Presso lo studio legale sito a Catania in via Suor Maria Mazzarello n°46, Oggimedia incontra l'avvocato Sebastiano Papandrea per rivolgergli un'intervista.
Quando inizia la sua partecipazione alla delicata problematica relativa alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)?«Intorno al 1998, iniziai a seguire legalmente la formazione del centro medico Hera di Catania, che si occupava, e tutt'oggi si occupa, di PMA rivolta a pazienti infertili e sterili. Hera, fu il primo centro in Italia che applicò la diagnosi genetica preimpianto tanto che, i primi bambini sani, concepiti da coppie portatori di beta talassemia, nacquero proprio in questo centro».
La Legge 40 sulla PMA era entrata in vigore?
«Proprio in quegli anni iniziammo a seguire, con molta attenzione, l'iter di formazione della Legge sulla PMA e quando entrò in vigore ci accorgemmo immediatamente che c'era qualcosa che non andava».
Quali problemi rivelò la Legge 40?
«La Legge 40 nasce dal presupposto ideologico di difendere la natura dell'embrione ed aiutare le coppie che hanno problemi di sterilità e di infertilità. All'interno dell'originaria Legge, però, erano presenti dei grossi vincoli: non si potevano creare più di tre embrioni che dovevano essere trasferiti nell'utero in un unico e contemporaneo impianto; non era concessa la crioconservazione degli embrioni salvo per motivi legati strettamente alla salute della donna; non era prevista la possibilità di diagnosi genetica preimpianto ed ancora, il divieto assoluto di tecniche di tipo eterologo quindi il divieto alla donazione di semi o di ovociti».
Quali furono i primi tentativi per dichiarare l'incostituzionalità della Legge 40?
«Il primo modo per entrare nella Legge è stato quello di muoverci sulla problematica della diagnosi genetica preimpianto attraverso la quale era possibile accorgersi delle possibili trasmissioni di malattie genetiche sugli embrioni e quindi effettuare un'accurata selezione degli stessi. La stessa legge, infatti, mentre da una parte vietava la diagnosi genetica preimpianto, dall'altra, ammetteva la possibilità di interrompere volontariamente la gravidanza quando ne ricorressero i presupposti, pertanto saltava subito agli occhi di tutti che si trattasse di una grossa incongruenza. Venne depositato il primo ricorso al Tribunale di Catania, facendo leva su questa problematica ma il giudice lo respinse».
La stagione referendaria sull'abrogazione delle norme della legge 40 si aprì proprio in quel periodo, ci ricorda cosa accadde?
«Dopo che venne respinto il nostro primo ricorso si aprì la stagione referendaria alla quale partecipai attivamente in prima persona ma, purtroppo, terminò col mancato raggiungimento del quorum, così la Legge 40 rimase invariata».
Come proseguì questa faticosa battaglia legale?
«Mentre diverse sfortunate coppie raggiungevano i paesi più lontani per effettuare la Procreazione Medicalmente Assistita, impugnammo le linee guida della Legge 40 presentando altri tre ricorsi: uno di questi raggiunse il Tar del Lazio, che insieme ad altri due del Tribunale di Firenze, pervennero alla Corte Costituzionale (C.C.) che emise la sentenza n°151 del 2009. Venne abrogata quella parte della norma che riguardava il limite dei tre embrioni con conseguente individuazione, di volta in volta, del limite numerico di embrioni da impiantare, ritenuto idoneo ad assicurare un serio tentativo di PMA e riducendo così al minimo il rischio per la salute della donna e del feto. Si poterono, inoltre, valutare le possibilità di successo in relazione sia alle caratteristiche degli embrioni, sia alle condizioni delle donne che si sottoponevano alla procedura di PMA, sia all'età delle stesse, il cui progressivo avanzare dell'età riduceva gradualmente le probabilità di una gravidanza. Viene, altresì, censurata quella parte della norma che vietava la diagnosi genetica di preimpianto per evitare che la donna, costretta ad accettare l'impianto di embrioni portatori di gravi patologie, doveva dapprima iniziare una gravidanza per poi, volontariamente o meno, interromperla, con grave nocumeno per la salute fisica e psichica. Lascia il divieto di crioconservazione che può subire delle eccezioni laddove è richiesto.
In conclusione, con la sentenza della C.C., si ottiene un grande risultato perché viene meno una parte della Legge che fino a quel momento aveva creato grandissimi problemi alle coppie».
Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, quali vincoli rimangono?
«Rimangono le problematiche legate alla donazione dei gameti che coinvolgono la maggior parte dei soggetti ed i limiti sulla ricerca scientifica».
In questi giorni, Il Tribunale di Catania ha accolto il vostro ricorso inviandolo alla Corte Costituzionale. Quale norma chiedete che venga censurata?
«Il nostro ennesimo ricorso fa presente che sussiste una disparità di trattamento tra le coppie infertili che possono accedere tranquillamente alla PMA e quelle sterili che non possono accorrere alla richiesta di ovuli o semi; tale situazione è in discordanza con gli articoli 3 e 11 della Costituzione Italiana, relativi rispettivamente al diritto di non discriminazione ed all'obbligo di recepire il diritto comunitario. Inoltre, ci si avvale di una sentenza della Corte Europea sui Diritti Dell'Uomo (CEDU) emessa nell'aprile del 2010 in cui condanna l'Austria per il divieto di fecondazione eterologa contenuto in una legge analoga a quella italiana».
Se la sentenza della Corte Costituzionale abrogherà anche questa norma, cosa rimarrà della Legge 40?
«Se l'esito sarà favorevole la Legge 40 verrebbe totalmente scardinata; rimarrebbe il divieto alla ricerca sugli embrioni destinata a fini scientifici e le sue parti "buone" ovvero quelle che dispongono le regole per disciplinare le abilitazioni che un centro deve avere, il suo personale specializzato accompagnato dal supporto psicologico».
Quanti mesi dovremmo attendere per conoscere l'esito della sentenza della Corte Costituzionale?
«Credo che nella primavera del 2011 potremmo conoscere la decisione della Consulta».
Oggimedia ringrazia l'avvocato Sebastiano Papandrea per la generosa disponibilità a noi concessa fiduciosi di rincontrarlo per commentare l'esito della Consulta.
Fonte Foto del redattore
Melania Costantino
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Libertà alla procreazione medicalmente assistita













