Sospese a 2000 metri sulla catena andina, poche case contadine appena imbiancate dalla prima neve autunnale. Tra gli spinosi cactus e gli aridi cespugli di rovi, alcune solitarie pecore, alla ricerca di erbette tenere da brucare.
Era una fredda mattina e nel silenzio che sembrava smorzasse gli incerti raggi di sole apparsi timidamente sul villaggio, scricchiolavano, sul terreno ciottoloso, gli agili passi di una giovane contadina, Evita Ortega: alta, magra, capelli neri corvino raccolti sulla nuca, una sbiadita veste lunga sino alle caviglie, tra le mani due secchi d'acqua; entra in casa.
Mentre riponeva sul pavimento i due secchi, il rumore di una corsa affannata attira la sua attenzione: la porta viene sfondata da un uomo che rapidamente la richiude alle sue spalle.Evita, terrorizzata, indietreggia e con un filo di voce dice:
Cosa fai a casa mia, non possiedo nulla, vai via ...
Anche l'uomo sembra molto spaventato, il suo sguardo è perso nel vuoto; ha i vestiti sporchi e laceri. Dopo alcuni respiri profondi, le chiede:
«non mi stai riconoscendo? Guardami.. guardami bene ...»
Evita, ancora impaurita, in un istante di lucidità, sgrana gli occhi.. forse, ha capito.. :
Sei tu? Sei per caso...
.. l'uomo continua..
«... si, sono proprio io, sono Ernesto Guevara, El Che»!
Evita lentamente e con un fare rispettoso gli porge una sedia e gli chiede:
Perché sei entrato in casa mia?
El Che, si sente in dovere di darle delle spiegazioni e raccogliendo fiato risponde:
«scusami per l'improvvisa irruzione! Con i miei compagni speravamo di raggiungere il Rio Grande per non essere catturati dai militari...ma non ce l'abbiamo fatta! l'esercito imperialista boliviano ed internazionale, formato da circa 2000 soldati, ci ha raggiunti»
Adesso sei solo? Dove sono gli altri?
El Che, abbassa lo sguardo sugli stretti pugni saldati al tavolo e risponde:
«Eravamo 17! ci siamo divisi in piccoli gruppi per creare un diversivo.. non so che fine abbiano fatto i miei compagni ... Sono rimasto solo e, da solo, non valgo nulla! Tutti insieme eravamo una potenza perché lottavamo vigorosamente per il diritto alla libertà, guidati dal sentimento d'amore per il prossimo che subisce ingiustizie».
Perchè sei arrivato nel mio paese?
«La spiegazione è proprio davanti ai tuoi occhi, non ti rendi conto in che stato pietoso vivi? Questa situazione non è tanto diversa da quella in cui si trovano i cani abbandonati per strada! Siete privati di ogni diritto e soccombete al potere dei ricchi proprietari terrieri, dei dittatori. I vostri bambini sono analfabeti perché non esiste un sistema scolastico adeguato ai tempi, dobbiamo credere e lottare per un futuro di vero e concreto riscatto umano».
Di quali colori si tinge il tuo animo rivoluzionario?
El Che, alla domanda, risponde con fierezza:
«Io sono argentino, cubano, peruviano, cileno, venezuelano, boliviano.. : io sono un cittadino del mondo! Prima di concludere gli studi di medicina, decisi di partire in moto con il mio amico Alberto Granado per tastare la realtà nei paesi del sud America e mi accorsi che il comune denominatore era la povertà e la disuguaglianza sociale ed economica. Era necessario organizzare una rivoluzione armata per eliminare questo stato di soggezione economica e politica dei loro dittatori».
Evita, incuriosita dalla sua storia, continua a fargli domande ...
Non capisco l'intervento attraverso la rivoluzione armata, non era possibile un'azione pacifica, senza mietere vittime?
El Che, dopo un breve attacco di asma, risponde:
«La prima rivoluzione è iniziata dentro di me, nel mio animo. Sentivo le ingiustizie commesse contro chiunque. Nasce successivamente il gruppo di compagni che ha dato origine, a Cuba, al 'Movimento del 26 luglio', per lottare contro il regime dittatoriale di Fulgencio Batista. Dopo mesi di sanguinose battaglie, riuscimmo a sconfiggerlo. Il resto, è storia. Il sangue del popolo è il nostro tesoro più sacro ed è necessario versarlo per impedire che in futuro ne venga sparso ancora di più ».
Evita, rimasta perplessa alle parole del Che, gli chiede:
Rischi la tua vita per la libertà degli altri, quanto vale vivere?
«Vale più di ogni altra cosa al mondo se la tua vita la vivi con fierezza e serietà per le tue giuste idee e le tue convinzioni!»
Evita si mise all'opera per preparare una calda minestra da offrire al Che. Emozionata dalla sua durezza e nel contempo, dalla sua tenerezza, immaginava che quel pasto potesse essere, forse, l'ultimo..aveva gli occhi lucidi e gli domandò:
Non sai chi sono..non conosci neanche il mio nome! Ti sto preparando una minestra, cos'altro posso fare per te?
«E' vero, non conosco il tuo nome, non siamo neanche parenti ma, se sei capace di indignarti come me, ogniqualvolta ti trovi di fronte ad una ingiustizia, allora, saremo legati per sempre!»
Hai cinque figli che ti amano e ti aspettano ... se in questo momento fossero qui, davanti a te, cosa gli diresti?
«Non piangete della mia morte, continuate a credere fedelmente e seriamente nelle vostre convinzioni ed ascoltate, nel vostro profondo animo, le ingiustizie commesse contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo, solo così continuerò a vivere in voi .. hasta la victoria siempre»!
Un gelido silenzio dominava la casa di Evita come se tutti e due fossero coscienti che da un momento all'altro la porta venisse aperta dai soldati boliviani ..
..dopo pochi istanti, fu così!
Era il 7 ottobre del 1967: El Che venne catturato e fu la sua fine.
(L'incontro dei personaggi Evita Ortega ed Ernesto Guevara avvenne realmente ma in altre circostanze. Evita, infatti, ebbe modo di offrirgli una minestra calda nella prigione in cui El Che venne rinchiuso e torturato per due giorni interi, senza poter scambiare neanche un saluto con il giovane rivoluzionario. Il redattore ha immaginato "un'intervista impossibile", tra i due, regalando ad Evita la possibilità di poter condividere alcuni momenti con El Che prima della sua condanna a morte).
Foto dal bolg di G. Casarrubea
Fonte notizie: Che Guevara, il pensiero, la storia, la leggenda di G. Scarcella-www.frasidicheguevara.it
Melania Costantino
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Una goccia, col tempo, forma la roccia













