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Museo della civiltà contadina: un tuffo nelle tradizioni del passato

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La redazione di Oggimedia fa visita al museo delle civiltà contadina, sito a Paternò, in provincia di Catania. Un luogo quasi incantato, dove la magia di oggetti antichi, permette di fare un tuffo nel passato e rivivere le usanze e le tradizioni dei tempi andati, quando ancora la tecnologia era una parola sconosciuta anche per i vocabolari. Il museo sorge in quello che anticamente era un macello. Ad accompagnarci nella visita, il simpaticissimo e disponibile Avvocato Pippo Virgillito, il quale insieme ad altri, come il gentilissimo professore Coppola, è stato fautore della nascita di questa nicchia di arte e cultura. Ad accompagnarci nella visita, proprio loro, i quali ci portano poco dopo dalla preside dell'istituto comprensivo Guglielmo Marconi di Paternò. Istituto nel quale anni fa era nato il museo e che a tutt'oggi ne cura nei minimi dettagli il funzionamento. Di seguito, l'intervista alla dirigente scolastica Maria Nunzia Mazzarino.

Direttrice, come è nato il progetto?

«Dall'anno scorso, grazie anche alla collaborazione del corpo docenti, nasce "Lingue 2000 e tradizioni popolari". Il progetto consta in una sorta di agenzia turistica fatta da ragazzini, che abbiamo chiamato agenzia Marconini. I Marconini ( ovvero i ragazzi) sponsorizzano non solo il museo etno - antropologico, ma anche tutte le bellezze artistiche e storiche di Paternò. Ciò che ci preme è che i ragazzi diventino protagonisti attivi della storia, raccontandola agli altri come loro stessi hanno già sentito raccontarsi da testimoni privilegiati come l'avvocato Virgillito e il professore Coppola. L'agenzia turistica Marconini è sempre disponibile ad accogliere nuovi ragazzi. Attraverso internet ed intranet abbiamo sponsorizzato questo evento anche a livello nazionale, in modo tale da far sapere a tutte quelle scuole che volessero intraprendere delle visite d'istruzione, che qui esiste un museo di rilevante importanza e ricchezza culturale. il tutto è possibile tramite un modello di prenotazione via fax. Per noi tutto questo diventa anche un modo per indirizzare meglio i ragazzi, soprattutto quelli di terza media, nella scelta degli studi futuri, facendogli conoscere meglio l'ambito del turismo. Vogliamo che i nostri ragazzi vivano il lavoro con il sorriso, in modo da renderli uomini che producano qualcosa di significativo un giorno».

Direttrice, come avete scelto gli Stuart e le Hostess?

«Non c'è una scelta vera e propria, bensì una selezione fatta in funzione del loro interesse ad esserci. Sono state scelte le classi delle terze e delle seconde. Essendo un istituto comprensivo che dispone sia di scuole elementari che medie, gli alunni di terza media diventano i tutor di quelli di quinta elementare, riuscendo così ad instaurare dei rapporti umani ed educativi tra i ragazzi più grandi e quelli più piccoli. Anche questa per noi è una metodologia educativa».

A proposito della tematica di dispersione scolastica, come cercate di combattere il problema?

«E' un problema critico. Posso però dire che dal canto nostro, con queste attività, cerchiamo di destare nel ragazzo l'interesse all'apprendimento. D'altra parte qualsiasi adulto che si rispetti, ricorda gli insegnamenti che gli sono stati dati, quando questi sono stati appresi dall'esperienza sul campo. Per noi, questo è anche un modo per combattere la dispersione, che c'è, esiste e ci auguriamo che un giorno possa essere eliminata del tutto. L'importante è che il "sapere sia coniugato al fare". Apprendimento e relazione umana possono essere dei metodi per combatterla».

A farci compagnia, anche una delle ragazzine prescelte per l'attività di Hostess, la dolcissima Rachele, fiera del suo ruolo ed orgogliosa di mostrarci la divisa con la quale svolge il suo ruolo al museo. Anche a lei rivolgiamo qualche domanda.

Rachele, durante lo svolgimento di questo tuo impegno al museo, capita di saltare qualche lezione scolastica. Qual è la reazione dei tuoi compagni a queste tue assenze per così dire "giustificate"?

«Talvolta capita che scherzino sul fatto che io sia una privilegiata perché salto le lezioni, ma niente di più».

Quante volte a settimana esci per fare l'hostess?

«Dipende dalle prenotazioni che vengono fatte. In base a quelle sono i professori stessi a chiamarci per andare al museo».

La domanda che nasce spontanea, è quella rivolta agli organizzatori e alla preside.

Dopo che Rachele avrà terminato di frequentare la terza media, potrà continuare ad essere dei vostri?

A risponderci senza esitare, è l'avvocato Virgillito, il quale, con la tipica spontaneità del catanese Doc, esclama:

«Fino a quannu non si marita e so marito non s'aggilusia, sarà sempre con noi».

La redazione di Oggimedia ringrazia dell'ospitalità e delle disponibilità degli intervistati.

Roberta Tomaselli e Melania Costantino