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La storia di Sara, che cessò d'esistere

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Abbiamo creduto opportuno rendere questa storia pubblica in seguito alla tragica vicenda accaduta a Palermo, relativa al suicidio del giovane ricercatore universitario che, prima di gettarsi da un terrazzo, distrutto dall' impossibilita' di un futuro migliore, ha lasciato scritto su un quaderno: «la liberta' di pensare e' anche liberta' di morire».

Tanti hanno visto persone care scendere a compromessi con la propria dignità e con la proria voglia di vivere per riuscire a realizzare i propri sogni. Sogni, che in questa societa', non sono piu fatti di polvere di stelle ma di notti insonni trascorse pensando a come mandare a scuola i propri figli, come arrivare alla fine del mese o come termirare gli studi. 
Ci sono degli "eroi" che ogni giorno mandano avanti un paese e che lavorano per aumentare gli zeri sui conti in banca di chi le banche le scala ormai con una telefonata in Lamborghini, a questi ultimi che sono rivolte le nostre parole: a coloro i quali, qualcosa potrebbero fare per evitare che la società diventi dipendente dalla tv, dall' estetica, dal porno e dall'onnipotente e vile Dio denaro. Gli stessi che ancora riescono a guardarsi allo specchio che sembra solo riflettere il loro ego smisurato che camuffa solo corruzione, "tornacontismo" ed una pessima considerazione della vita umana ed è a questi, che oggi, vogliamo raccontare questa storia.

Questa è la storia di Sara, una ragazza di sani principi e migliori valori, cresciuta in una famiglia bene di una ricchissima Italia, che si annovera ormai come potenza europea.
Conoscemmo Sara - non è il suo vero nome - in uno degli tanti locali della "Catania da mangiare", come la definiva lei.

SARA: Ciao io sono Sara - si presentò - e tu sarai carne da macello o per gli squali se a te non ci penso io.
IO: Io sono carne da cosa? - risposi ironicamente
S: Si hai capito bene tesoro, proprio carne da macello, ma oggi sei fortunata perchè da adesso ci sarò io a proteggerti, sarò come "il tuo angelo custode"
IO: Perche scusa? Per fare la cameriera ho bisogno di un angelo custode?
S: Vedi cara, la persona per cui lavorerai è un grassone che non farà altro che borbottare, sgraffignarsi la tua mancia - a volte anche la tua paga - e con lo sguardo riuscirà persino a toglierti i vestiti da dosso.
Sorrisi e cambiai argomento.

IO: Cosa fai nella vita, oltre a fare l'angelo custode?
S: Ho appena finito la specialistica e sono in attesa di realizzare il mio sogno.
IO: E quale sarebbe?
S: Vedi cara mia, tu non lo sai ancora ma io saro la maestra dei tuoi bimbi, perchè anche i tuoi bambini saranno la società di domani
Mi scappò una risata - all'epoca avevo 23 anni e i bambini non erano certo il mio primo pensiero - ma a guardarla, non molto piu alta di me, capelli chiari e due occhi smeraldo incorniciati da un viso piccolo e niveo, mi parve proprio "pizzuta" come una maestrina, se pur sicura di se.
S: Lo sai come funziona qui? Ti hanno spiegato vero?
IO: Cosa?
S: Allora, la paga è 30 euro a sera, ti pagano il sabato, ma non saranno mai puntuali, accumuleranno arretrati e ritardi, questo fai in modo che non succeda mai, e questa è la parte bella, quella brutta, invece, è che sarai sfruttata come un oggetto senza vita, nessuna garanzia. Non fidarti mai dello squalo - il nostro datore di lavoro - ci proverà ogni giorno con te e con tutte le altre, sperando di riuscire a portarsene una a letto, sarà putrido, meschino, ignobile, sessista e subdolo.
Rimasi sbigottita, non avevo parole, e non è facile zittirmi, sembrava quasi dovessi lavorare in un campo di concentramento.
S: Detto questo, dai su muoviti, andiamo a lavorare e mi raccomando in guardia e tieni sempre gli occhi bene aperti.

Lavorammo in quel posto 2 mesi, ma durante questo periodo le aspirazioni di Sara, era evidente, incominciarono a scemare sempre di piu. Poco dopo cominciammo a fare le "volantinatrici", ma io interruppi subito per problemi di studio. L' ultima volta che vidi Sara fu in camera sua, ridevamo e scherzavamo guardando vecchi film e ricordando i nostri sogni di bimbe.
IO: Cosa avresti voluto fare da bambina Sara?
S: Mio padre era nelle forze dell' ordine, di conseguenza faceva spesso turni di notte, cosi io mi infilavo sotto le lenzuola del mio lettino e facevo finta di essere una speaker radiofonica, mi divertiva pensare che la mia voce uscisse dalle radio di tutti quelli che come il mio papà, vegliavano i sogni altrui, volevo quasi interpretare i sogni di una città che dormiva. Non mi sarei certo immaginata di finire laureata con il massimo dei voti, specializzata a fare nient'altro che la cameriera, la babysitter o la volantinatrice: lavori che certo mi danno da campare, ma non fanno parte del miei sogni, e la mia vita sta diventando piuttosto un incubo.
Leggevo nei suoi occhi la rassegnazione e la delusione.
IO: Le cose cambieranno, ma tu devi crederci Sara - le intimai secca e con tono sicuro

