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Fibre di amianto: sentenze rifomiste

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In relazione agli attuali livelli di conoscenza scientifica sui danni alla salute provocati dalle inalazioni delle fibre di amianto, sono state predisposte alcune norme per tutelare le condizioni fisiche di coloro che lavorano a stretto contatto con le polveri di amianto. Nonostante ciò, a numerosi operai non vengono assegnati, loro malgrado, le legittime assistenze previdenziali previste dalle norme.

Sono due le cause vinte (le prime in tutta la Sicilia) dall'avvocato Salvatore Runza, di due "operatori di impianto" della Sasol Italy s.p.a. (ex Enichem), a cui vengono riconosciuti i meritati benefici previdenziali, creando così un precedente per migliaia di lavoratori nel settore.

Oggimedia incontra l'avvocato Runza per rivolgergli alcune domande in merito alla questione.

In quale periodo viene compromessa gravemente la salute di tanti operai che lavorano a stretto contatto con le fibre di amianto?

«Le nocive e letali polveri di amianto sono state inalate e lavorate dai primi anni settanta sino al 1992, anno in cui, in Italia, viene proibita, con la Legge n°257/1992, l'estrazione, l'importazione e l'uso dell'amianto».

Quale malattia insorge a coloro che vengono a contatto con le fibre di amianto?

«Sulla base di approfondite ricerche di medicina, le fibre di amianto, penetrando attraverso le vie respiratorie sino a raggiungere i polmoni, esercitano su di essi un'azione cancerogena. La malattia in questione è l'asbestosi che predispone l'insorgenza del carcinoma bronchiale».

La Legge n°257/'92 prevede anche dei benefici previdenziali per gli operai che lavorano l'amianto?

«La Legge n°257/92 prevede inoltre, il riconoscimento di benefici previdenziali ovvero una maggiorazione della pensione ed il pensionamento anticipato agli operai che abbiano lavorato a stretto contatto con l'amianto per un periodo di almeno dieci anni. Non tutti, però, hanno potuto usufruirne».

Perché solo pochi lavoratori si sono avvalsi di questi benefici?

«L'ufficio Contarp dell'INAIL, stabilisce se un lavoratore abbia diritto o meno ai benefici. Nel caso specifico, mentre per alcune tipologie di lavoratori il riconoscimento previdenziale fu attribuito, per altre, come gli "operatori di impianti", la Contarp stabiliva che non vi rientrassero perché non a stretto contatto con l'amianto. Alla luce di questa discriminante, i miei ricorsi hanno voluto dare giustizia a coloro che, nella realtà dei fatti, hanno comunque lavorato a contatto con le polveri di amianto».

Relativamente ai due ricorsi vinti, le sentenze emesse dal giudice, Elvira Maltese, cosa citano?

«Per il giudice Maltese del Foro di Siracusa, l'operatore d'impianto è esposto, allo stesso modo del personale addetto alla manutenzione, alle inalazioni delle polveri di amianto, sicché ha diritto ai benefici previdenziali».

Oggimedia nel congedare l'avvocato Salvatore Runza lo ringrazia per aver risposto con sollecitudine alla nostra intervista.

Foto:(in alto) del redattore

Foto:(in basso) www.todarinonline.it

 

Melania Costantino