I concetti sono scritti lì, secchi e sintetici, non c'è un discorso, nè spiegazioni, solo momenti colmi di significato trasformati in parole, quest'ultime accostate le une vicine alle altre con arte.
La vita è fatta a sua volta di accostamenti di periodi che si susseguono, uno dopo l'altro, ma quello più intenso e complesso sembra essere proprio quello dell'adolescenza. Il passaggio dall'infanzia alla maturità è in molti casi una grande fonte di creatività, specie se a fare da sfondo alla turbolenza ed alla irrequietezza delle emozioni sono proprio gli anni '90.
"Adolescenza Anni '90″ è il libro di Antonio Scafidi, 81 pagine, edite da Arduino Sacco Editore, in esse esplode irriverente la creatività di un adolescente che, durante gli anni che vanno dal 1995 al 2001, sceglie di descrivere la confusione emotiva tipicamente adolescenziale, ma profondamente personale, servendosi di una scrittura priva di metrica, moderna e singolare, che si presta perfettamente a rappresentare dei concetti contraddittori e profondi.
Ci si immedesima e ci si emoziona.
Pensi che oggi il concetto di adolescenza sia cambiato?
No, penso che il concetto di adolescenza come periodo di passaggio rituale e ed come zona liminale tra fanciullezza ed età adulta sia lo stesso, è il modo di vivere l'adolescenza che cambia, ma non sta a me dire quale sia lo stato degli adolescenti oggi.
In cosa differisce rispetto agli anni '90?
Sicuramente gli anni '90 sono stati un decennio molto particolare, una linea di confine frastagliata tra un novecento che collassava sotto le macerie di un muro che cadeva e ed un nuovo millennio che esplodeva insieme a due torri in fiamme. Era un periodo sospeso tra un secolo di sangue, guerre e grandi ideologie ed un nuovo millenio che sembrava promettere la fondazione di una società nuova: post-industriale, della comunicazione orizzontale, della deindustrializzazione. Il risultato non sembra buono ora nel 2010 anzi credo proprio che sia un disastro. Mentre durante gli anni '90 la parola d'ordine sembrava "nuovo" tutto ciò che non era nuovo non andava bene, il problema è che per nuovo s'intendeva soprattutto la rimozione di quegli arcaici lacci e lacciuoli ai quali i politici nostrani si riferivano quando parlavano di diritti dei lavoratori, garanzie sindacali, lavoro a tempo indeterminato, piena occupazione, redistribuzione delle ricchezze, pensione garantita...penso che la differenza tra la generazione degli anno '90 e quella odierna risieda nel fatto che a noi hanno cercato di vendere un sogno fasullo: lo scintillante e sfavillante 2000, quella di oggi è molto più che disillusa, cinica ed individualista, ma credo sia anche più cosciente ed accorta di vivere in un nuovo medioevo e prende decisioni spesso opposte, ma reagendo alla stessa situazione a allo stesso disagio.
C'è un'altra forma d'arte che ritieni personalmente vicina alla poesia come forma espressiva?
Credo proprio sia la musica.
Spesso il poeta sembra un po' lontano, quasi un osservatore poco partecipante, cosa ne pensi?
Credo che la poesia ed i poeti siano un pò come dei giornalisti delle impressioni, delle emozioni e dei sogni come degli incubi, delle comunità di cui fanno parte, ovviamente oggi la poesia acquista una dimensione globale sia pur sempre filtrata dalla sensibilità di chi la percepisce, il poeta. Credo che un poeta possa partecipare come anche no, è una sua scelta. Pensiamo a poeti come Allen Ginsberg, attivisti per i diritti civili e Pablo Neruda, senatore del governo cileno, di Salvador Allende, o ad altri come Charles Bukowksky o Jack Kerouak che invece vivevano una dimensione quotidiana molto privata e poco attiva politicamente. Io personalmente preferisco immergermi nella gente, fare delle scelte e portare avanti delle azioni.
Nel mutato panorama culturale moderno, pensi che l'esprimersi attraverso la poesia possa risultare ancora "terapeutico" per un adolescente?
Credo che lo sia, possedere e maneggiare le proprie emozioni può voler anche dire aver bisogno di esorcizzarle ed ucciderle scrivendole su di un foglio di carta.
