Palermo - 03/12/2010. È stato un trionfo di applausi per Max Gazzè, che ieri sera ha fatto tappa al cineteatro Golden di Palermo con il suo tour teatrale "Quindi?". L'artista romano, oltre a presentare alcuni brani della sua nuova fatica discografica, dal titolo omonimo a quello del tour, ha riproposto molte delle sue canzoni più famose come: "Annina mia", "Il solito Sesso", "Una musica può fare", "Il timido ubriaco" e "la favola di Adamo ed Eva". Max Gazzè, nel pomeriggio di ieri, è stato ospite alla Mondadori, in via Ruggero Settimo, dove ha incontrato giornalisti e fan. "Oggimedia" lo ha intervistato, in una intervista fiume, per i suoi lettori:
Dopo il successo di "Basilicata coast to coast" adesso stai facendo "Italia coast to coast" come stai vivendo questa nuova esperienza teatrale?
«No, beh, chiaramente sono abituato a girare l'Italia per fare concerti, fa parte un po' della mia quotidianità. È molto bello fare i concerti in teatro perché ti permette di sfruttare quella che è la condizione del luogo, che stimola anche dinamiche musicali diverse, si arrangiano i brani in maniera diversa rispetto ad un concerto in un palazzetto dello sport, le dinamiche dei piani, dei forti. In questa tourné stiamo facendo la prima parte prettamente acustica e la seconda elettrica, poi naturalmente il teatro è vita e invita i musicisti a creare anche delle dinamiche più raffinate, più atmosfera no? Stando seduti non si può più di tanto gioire, del momento in cui uno può stare in piedi e muoversi un po', si è rilegati nella propria poltrona e appena ti alzi quello di dietro ti dice "Giù!". Assistere ad un concerto in teatro è anche un modo diverso di assistere ad un concerto».
Preferisci il teatro o il palazzetto dello sport?
«Beh, guarda, tra palazzetto dello sport e teatro non c'è paragone: preferisco il teatro. Comunque posso dire che sono due condizioni diverse. Mi piace il teatro perché in qualche modo è simile al club, dove si beve la birra. In qualche modo il clima informale che si può generare in un teatro è simile a quello, perché se vai a suonare in uno stadio dove ci sono un migliaio di persone quell'intimità la perdi, per cui possiamo dire che sono due condizioni diverse e non c'è neanche da paragonarle».
Abbiamo visto che "Mentre Dormi" è diventata quasi una canzone "nazionale" tra i giovani, se la dedicano tutti, un po' come "A te" di Jovanotti...
«Nessuna però l'ha mai dedicata a me (ride)».
Pensi che i giovani si stiano riavvicinando a questo genere di musica? Al momento vanno più di moda le discoteche...
«Quello che va di moda non lo so, ormai sono anziano e non seguo più le mode. Credo, però, che ci sia uno stato naturale dell'essere umano che ti porta ad apprezzare certe melodie e certi linguaggi al di là del movimento che un certo ritmo può indurre a fare no? Ci sono movimenti dell'animo e movimenti fisici. Alcuni aspetti della musica li ascolti con uno Shakra e altri aspetti con un altro».
Come nasce questo genere di canzoni, che ha un'aria particolarmente filosofeggiante, tipico ormai del tuo connubio con Gimmi Santucci?
«Sai, quanto ti ritrovi con delle persone a chiacchierare, davanti una tazza di tè, ad indagare sulle questioni, sulle tue passioni, sui tuoi studi, sulle tue ricerche, inevitabilmente vai a scoprire o a identificare dei modi di interpretare anche tutto ciò che si può definire la realtà no? La realtà è tutto ciò che tu immagini sia, perciò non c'è un parametro di realtà oggettiva. Per cui filosofeggiare è semplicemente un modo per identificare l'aspetto di questa realtà che può essere descritta attraverso un certo tipo di linguaggio, ma non per questo bisogna utilizzare un linguaggio difficile come esercizio di stile o come dimostrazione di cultura. È semplicemente un modo per associare le dinamiche dialettiche alle dinamiche concettuali. Il linguaggio non serve o non può essere usato per spiegare delle cose che vanno assaporate come archetipo, come immagine no? Il linguaggio serve affinché tu possa carpire il sapore di quella cosa: ti posso invitare a parole a sentire il profumo di quel fiore ma non posso spiegartelo a parole il profumo del fiore».
