Per la rubrica "le interviste impossibili" la redazione di Oggimedia ha avuto l'onore di intervistare Nino, il protagonista de "La leva calcistica del '68", splendida canzone di Francesco De Gregori. Nino, che abbiamo incontrato nei pressi di un vecchio campetto di periferia, si è svelato ai nostri microfoni, raccontandoci qualcosa di sé e del suo passato.
Ciao Nino. De Gregori nella canzone non ci svela chi tu sia veramente. Molti han provato ugualmente a darti un nome e un cognome. Potresti risolvere questo misterioso arcano?
«Alcuni mi han chiamato Agostino Di Bartolomei, altri Bruno Conti. Ma io in realtà non sono nessuno dei due. Ho iniziato a dare i miei primi calci al pallone nel 1968. Di più non posso e, peraltro, nenache so dirvi».
A proposito di quegli anni. De Gregori ne "La leva calcistica del '68" lascia trasparire un senso di melanconia. Il cantautore romano ha forse voluto creare un parallelismo tra, la disillusione derivata dal fallimento di quella rivoluzione giovanile, e gli ormai smarriti valori di quel lontano modo di vivere il calcio?
«Forse questo dovreste chiederlo a qualche filosofo. Io sono solo un calciatore - confessa intimidito ridendo - ».
Allora parliamo di calcio. Nella canzone vien detto: "un calciatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia". Tu sei d'accordo?
«Niente di più vero. Non a caso quelle sono tutte caratteristiche appartenute al mio idolo».
Possiamo chiederti il nome del tuo idolo?
«Nel 1968 brillava più che mai la stella di George Best, il mito dei miti».
Best, pallone d'oro e leggenda del Manchester United. Se non sbaglio giocava col numero 7 sulle spalle. La tua stessa maglia, giusto?
«Sì, e infatti non è a caso».
Nino, vogliamo chiederti un'ultima cosa. Ma perché da calciatore avevi paura a tirare i calci di rigore?
«Su questo vorrei fare una precisazione. Io ringrazio Francesco (De Gregori ndr) per avermi reso immortale con la sua canzone. Ma tengo a precisare che non ho mai avuto questo problema. Forse Francesco non è riuscito a trovare un'altra parola che rimasse con "calciatore"».
Finita l'intervista non abbiamo avuto neanche il tempo di ringraziare Nino. L'ex calciatore è subito scappato via. Stranamente di lui non riusciamo più a ricordare viso e aspetto. Ma mentre lo vediamo correre accade qualcosa di inspiegabile. I vestiti che prima indossava, si trasformano in un completo da calcio. La maglietta rossa ha il numero 7 stampato in bianco sulle spalle. I capelli diventano lunghi e folti. Nino si gira per darci l'ultimo saluto. Riusciamo a vederlo di nuovo in viso, bello come il "quinto dei Beatle". E prima di scomparire del tutto ci urla buona fortuna in inglese.
Ciao Geordie.
Foto del redattore
Antonio Michele Paladino
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Intervista al protagonista de "La leva calcistica del '68"













