"Questo però, non rischia di eliminare anche il fascino dell'oggetto in questione legato al tempo e con esso anche il suo valore storico?" - per nulla scomposto risponde:«Questo, è un concetto puramente commerciale, molti la usano come scusa perché hanno paura di essere svenati dai costi degli interventi di recupero; ci sono mobili che, in base alla destinazione, hanno bisogno di essere puliti, il mobile antico va pulito rispettando quelli che sono i segni che il tempo ha tracciato su di esso».
"Il mercato dell'antiquariato sta subendo un arresto, questo dipende dal fatto che l'architettura moderna ci porta ad allontanarci da ciò che è antico?". Franco:«Questo crollo è dovuto, sia ad un fatto legato puramente ai costi, che ad un cambio di tendenza, nonché di stile di vita. In una casa di 70 metri quadri, non c'è più posto per mobili come quelli che si usavano una volta, i giovani non amano molto ciò che è antico, amano, e devono vivere il loro tempo, si va incontro ad un mondo dove i computer controllano quasi tutto in casa, e tutti vanno di fretta!».
"Non c'è più tempo per godersi la casa ed i suoi spazzi?". Franco:«Non solo, non c'è più tempo, non c'è più voglia di farlo! In una casa sono solo tre le stanze che servono, la camera da letto, il bagno e la cucina, io amo l'antiquariato, ma amo vivere la contemporaneità!». "Con tutta l'esperienza che ha nel settore, secondo lei, quali sono ancora oggi gli interessati a ciò che è antico?".
Franco:«Gli acquirenti ormai sono pochi, e nella maggior parte dei casi sono persone facoltose che ancora oggi amano vantarsi del pezzo, piuttosto che godere della sua presenza». "C'e qualcosa di contemporaneo, che pur non avendo attraversato il tempo, può essere considerato artistico?" - con un piccolo accenno di sorriso risponde:«L'arte è qualunque cosa, tutto quello che esce dall'ordinario è arte, e poi, tutto ciò che è bello o che è prodotto da un grande artista!». Prima di congedarci da lui, gli rivolgiamo un ultima domanda: "Tanti viaggi nella sua vita, adesso dove andrà?" - ci guarda perplesso e poi alzandosi in piedi, prima di andar via, dice, anzi declama, in vernacolare:«Ora, maia rizzittari!» (ergo, mi devo tranquillizzare) detto ciò, ci saluta con un grande sorriso invitandoci a seguirlo nei suoi futuri eventi...noi ci saremo!
Foto del redattore
Carlo Fabio Giuffrida
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L'antiquariato.Quando l'arte attraversa il tempo