Il titolo del tuo disco/tour "Quindi", sta per "Quindi che volete sapere di più" o Quindi come continuazione di qualcosa?
«Entrambe le cose, in realtà vuol dire quello. È il punto di sospensione che c'è tra una necessità di continuare un discorso o un'urgenza di concluderlo».
Secondo te, la situazione che l'Italia sta vivendo in questo momento, governo a parte, è, citando una tua canzone, una di quelle storie che non c'è ragione per raccontarle?
«Al di là delle questioni politiche, c'è una movimentazione straordinaria da parte di tutti, poi penso sia giusto mantenere una coscienza attiva in questo momento in cui si tende a sopprimere tutti i livelli di coscienza, per cui ben venga un'attività intellettuale, culturale, che possa, in qualche modo, riequilibrare dei meccanismi».
C'è un brano del tuo repertorio a cui sei più legato?
«Chiaramente ogni brano riporta sistemi di memorie, che ricollegano agli episodi della vita: mi ricordo alcuni brani, come "Cara Valentina", che mi riporta alla nascita di mio figlio, perché durante le riprese di quel videoclip, ho scoperto che la mia ex compagna era incinta di mio figlio che ora ha 12 anni. Poi, naturalmente ci sono altri episodi: ogni brano che ho portato in giro, come anche "Vento d'estate", canzone scritta non Niccolò (Fabi)... Non c'è una canzone a cui sono più legato, però ogni canzone mi riporta,come d'altronde a tutti noi, ad un momento della vita, ti riaffiorano tutti gli odori ed i sapori che c'erano nel momento in cui l'ascoltavi».
L'aria di Sanremo è sempre più vicina, sarai presente tra gli artisti in gara? Riproporresti un trio come quello del 2008 con Marina Rei e Paola Turci?
«No, per quest'anno non vado a Sanremo in gara. C'era un progetto, di andarci come ospiti insieme ad altri artisti, però siamo un po' in alto mare adesso, anche se non è neanche escluso che ci andremo per fare questo progetto...»
Si vociferava un trio Fabi-Ruggeri-Gazzè...
«Esattamente, quello lì. Ma tutto questo è nato prima ancora che io sapessi che Niccolò ha fatto questo progetto con Mina, per un ospedale in Angola, con il concerto di beneficienza a Roma "Parole di Lulù", concerto ispirato a sua figlia, ma magari lo faremo fra qualche tempo. Al momento, però, non ho urgenza di andare a Sanremo, con tutto il rispetto che ho per Sanremo, per quello che mi ha dato, che sta dando anche agli altri e che darà agli altri. Mi auguro che Sanremo rimanga una manifestazione in cui si possa rappresentare il panorama più ampio della musica in Italia e che il buon Gianni Morandi possa scegliere nella sua direzione artistica un cast più rappresentativo e non solamente, come dire, una sagra del bel canto».
Dopo tutti questi anni di onorata carriera, c'è qualche altro desiderio nascosto che vorresti esaudire?
«Ho sempre cercato di pormi delle brevi scadenze, per portare avanti dei progetti seguendo dei piccoli obiettivi. Adesso voglio fare questa tournè, farla in questo modo, ma penso che se dovessi immaginare un punto d'arrivo o un obiettivo grande, lo farei nell'ambito di una serenità di base che è legata non solo al mio lavoro ma anche a quello che è la condizione familiare, la serenità dei miei figli, sai ormai sono anziano e faccio questi ragionamenti qua-ride-, quindi penso ai miei figli, ad una loro crescita serena, e alla fine diventa quello importante, e quello che farò io, se avrò successo o no, diventa assolutamente relativo. L'importante è che io abbia successo in quelli che sono i piccoli obiettivi da raggiungere, l'importante è quello, riuscire a portare a termine un progetto, concluderlo».
Grazie Max
«Grazie a te».
La redazione di "Oggimedia" ringrazia Max Gazzé per la cortesia e la gentilezza che sempre lo contraddistinguono.
Foto del redattore
Antonello Ciccarello
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“Quindi?” Max Gazzè torna a Palermo con il suo nuovo tour













