Tra le candide nuvole che scivolano veloci sul cielo ottobrino trapelano tenui raggi di sole appena sorto; la campagna, colorata dai festosi grappoli di uve porpora e oro, lentamente si riempie di freschi ed intensi profumi di terra vulcanica bagnata dalle consumate piogge.
Da lontano, echeggiano le voci affannate degli uomini di campagna che, con le loro sinuose movenze, ora confuse tra le foglie delle viti, ora celate dall'ingombro delle ceste sulle spalle, recidono i grappoli di uve oramai mature. Una mano accompagna con grazia i grappoli separati dalla madre pianta e con cura vengono riposti nelle gerle che, da lì a poco, verranno trasportate e svuotate nelle vasche dei palmenti.É iniziata la raccolta dell'uva, è iniziata la vendemmia: incantevole danza campestre che, come un solenne rito, si ripete, col suo intramontabile fascino, anno dopo anno.
Inoltrandoci lentamente tra i filari della vigna, scorgiamo un contadino con la sua gerla piena d'uva; con discrezione ci presentiamo e porgendogli la mano gli chiediamo se possiamo fermarci qualche minuto per scambiare quattro chiacchiere.
Con un fazzoletto si asciuga la fronte e con uno stanco e sorpreso sorriso ci risponde:
«Certamente! Ne sarei ben lieto! Sono sveglio dalle cinque di stamattina e una pausa non mi dispiacerebbe».
Mette giù la cesta piena d'uva e si rannicchia sulle ginocchia, quasi a volersi accomodare su uno sgabello e prosegue:
«La pioggia stamattina ci ha graziati; è una bella domenica di sole e possiamo fortunatamente vendemmiare. Da trentasette anni lavoro la campagna, è la mia vita, il mio respiro, è la mia passione; ma, chiedo scusa, ancora non mi sono presentato, mi chiamo Salvatore Raciti».
Anche noi ci chiniamo sulle ginocchia per partecipare meglio alla conversazione e gli chiediamo se ogni mattina si sveglia di buon ora per lavorare la terra oppure se la levataccia di oggi è perché è un giorno particolare, il giorno della vendemmia. Con assuefatto spirito di adattamento il signor Salvatore risponde: «è normale svegliarsi ogni mattina così presto il lavoro in campagna è duro e meticoloso; si devono sfruttare tutte le ore di luce che il giorno ci regala».
Ci siamo accorti che è affiancato da un collaboratore, come sceglie i suoi aiutanti?
«In genere lavoro da solo o con mia moglie (i tempi sono duri e tante volte lavoriamo insieme), ma quando il lavoro è intenso, come in questi giorni, mi faccio aiutare da Domenico, è "bravu carusu"».
Sulla base di quali parametri ha ritenuto opportuno che, proprio oggi, l'uva è pronta per essere vendemmiata?
Il Signor Salvatore alza la testa e guardando il cielo ci risponde: «è fondamentale che il tempo sia clemente - e aggiunge - non ascolto le previsioni del tempo in televisione e non conosco Internet, mi regolo ad occhio e sulla base delle mie esperienze. Un altro elemento importante è la maturazione dell'uva; per questo utilizzo il mostimetro, un piccolo apparecchio che misura il grado zuccherino delle uve».
In questo giorno di festa si riassumono gli sforzi e le fatiche di un intero anno. Che emozioni si provano?
Con un po' di malinconia il Signor Salvatore rivela: «le fatiche sono tante perché durante l'anno la campagna ha bisogno di essere zappata, concimata e le piante si devono potare e controllare quasi ogni giorno. Le uve, nell'arco di un anno, crescono lentamente e poi, in un'unica giornata, si raccolgono. Si prova un po' di malinconia ma quando assaggio il mio vino, sono contento del lavoro di un intero anno e mi sento soddisfatto».
In questi ultimi anni anche il mondo agricolo è schiacciato dalla crisi. Crede che le istituzioni pubbliche e organizzative possano aiutare questo settore?
Con rassegnazione ci confessa: «si potrebbe fare tanto ma purtroppo si fa molto poco, soprattutto al sud Italia. L'Unione Europea è stata tanto vicina alle problematiche agricole ma il 75% delle risorse sono state destinate alle produzioni del nord Italia, mentre l'agricoltura del meridione non ha goduto di grandi vantaggi. L'economia agraria dev'essere meno teorica e più pratica quindi più vicina alla realtà perché oggi, gli agricoltori, devono competere con i prodotti nazionali ed internazionali, sfidando giorno per giorno la concorrenza. Se fossimo tutti uniti, associandoci in cooperative oppure in associazioni, saremmo più forti e la qualità dei nostri prodotti sicuramente potrebbe farsi valere di più».
Crede che il lavoro in campagna possa essere una risorsa per i giovani?
«"Travaghiari a terra...non ci piaci a nuddu";(lavorare la terra non piace a nessuno) i sacrifici sono tantissimi e i guadagni sono molto bassi, si sopravvive a stento, quindi i giovani vanno via dalla Sicilia e preferiscono fare altro».
Prova delle ansie per la riuscita del suo vino?
Con fierezza dice: «sono sempre tranquillo e sicuro della qualità del vino che produco. Venite con me!
Ci alziamo, ci stiriamo le gambe e raggiungiamo il palmento. Prende una bottiglia di vino, una dell'anno scorso, riempie i bicchieri e insieme brindiamo a questa meravigliosa giornata.
Con viva emozione, e contenti di aver condiviso questa bellissima esperienza, togliamo il disturbo e ringraziamo Salvatore Raciti, facendogli l'augurio che il futuro delle nostre campagne sia prospero migliore!
Meditate gente... meditate!
Alla vostra salute!
Melania Costantino
Fonte foto Melania Costantino
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