In riferimento ai lavori "Europa 2020", la Commissione propone una strategia economica che coinvolge i paesi europei. Sono stati previsti diversi traguardi tra questi il tasso di abbandono scolastico deve essere inferiore al 10% ed almeno il 40% dei giovani deve avere una laurea o un diploma. D.ssa R. Borsellino, ritiene che il ddl del Ministro Gelmini possa contrastare ed essere dissonante con le vostre iniziative europarlamentari?
«Certamente sì, sia per l'istruzione secondaria che per quella terziaria. Mentre, soprattutto al sud, siamo ancora lontani dall'avere tassi di successo formativo pari al resto d'Europa (nel Mezzogiorno un giovane su quattro non va oltre la licenza media), il nostro paese è l'unico che nei fatti ha diminuito l'obbligo scolastico. Per quanto riguarda l'Università, ugualmente, il combinato disposto dei provvedimenti già operanti e della riforma in discussione alle camere non potrà che portare ad una contrazione quantitativa e qualitativa della nostra istruzione superiore. Meno studenti e tasse più alte».
Ci sono aspetti della riforma del Ministro Gelmini che Lei approva e condivide?
«L'intero impianto della riforma è da rigettare, estrapolare un singolo articolo non ha altro senso se non quello di fare da foglia di fico a quella che è in tutta evidenza una controriforma. L'emendamento contro la parentopoli all'Università, ad esempio, è certamente un passo in avanti se preso singolarmente ed infatti è stata una modifica intervenuta in aula. Ma l'impianto della riforma va in senso opposto alla lotta al baronato e d'altro canto il mondo accademico si è spesso mostrato abile nell'eludere norme come queste, che sono già presenti negli statuti e nei codici etici di molti atenei. Mi è capitato spesso e mi capita tuttora di parlare di legalità a studenti, molti dei quali 18 anni fa - all'epoca delle stragi del '92 di Capaci e via D'Amelio - non erano neanche nati e davanti a quella platea ho voluto ringraziare i docenti, i dirigenti scolastici e tutto il personale della scuola che in questi anni hanno parlato di mafia ai ragazzi, senza che fosse previsto nei programmi scolastici. Tutto ciò grazie ad insegnanti di buona volontà che hanno proseguito il cammino di educazione alla legalità, con grandi sforzi e nonostante il loro impegno non sia sempre sostenuto ed apprezzato.
Purtroppo questa è la stessa scuola, che oggi insieme all'Università, viene mortificata da una politica di governo che toglie ossigeno al mondo dell'istruzione. E lo fa nel peggiore dei modi: con tagli indiscriminati sui docenti, sui corsi universitari, abbassando il livello dei servizi e delle garanzie per gli studenti, oltre che per i precari e lavoratori della scuola e degli atenei. La riforma Gelmini sta minando alla base il sistema pubblico di formazione».
In questo momento politico in cui si aspetta la fiducia del Governo prevista per il 14 dicembre, il cammino del ddl del Ministro Gelmini sembra si sia preso una "pausa di riflessione" prima di giungere al Senato. Gli studenti continuano a lottare, a manifestare, ad occupare le facoltà. Quali le sue considerazioni in merito a questi giovani studenti così tenaci e caparbi?
«La mobilitazione degli studenti è certamente legittima, direi doverosa. Non solo contro il disegno di legge Gelmini, ma soprattutto contro una classe politica che sta condannando una intera generazione al precariato, ipotecando il futuro dei nostri giovani in forza di piccoli vantaggi nel contingente. Come pensiamo di poter mantenere la coesione sociale se i giovani d'oggi sanno che non potranno in alcun modo mantenere il tenore di vita né avere le opportunità dei propri padri? E questo, bisogna dirlo, non è colpa della crisi economica internazionale ma dei nostri governanti, inadeguati ad affrontare le sfide della modernità. Ne è una prova la Germania, che ha investito in istruzione, innovazione e ricerca e già da un anno cresce come ai tempi della riunificazione».
D.ssa Rita Borsellino ha dei suggerimenti o dei consigli da rivolgere loro?
