Presso l'Auditorium della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Catania si è svolto l'incontro organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio, in occasione della Giornata Universale "Città per la vita - Città Contro la Pena di Morte".
Oggimedia rivolge un'intensa intervista alla Responsabile Regione Sicilia della Comunità di Sant'Egidio, dott.ssa Alessia Pesaresi.
La Comunità di Sant'Egidio come s'impegna nella campagna per l'abolizione della pena di morte?
«Ancora oggi, nel mondo, tanti paesi applicano la pena di morte, uccidendo, in modo razionale e programmato, un altro uomo secondo la logica crudele di "vita per vita". Invitiamo tutti a riflettere sulla sospensione delle esecuzioni perché "la giustizia non può essere vendetta". Abbiamo raccolto più di 5 milioni di firme per sostenere l'appello per la "moratoria sull'uso della pena di morte"».
Quale significato si attribuisce alla "Giornata Mondiale delle Città Contro la Pena di Morte"?
«In questo giorno, in tantissime città di tutto il mondo, incontriamo i giovani ed i meno giovani per sensibilizzarli alla campagna contro la pena di morte, perché "non c'è giustizia senza la vita". Per questo motivo, abbiamo invitato in Sicilia l'ex condannato a morte Curtis Edward McCarthy, per raccontare la sua orribile vicenda».
Ringraziamo la dott.ssa Alessia Pesaresi e ci rivolgiamo al sig. Curtis Edward McCarthy.
Alla giovane età di 15 anni, era già tossicodipendente e commetteva piccoli crimini per reperire la droga. Si allontanò dalla sua famiglia e cominciò a condurre una vita sgretolata. Ogniqualvolta si trovava seduto sul sedile posteriore di una volante della polizia si riprometteva di cambiare vita, di ritornare a casa dai suoi genitori, di smettere di drogarsi. Non fu così. Continuò a vivere nei tristi e tortuosi meandri della droga. Nel 1982, aveva 22 anni quando conobbe una giovane donna di nome Pam; dopo pochi mesi venne trovata uccisa. Da quell'infausto giorno, la vita di Curtis si stravolse. Sebbene non fossero state trovate accuse contro di lui, a distanza di 3 anni dall'omicidio, la sua posizione venne messa in discussione perché una voce di corridoio, all'interno degli uffici della polizia, diceva che proprio lui conosceva il nome dell'assassino di Pam. Lo interrogarono per giorni e giorni, ma Curtis, non sapeva nulla. Preso di mira dagli inquirenti e non avendo possibilità alcuna di difendersi con valenti avvocati che comprovavano la sua innocenza, venne comunque condannato per omicidio di primo grado e la giuria, al secondo appello, lo condannò a morte, per un crimine che non aveva commesso. Fu incarcerato e rinchiuso nel "braccio della morte". Erano 80, tutti tossicodipendenti, alcolizzati, malati mentali; solo pochissimi erano davvero i peggiori dei peggiori. In quegli anni, abbracciò la loro amicizia e diventarono una famiglia e, nel frattempo, vennero uccisi tutti, davanti ai suoi occhi. Dopo 22 anni, nel 2007, i Federali perquisirono gli uffici della polizia dell'Oklahoma in cui erano custoditi segretamente anche i documenti in cui si attestava l'innocenza di Curtis. Si scoprì, infatti, che era stata tutta una brutale montatura ordita nei suoi confronti per dare, a tutti i costi, un assassino a Pam. Da quel momento, un semplicissimo esame del DNA lo scagionò per sempre: Curtis finalmente è libero!
Curtis, nel braccio della morte, hai stretto amicizia con tanti condannati. Quale ricordo, quali pensieri ed emozioni hai degli istanti in cui venivano portati via, lungo quel corridoio che non avrebbero mai più ripercorso indietro?
«Nel 2001, lo stato dell'Oklahoma uccise 11 dei miei migliori amici; uno di loro era il mio compagno di cella. Non dimenticherò mai il momento in cui lo aiutai a mettere in valigia i suoi oggetti personali da consegnare alla sua famiglia ed ancora, il silenzioso cammino insieme, lungo il corridoio che lo conduceva alla morte. Ci lasciammo al cancello oltre il quale venne incatenato e portato via a morire. Una parte di me morì con lui».
..e le lacrime rigano il suo volto..(e anche dello scrivente ndr)
Dopo la tua liberazione, decidi di non uscire da casa; trascorri 9 mesi in silenzio, avvolto dagli abbracci dei tuoi genitori! Dopo, rinasci ed esci fuori dalle mura di casa tua! Che coincidenza, sembra proprio il periodo di una gestazione! Nonostante la grandissima tragedia che hai vissuto, quali prospettive di vita ti riserva il futuro?
«Finalmente ho in possesso la mia vita e la vivo in maniera responsabile. Giro il mondo insieme alla mia compagna per raccontare ai giovani la mia storia, affinché possano imparare e capire..»
Per ben 22 anni, quale pensiero, quale sentimento, quale ricordo ti hanno permesso di continuare a respirare, a sopravvivere?
«Il mio pensiero era rivolto a mio padre e mia madre. Mi hanno sempre sostenuto, mi sono stati sempre vicino. Hanno organizzato campagne e manifestazioni a mio favore».
Hai fede in Dio?
«Nel braccio della morte pensavo giorno e notte a come potevo uscire da lì e pregavo..».
Grazie Curtis, grazie di tutto, grazie delle tante emozioni che hai saputo regalarci.
La redazione di "Oggimedia" ti augura la vita migliore possibile, te la meriti di cuore!
Foto del Redattore
La Redazione
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