamo dato la chiara dimostrazione su determinati fatti, come la pedonalizzazione del centro storico sulla via perpignano, ma anche adesso, nel prossimo tavolo tecnico sull’inquinamento, ribadiremo le nostre richieste ufficiali. Quindi non è indispensabile candidarsi per raggiungere chissà quali scopi, perché questi obbiettivi possono essere raggiunti anche con delle semplici organizzazioni cittadine».
Ringraziamo Antony e Mobilita Palermo per la loro disponibilità, facciamo un grande in bocca a lupo per le prossime battaglie, con l’augurio che, con il contributo di tutti, la nostra amata Palermo possa tornare presto a risplendere.
Foto del redattore
Pietro Pellerito
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Mobilita Palermo: la vera rivoluzione culturale nasce a scuola













