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L’officina del riciclo s’illumina a suon di marmitte

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Dopo il “Salone del mobile di Milano”, il “Salone del riciclo a Catania”

Vi sarebbe piaciuto visitare il “Salone del mobile di Milano” ma le latitudini distavano troppo per consentirvelo? Nessun problema. Anche noi, popoli del sud, possiamo vantare la presenza di complementi d’arredo di tutto rispetto, ed è possibile ammirarli anche senza pagare alcun biglietto.

Eh già, perché come molti di voi sapranno, il noto imprenditore Lapo Elkann, giovane rampollo di casa Agnelli, ovvero “nostro signore dei congiuntivi”, dopo avere abbandonato repentinamente la produzione di occhiali prima e magliette dopo, ha finalmente deciso di dare sfogo ad un'altra delle sue bizzarre idee, dedicandosi all'arredamento e al design sfruttando parti mobili di auto (e che auto …) da riciclare, per la costruzione di elementi d’arredo, come il tavolino “Boing boing” o la lampada "Roll roll”, dando vita alla collezione “Officina”. A voi larga immaginazione sul prezzo. Noi però, vogliamo raccontarvi di un comune mortale che la stessa pensata l’ha avuta molti anni prima dell'estroso rampollo del lingotto.

Basta, infatti, recarsi in quel di Gravina di Catania, presso l’officina da gommista del signor G.M., per fare la piacevole conoscenza del “Lapo de’ no' artri”. Lui, rispetto al più famoso e blasonato Elkann, detiene un’importante similitudine, ovvero la passione per il riciclo, e qualche sostanziale differenza che ci sembra superfluo citare poiché non serve una fervida immaginazione per capirlo. La sua passione non nasce dall’esigenza di occupare il tempo libero alla ricerca di soldi e/o pubblicità. Il suo è un dono. Il dono dell’ingegno, che miscelata all’arte del riciclo, gli permette di trasformare materiali da destinare altrimenti alle discariche, in quanto mai geniali e complementari elementi d’arredo. Tali creazioni si trovano all’interno della sua officina, luogo dove giornalmente e umilmente spende fatica e sudore per arrivare a fine mese come ogni brav’uomo che si rispetti.

Ritrovandosi, per forza di cose, in mezzo a viti, bulloni, marmitte, e quant’altro il suo mestiere gli impone di avere a che fare, il signor Giuseppe sa che quei pezzi, che per chiunque altro risulterebbero inutili resti da buttare, per lui possono diventare gioielli da far brillare e fare ammirare a chiunque passi di lì, magari con la scusa di una ruota fuori uso da far sostituire. Entrata nell’officina, mi accoglie con mano tesa ed estremo garbo nella sua “alcova lavorativa”, già preavvisato e consapevole del fatto che il giornale per cui scrivo vuole dedicare uno spazio al suo estro creativo e per questo è giustamente compiaciuto, se pur con la dovuta umiltà.

Mi avvicino a lui, e, tra le macchine poste sui ponti e collaboratori intenti a portare a termine i mestieri d'officina, si scorge una piccola stanzetta vetrata, che, nella sua semplicità d’arredo, nasconde oggetti dall’indubbia unicità. Davanti ad un piccolo divanetto blu, ecco far capolino un tavolo basso dalla linea minimalista, costituito da un top di vetro ed una base composta da 3 semplici cerchioni in lega, probabilmente dismessi da qualche auto e chiaramente non più utilizzabili sulle 4 ruote, riciclati e posti ad arte l’uno su l’altro, disposti in forma piramidale, a formare un'elegantissimo tavolo da salotto, divenuto così, di preziosa ed elegante fattura.

Accanto a questi, si trova proprio nell'angolo, un’originalissima lampada da terra, costruita assemblando una serie di vecchie marmitte inanimate e a loro tempo pronte all’esilio. In alto, poi, a corredo dell'ingegnioso oggetto si trovano due lampadine, naturalmente a basso consumo, incastonate dentro due molle di ammortizzatori che fungono da copri lampada. Accessoriata da un potenziometro, per decidere il quantitativo di luce da adoperare per l'abbisogna, l’oggetto in questione gode finanche del “sapore di Sicilia”, poiché al suo interno, per equilibrare il peso della lampada che altrimenti cadrebbe in avanti, è stata inserita la famosa terra nera dell’Etna, figlia dell’eruzione del 2002.

Creazioni che lasciano di stucco, oltre che per l’originalità, per la perfezione e la cura con le quali sono state realizzate. Presentarvi questo ingegnoso e semplice personaggio, per noi non rappresenta di certo un gratuito fair play, bensì un piccolo e modesto tentativo di far venire alla ribalta il talento di un uomo che sa comunicare; che sa evadere ed elevarsi dalla semplice banalità di una lampada acquistata dal rivenditore di turno, e che per far fronte ai rincari, all’aumento costante di benzina, acqua, luce e tra poco forse anche dell’aria da respirare, si è inventato un metodo ecosostenibile per risparmiare con originalità.

E se proprio il salone di Milano è già occupato dal “rampollo dei congiuntivi”, l’officina di G.M. è sempre aperta. Farci un salto per ammirare i suo capolavori, non vi farà di certo rimpiangere il non avere la cittadinanza milanese. Poi, se nel frattempo voleste revisionarvi la macchina, a lui non dispiacerà di certo …

Roberta Tomaselli