Quella sera tornai a casa pensando al suo sguardo, era vuoto non sembrava più lei.
Non sentii Sara per settimane dopo quella notte, non rispondeva al telefono, agli sms; ero molto preoccupata. Fino a quando un giorno arrivò un suo sms che diceva: "Incontriamoci se puoi". Ci vedemmo in un bar del centro e la trovai seduta a fissare una sigaretta che pareve fumarsi da sola, la sala era vuota.
S: Ciao Sara, finalmente ti rivedo, ma come stai? E' successo qualcosa? Quanto tempo?
Non rispose, continuava a fissare il vuoto, cosi con tono più deciso ribbattei al suo silenzio.
IO: Ehi Sara? Ci sei?
All' improvviso le vidi prendere quanto più fiato potesse contenere il suo piccolo petto e con una voce sottile e flebile "miagolò" qualcosa:
S: La Sara che tu hai conosciuto non esiste piu, è solo un lontano ricordo.
Continuavo a non capire e per paura di interropere il suo discorso, mandato avanti a stento da silenzi e parole spesso biascicate, restavo pietrificata;
S: Da qualche settimana mi spoglio in cam! Faccio la "cam girl" adesso!
IO: Sapevo di cosa si stesse parlando. Si sente parlare spesso di questo genere di lavoro tra le ragazze ma ugulamente non riuscivo a trasformare le sue parole in realtà.
D'istinto avvicinai la mia mano al suo volto e con un gesto lento, quasi per paura di rompere quella piccola bambolina dai capelli dorati, le alzai il viso e, finalmente, riuscii ad incrociare il suo sguardo. I suoi occhi lucenti erano circondati da un velo d'impotenza, di rancore, di rabbia.
IO: Sara guardami, va tutto bene.

Un'istante dopo, una lacrima le attraversò dolcemente le gote, che immediatamente furono coperte da quelle piccole manine come in un gesto di vergogna e scoppiò in lacrime. Volevo piangere anch 'io, ma in un afosa serata estiva quel discorso riuscì a gelarmi il sangue nelle vene, non seppi fare altro che stringerla forte al petto, c'eravamo solo noi al mondo.
S: Ti prego non devi giudicarmi male, non devi...non devi ti prego, ho dovuto, sono stata costretta!

A giudicarla non ero io, non avrei mai potuto farlo, era stata lei stessa. Un studentessa che ambiva ad impartire i valori della vita a quei bimbi che un giorno, come mi ripeteva sempre con tono fiero, sarebbero diventati la società di domani.

Quella notte feci fatica a chiudere occhio. Continuavo a fissare il soffitto, immaginandomi la sua voce trasmessa da una piccola radiolina rossa, cercando di non incappare nel pensiero che la realtà facesse schifo e che Sara non parlava dietro un microfono ma stava dietro un pc e non era la sua voce ad intrattenere il popolo della notte ma il suo corpo.

Sono trascorsi due anni e sono ancora in contato con Sara che continua ancora a fare la web cam girl. Non è ancora riuscita ad avere la sua classe di bimbi. Sara mi confida che dopo un pò impari a non provare vergogna, che impari a non pensare e che alla fine è solo un lavoro, ma lo fa con la rassegnazione di chi non crede piu nei sogni ma vive in una dura realtà telecomandata, come una macchinina a batterie, un automa.

Oggi chi fa questo genere di lavoro è come chi baratta le propre ambizioni per riuscire ad andare avanti. Sono mamme, minorenni, ragazzi/e unversitari, c'è chi lo fa per piacere, chi per bisogno, ma tutti con lo stesso fine, soldi, soldi, "stramaledetti" dannati soldi. Ragazze che per vivere scelgono di adeguarsi ad una società che mira all'esasperazione dell'estetica della persona e sempre meno ai valori della famiglia, dell'uguaglianza e del rispetto.

A coloro che usufruiscono di questi, "sporchi", servizi vorrei domandare: "Ma quando muore davvero una persona? Quando non respira piu o quando smette di pensare, di sognare? Ma poi cos'è la morte ai giorni nostri? Vivere senza esistere. E quanti ancora devono farla finita con la vita? A loro, citando De Gregori, vorrei chiedere: "Chi ha ucciso quel giovane angelo, che girava senza la spada?"
Questa storia è dedicata a tutti i Norman, Sara, Antonio, Giulia e Federica...... che chi in un modo o nell' altro hanno ormai smesso di vivere, sognare, sperare.... esistere.

Lara Sulfaro