«Di essere costruttivi. Di non limitarsi a demolire, ma di tentare di proporre un modello alternativo promuovendo spazi di partecipazione. Il più grande rischio che corrono gli studenti oggi è quello di essere visti dalla comunità come difensori dello status quo ante. Non devono permetterlo, devono appassionarsi di nuovo e quindi riappropriarsi della politica per poter cambiare realmente le cose».
Lei lavora a stretto contatto con diversi esponenti politici europei, come guardano dall'estero al futuro dei giovani italiani?
«Direi che la visione generale e comune ai più è quella di un futuro incerto e segnato purtroppo dalla crisi economica ma anche e soprattutto dalla situazione di incertezza politica che vive il nostro Paese e quindi questo rende i progetti per costruire futuro ancora più complicati».
Alcuni suoi colleghi di partito hanno sostenuto, e continuano a farlo, i giovani studenti italiani, salendo finanche sui tetti delle Università. Crede si possa fare ancora di più?
«Certo, non basta sostenerli bisogna renderli protagonisti del cambiamento. Molto dipenderà dai giovani stessi che non possono pensare che sia solo la classe politica attuale a rappresentarli, ma devono piuttosto attivarsi per diventare classe dirigente senza assumere i difetti dei predecessori. D'altro canto i miei colleghi devono creare un terreno fertile perché questa voglia di imporsi e di essere al centro della nostra vita politica possa esprimersi al meglio, senza ostacolare processi di cambiamento che sono in realtà inevitabili».
Oggimedia si è occupata all'inizio di novembre, della chiusura prima e della riapertura dopo, del locale Blow Up di Palermo, ove fanno riferimento importanti associazioni come l'Arcigay, Itaca e "Addiopizzo". Sappiamo che lei aveva appreso con grande tristezza la notizia del sequestro e certamente avrà gioito avendo saputo della sua riapertura; ma in realtà, a suo avviso, c'e' stato o meno un accanimento politico nei confronti di questo centro di aggregazione?
«La notizia del sequestro preventivo ordinato nei confronti del circolo mi ha colpito e probabilmente la misura è stata eccessiva rispetto alla situazione, sapere che è stato dissequestrato dal Tribunale del Riesame mi ha sollevata. Sono stata prima firmataria dell'appello lanciato per la riapertura del circolo. E' importante, in un momento come questo di grave emergenza sociale, che la città di Palermo possa godere di un luogo da sempre spazio di aggregazione giovanile, socializzazione e confronto culturale. Lo testimoniano le tante attestazioni di solidarietà, le manifestazioni e le firme, anche prestigiose, spese a sostegno della sua riapertura. Il circolo è stato tra i primi soggetti ad aderire alla campagna di Addiopizzo, uno spazio che da più di dieci anni si è distinto per la promozione della cultura e per le numerose battaglie civili intraprese. E' necessario quanto fondamentale sottolineare la necessità che a Palermo vengano salvaguardati quegli spazi e quei giovani che continuano a tenere in vita una città che è stata ridotta a pezzi e che vive da tempo una gravissima emergenza sociale, ambientale e culturale».
In conclusione della ns. intervista, Dott.ssa Borsellino, qual è o quali sono le sue prossime battaglie politiche?
«In questo momento io e il mio ufficio stiamo lavorando al dossier sulla sicurezza nell'Unione europea. Si tratta di un documento fondamentale per determinare i criteri ed i metodi di lotta anche contro le mafie. Su questo tema ho già avviato un lavoro in Europa attraverso due operazioni; l'inserimento all'interno del programma di Stoccolma, la nuova carta costituzionale dell'Ue, della norma che prevede il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati alle mafie e una norma per dare maggiori garanzie ai testimoni di giustizia. Come primo passo per l'elaborazione di questo rapporto sulla sicurezza ho incontrato i rappresentanti della Camera dei Lord inglese».
Ci congediamo dalla Dott.ssa Rita Borsellino e la ringraziamo per la sua gentilissima disponibilità.
Fonte Foto: Wikipedia
La Redazione
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Rita Borsellino: il suo parere sulla riforma Gelmini













