"Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità": non era facile smuovere le coscienze dei cittadini ma Addiopizzo ce l'ha fatta.
«E' una lotta coraggiosa, funzionale, efficace e per certi versi inaspettata soprattutto nei primi tempi. Quella notte del 2004 abbiamo stampato questo adesivo listato a lutto con scritto appunto "Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità" e non ci aspettavamo che il Comitato per l'ordine alla sicurezza di Palermo si riunisse per capire cosa stesse succedendo in città».
L'elenco degli "attacchini" è lungo, segno di un richiamo forte: cosa spinge un giovane ad entrare a far parte del gruppo?
«Attualmente siamo 47 soci, molti sono all'interno del comitato da tempo, altri si sono aggiunti negli anni, il nostro è un movimento aperto fatto tra l'altro anche dai firmatari del Manifesto come dai commercianti che hanno dichiarato pubblicamente di non pagare. Posso dirti cosa ha spinto me: ho vissuto il periodo delle stragi e avendo 13 anni ho preso coscienza di cosa fosse la mafia, di quale forza distruttiva potesse avere. Crescendo ho sempre provato nel mio piccolo a fare delle attività antimafia, ho fatto anche la tesi di laurea sulle vittime del racket. In Addiopizzo ho trovato il movimento ideale per poter dare il mio contributo. Per me come per gli altri è stata l'occasione per assumerci la responsabilità personale contro la mafia».
Il fenomeno delle estorsioni è ancora vivo in Sicilia ma i risultati raggiunti sono evidenti: quali sono le vostre attività sul campo?
«Noi abbiamo diverse attività: facciamo azione culturale nelle scuole e per le strade. C'è un progetto approvato dal Ministero che ci consente di andare nelle scuole e parlare con i ragazzi di tutti i livelli, dall'elementari all'università, per fare gli incontri, le classi spesso vengono nelle nostra sede per cui vedono dal vivo come lavoriamo. Per quanto riguarda l'azione per strada l'ultimo caso è la Festa Fiera dove noi presentiamo i commercianti alla città attivando un dibattito. Denuncia Collettiva è un altro esempio di azione verso la strada della denuncia, i risultati ci sono ma noi crediamo in una crescita esponenziale delle denunce e pensiamo che questo possa avvenire solo se gruppi di commercianti sempre più numerosi denunciano i propri estorsori all'interno di uno stesso quartiere che per la mafia si chiama mandamento. Abbiamo inoltre l'azione in campo legale, noi ci costituiamo parte civile nei processi in cui ci sono le vittime del racket che accompagniamo alla denuncia. Da poco è nata Addiopizzo Travel che è figlio di Addiopizzo e cerca di portare un'immagine diversa fuori dalla Sicilia rispetto a quella stereotipata: se Sicilia uguale mafia, Addiopizzo Travel dice Sicilia uguale antimafia e porta i turisti non solo nei luoghi storici di Palermo ma anche nei luoghi simbolo dell'antimafia per cui nei territori di Libera oppure a Partinico da Pino Maniaci e Telejato. C'è la campagna di Consumo critico con la quale proviamo a responsabilizzare i consumatori nei propri acquisti perché acquistare da un commerciante che non denuncia equivale indirettamente a pagare il pizzo».
Il successo va di pari passo alla sconfitta: Addiopizzo ha avuto più successi o più sconfitte?
«E' una domanda tosta. I numeri a livello processuale ci dicono che tutte le volte che ci costituiamo parte civile abbiamo delle vittorie, noi ci siamo costituiti parte civile contro Antinoro e contro tanti altri. Denuncie ne abbiamo prodotte tante, dal punto di vista culturale sembra che sia passata l'idea che veramente siamo un popolo senza dignità se continuiamo a pagare quindi indubbiamente ci sono state delle vittorie. Sconfitte non saprei, posso dirti che una sconfitta potrebbe essere l'invalicabilità di questo tappo culturale che non permette una vera liberazione e quindi è su quello che stiamo lavorando».
Sono 481 i negozianti/imprenditori che si sono opposti pubblicamente al racket delle estorsioni, soddisfatti dei risultati?
«Si, intanto perché ogni anno questa lista cresce di almeno un centinaio, non è un lavoro facile, è più facile rispetto agli inizi perché prima cercavamo noi mentre adesso sono i commercianti che ci cercano. Addiopizzo ha raggiunto quella notorietà per cui il commerciante già sa che cosa è e se ne ha voglia viene a cercarci. Si può fare di meglio e cresceremo ancora».
Dire No al pizzo è un gesto senza alcun dubbio di estremo coraggio: perché sono ancora in tanti ad accettare l'estorsione piuttosto che scegliere di denunciare?
«Bisogna fare un discorso diversificato quanto meno in due parti. Probabilmente esiste ancora una quota di commercianti che pensa che denunciando si corrano chissà quali grandi rischi, in realtà la nostra esperienza ci dice che i rischi sono relativi e riguardano pochi casi e comunque lo Stato li accompagna. Poi c'è una fetta d'imprenditoria che ritiene che pagare sia conveniente perché attraverso il pagamento ricevono indietro tutta una serie di vantaggi. Sulla paura ci lavori, sulla convenienza è molto più difficile perciò siamo sempre alla ricerca di nuove strategie di lotta».
Vi arrivano messaggi di solidarietà da tutto il mondo ma la realtà è molto diversa: nei fatti chi realmente potrebbe aiutare l'Associazione?
«Chiunque, qualsiasi cittadino con un ruolo diverso può aiutare non tanto l'associazione quanto la battaglia. Poi certo avere dalla nostra parte la politica dei partiti con un lavoro reale e non con chiacchiere renderebbe il tutto più credibile. Se i politici parlano di antimafia ma poi loro stessi comprano i voti dalla mafia è chiaro che è difficile convincere la popolazione. Sarebbe molto bello che un indagato se ha già una carica politica rinunciasse ad essa, per noi sarebbe auspicabile che chi rappresenta le istituzioni nel momento in cui è indagato per fatti di mafia rinunci all'incarico. Oppure sarebbe molto più bello se al posto di candidare Salvatore Cuffaro mettendolo capolista all'interno del suo partito, il partito stesso decidesse di non candidare una persona che è stata condannata. Sarebbe importante poter dire ai cittadini che siamo tutti insieme all'unanimità, purtroppo questo è lo zoccolo duro per noi però non ci arrendiamo e continueremo a dire tutto ciò di cui abbiamo voglia convinti che i progressi potranno esserci».
Qualche giorno fa è stata aperta al pubblico la nuova sede a Palermo in via Lincoln, l'ennesimo traguardo: quali sono i prossimi obiettivi?
«Abbiamo aperto questa nuova sede che è un bene confiscato e che abbiamo deciso di far diventare un laboratorio culturale, apolitico e apartitico, aperto alla città che ha voglia di partecipare al nostro movimento. Gli obiettivi che portiamo avanti devono crescere sempre di più quindi aumento esponenziale del numero delle denunce e crescita del livello culturale della cittadinanza. Addiopizzo è un movimento aperto, fluido e imprevedibile, gli spunti di riflessione ci possono portare a decidere di fare nuove lotte. Gli obiettivi strategici per adesso sono sempre gli stessi e quello che noi vorremmo e desideriamo è che i risultati fino ad ora raggiunti non solo si consolidino ma aumentino».
La Redazione di Oggimedia non può fare altro che augurare ad Addiopizzo nuovi traguardi nella speranza di poterli raccontare insieme.
Sabrina Ferrante
Fonte Foto: www.goolliver.com
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Addiopizzo si racconta ad Oggimedia: progetti e nuovi traguardi all'orizzonte













