Quanto lo conosciamo? Quanto lo usiamo?
I grammatici definiscono il congiuntivo come “quel modo del verbo che esprime un’azione non ritenuta reale e certa, ma solo possibile” e in un’epoca come quella attuale, fin troppo segnata da dubbi e incertezze, si preferisce perciò abolire quanto più possibile i “se”, i “credo”, i ”forse”, ricorrendo all’uso, molto più tranquillizzante, dell’indicativo, il modo della realtà e della certezza. Parliamone allora con il diretto interessato, che siamo riusciti a rintracciare eccezionalmente per l’occasione, di solito, infatti, non rilascia facilmente interviste.
Salve sign. Congiuntivo, che piacere incontrarla! Diciamo che ultimamente latita di frequente… Come sta? Ha l’aria un po’ trascurata e afflitta… non si sente bene?
«Diciamo che ho avuto tempi migliori… quando ero amato e ricercato nel linguaggio scritto come in quello parlato»
In effetti è sotto gli occhi, e soprattutto le orecchie, di tutti che il suo uso è in discesa e sempre più persone le preferiscono il suo collega Indicativo…
«Ahimè! Quello che lei sostiene è vero, si figuri che anche su facebook è stato creato un gruppo, “Il congiuntivo non è una malattia degli occhi”… davvero imbarazzante…»
(Sorrido, ma per non infierire e rischiare di sembrare scortese, proseguo con le domande)
Ci spieghi perché avviene ciò?
«Vede, le lingue nascono nella coscienza comune di milioni di parlanti che ad un certo punto sentono l’esigenza di esprimersi in un certo modo piuttosto che in un altro perché lo ritengono più adatto nel descrivere ciò che hanno in testa e ciò avviene principalmente in maniera inconsapevole. In alcuni casi poi, non si sente più il bisogno di segnare la differenza tra l'oggettività (so che è così) e la soggettività (credo che sia così)».
Alcuni grammatici parlano addirittura di una presunta “morte del congiuntivo” nell’italiano di oggi…
(Il nostro interlocutore a questa affermazione si scompone un po’, ma si trattiene da qualsiasi gesto scaramantico. Non c’è dubbio: è proprio un gran signore!)
«A questo proposito può sentire l’opinione del grande linguista Luca Serianni che mi ritiene ancora ben saldo, quantomeno nell’italiano scritto. Certo, forse la situazione è un po’ diversa per quanto riguarda la lingua parlata ma a questo proposito lo stesso Serianni*dice che “un reale regresso in favore dell’indicativo è in atto soltanto (e non in tutte le regioni) per la seconda persona (credo che hai invece di credo che tu abbia). Il congiuntivo presente è indifferenziato per le prime tre persone (che io abbia, che tu abbia, che egli abbia) e un abbia senza soggetto sarebbe spontaneamente assegnato alla terza persona”. Come vede quindi c’è una spiegazione…»
Si difende bene vedo e questo mi fa molto piacere! Certo, fin quando al suo posto viene usato l’indicativo, in alcuni casi ci può anche stare, nel senso che l’uso corretto della lingua lo prevede… ma spesso, accanto al se per esempio, fa capolino il suo collega condizionale e l’Italiano viene tristemente deturpato…
«Non me lo ricordi, per favore! Ė un duro colpo al cuore ogni volta che sento “Se io farei… Se lei vorrebbe…” E non ha idea di quanto quel pasticcione del condizionale sia amato dai giovani studenti italiani, per non parlare poi di alcuni politici… Non lo sopporto, non sta mai al suo posto!»
Ha ragione, ha ragione… in questo caso si incorre in errori davvero imperdonabili. Ma per tutto il resto non se la prenda, ci affidiamo alla raccomandazione di Altieri Biagi: «se, [...] dopo aver studiato il congiuntivo, e sapendolo usare, voi deciderete di “farne a meno”, di sostituirlo con altri modi, questa sarà una scelta vostra. Ciò che importa, in lingua, non è scegliere il modo più elegante, più raffinato, ma poter scegliere, adeguando le scelte alle situazioni comunicative»
Venera Tripoli
*Serianni L., Grammatica italiana. Italiano comune e lingua letteraria, UTET, Torino, 1989.
Fonte foto: il messaggero.it
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Intervista all'emerito sig. "Congiuntivo"