Pensi che i sentimenti e le emozioni possano trasparire sinceramente attraverso la scrittura, e quindi attraverso la poesia?
Si, penso che soprattutto grazie alla poesia le emozioni possano essere estremamente sincere perchè la poesia è proprio l'arte di dire ciò che non si può dire e non in senso solo concettuale, ma anche in senso grammaticale, con la poesia si può dire ciò che la struttura grammaticale della tua lingua t'impedisce di dire. Ciò che la tua lingua ti vieta te lo riprendi mettendo insieme parole e particelle che possano significare più della loro semplice connessione sintattica, e quindi suggerire una emozione o una situazione sia pur in modo non sempre chiaro, comunque in modo sempre profondo.
Come mai hai scelto di dare poca o per nulla importanza all'aspetto musicale dei versi?
La musicalità dei versi c'è, manca la rima, ma credo che non sia molto importante, non me ne curo.
Ritieni che la poesia priva di metrica sia più diretta ed appropriata al periodo in questione?
Penso che la poesia contemporanea si distingua dalla poesia moderna e classica per la supremazia che conferisce a ciò che si vuol esprimere rispetto al come lo si vuole esprimere, l'accento poetico della contemporaneità esige l'importanza della cosa. La poesia a mio avviso va trovata, ci si deve imbattere, non si può essere sterile esercizio dell'utilizzo di raffinati versi e di parole rubate al glossario di grandi poeti tardo ottocenteschi.
Hai scritto: " ...è molto più complesso essere immaturi..". Pensi ancora che sia cosi? Cosa intendevi?
Si. Penso all'immaturità come ad una sorta di assenza di filtro tra pensiero e azione, come vivere in uno stadio preconcettuale fatto di sospensione di giudizio, è uno stato di beatitudine che ci è dato esperire solo fino ad un certo punto: nella cultura occidentale fino a 18 anni, per esempio, quando appunto si dovrebbe di colpo diventare maturi. E' chiaro che la maturità è una condizione artificiale differente a seconda della propria cultura e del proprio tempo, è utile alla società ed è facile in fin dei conti raggiungerla, basta arrendersi alle convenzioni sociali e accodarsi agli altri. Essere immaturi e riuscire a non fare del male agli altri ed a se stessi è molto più complicato e non credo che io ci riesca neanche tanto bene, ma ci provo, d'altronde dopo la maturità sappiamo tutti quale è lo stadio seguente...la marcescenza.
...e ancora:
" ...l'uomo debole odia! L'uomo forte odia! Se non odi qualcosa finirai per odiare te stesso ormai l'abbiamo uccisa l'epoca della fratellanza!"
All'epoca ti preparavi al nuovo millennio, sono trascorci dieci anni, pensi ancora che la fratellanza sia finita e che è necessario odiare?
No, è proprio il contrario, volevo esprimere proprio il fatto che nonostante tutti i proclami di pace, di universalità dei diritti e di fine della guerra fredda che ci propinavano allora, la società era più che mai percorsa da odio e da un estremo individualismo. Oggi ne siamo tutti un pò più consapevoli, ma negli anni '90 ci raccontavano che il futuro sarebbe stato radioso. Le persone come me erano cosiderati solo "uccelli del malaugurio"...purtroppo avevamo ragione.
Dopo il periodo travagliato dell'adolescenza, Antonio Scafidi adesso sta attraversando un periodo un pò più tranquillo o prosegue nella ricerca di se stesso?
La tranquillità non fa per me, continuo nella mia ricerca, spero di crepare continuando ancora a cercare qualcuno o qualcosa.
Che cosa ti spaventa di più nella vita oggi piuttosto che in passato?
Mi spaventa l'incapacità di indignarsi.
Attualmente stai lavorando a qualche nuovo progetto editoriale?
Ho finito di scrivere un diario di viaggio, una sorta di romanzo in prima persona. Vedremo.
Un caro ringraziamento ad Antonio Scafidi per la sua disponibilità dalla redazione di Oggimedia.it
Fonte foto:iyezine.com
Carmelangela Settanta
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"Adolescenza Anni '90" di Antonio Scafidi: Parliamone un pò.













